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sabato 20 aprile 2013

Ritrovarsi

Ritrovarsi davanti alla porta di casa, a centosessantotto giorni da quando hai tolto la chiave dalla toppa. Ritrovarsi cambiato, con qualche punto bianco in più fra barba e capelli e un fanciullino interiore ormai irrimediabilmente maggiorenne che esige sigarette e chiavi dell'auto di casa. Ritrovarsi alla ricerca di equilbri nuovi, nei risvolti più nascosti della panza ma anche in quelli più illuminati del soggiorno - e no, la mia Poang non la cedo a nessuno. Ritrovarsi con uno spagnolo insospettabilmente decente e un italiano forzatamente pulito, perché di fronte ai bambini tocca moderare il linguaggio. Ritrovarsi a Milano, e trovarla sempre bruttarella, nonostante tutto. Ritrovarsi in cucina un sacco di parole nuove,oltre a tutto quello che serve per fare un guacamole ancora migliore, compreso l'apposito schiacciavocado. Ritrovarsi insolitamente ottimisti, nonostante i titoli dei quotidiani. O forse proprio perché di fronte al terremoto non si può fare altro che rimboccarsi le maniche e ricostruire. Ritrovarsi con qualche conto in sospeso da gestire, ma anche con qualche idea su come riuscirci, perché il tempo per riflettere non è mancato. Ritrovarsi un sacco di visioni arretrate da recuperare, vedere, leggere, studiare, commentare, sempre senza prendersi troppo sul serio. Ritrovarsi con qualche Storia da approfondire e con qualche storia da raccontare. Ritrovarsi un paio di amicizie nuove rosolate nel fuoco lentissimo di Guadalajara, e sentire la piacevole responsabilità di coltivarle. Ritrovarsi in famiglia, a tu per tu con una nuova identità. Ritrovarsi finalmente padre, e trovarsi un po' super-eroico: non dico Capitan America, ma almeno Capitan America Latina sì.

giovedì 4 aprile 2013

Ritorno alle origini

Cinque mesi nello stato meno interessante del Messico.
Il che, per avere una bambina, è una bella contraddizione.
Ma è solo una delle tante vissute in questi centocinquanta giorni di corse frenetiche, tensioni pazzesche, emozioni fortissime, coincidenze surreali, esistenze incrociate intorno a questa strana bellissima famiglia che abbiamo cominciato a metter su. E ammazza che gran viaggione.
L'inizio di tutto, ovviamente, non finisce qui. Da stasera, los tres Voglinos estan al Distreto Federal. Perché prima di saltare sull'aereo per l'Italia restano da riempire ancora più o meno una quindicina di giorni di scartoffie assortite. Arrivederci a Mexico City, quindi. E adelante - ovviamente, con juicio.

giovedì 28 marzo 2013

Foto di famiglia

Burocrazia messicana.
Una roba in stile modulo A38 di Goscinny e Uderzo. Una roba che, in confronto, anche l'Italia - l'Italia! - sembra la Svizzera.
Pensavo fosse tutto parte del grande e assai discutibile stereotipo sui messicani fancazzisti, e invece no. È tutto vero.
E se a Guadalajara le adozioni filano abbastanza lisce, basta uscire di tanto così dalla Perla dell'occidente per restare incastrati nel sacro terrore dei funzionari pubblici, nessuno escluso, per i traffici di bambini o presunti tali.
Riassumo qui i passaggi fondamentali del discorso a beneficio dei non iniziati:
Uno: si presenta la domanda di adozione al Palacio Federal
Due: Le autorità federali esaminano l'incartamento e lo passano al tribunale dello stato di pertinenza, che controlla il tutto e gira il malloppo al tribunale municipale competente
Tre: il giudice del Tribunale competente convoca in udienza il minore interessato, e chiede il suo parere sulla nuova famiglia, l'eventuale trasferimento in Italia, papà e mammà in generale ecc. (in tutto ciò, i genitori o aspiranti tali sono CCNCUC)
Quattro: il giudice emette sentenza
Cinque: il pubblico ministero e il Consiglio statale della famiglia convalidano la sentenza entro un tempo utile di dieci giorni, ovviamente lavorativi. A quel punto il giudice notifica la sentenza.
Sei: si producono i documenti utili per il ritorno della pratica al tribunale federale, quello di Città del Messico (atto di nascita pre-adozione, atto di nascita post-adozione, articolo 17 e documento d'identità del minore, che però va firmato dal capo supremo del Consiglio Statale della Famiglia, creatura mitica del folclore locale, soprattutto in tempi di spoil-system post-elezioni).
Sette: si gira la sentenza al Tribunale supremo per la convalida finale
Otto: si vola a Città del Messico per richiedere articolo 23 (don't ask) passaporto della creatura, visto d'ingresso per l'Italia e nulla osta all'ingresso del CAI, comitato adozioni internazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Nove: si torna a casa. dove, in virtù della Legge Bossi-Fini, si viene accolti con la stessa ospitalità riservata a una coppia di scafisti - solo per dirne una: obbligo di denuncia del minore straniero in questura entro 48 h dall'arrivo, per non parlare della altre scartoffie.
Giunti che fummo al punto sei, ci hanno fatto la foto ricordo. I sorrisi un po' tirati sono frutto di una giornata di ordinaria follia passata a pregare in nahuatl i funzionari del Registro Oficial e quelli del Dif di farci avere i documenti subito, perché altrimenti avremmo dovuto trattenerci a Guadalajara e dintorni un altro mese, il sesto e mezzo. Però, davvero, siamo felici: un po' perché siamo quasi alla fine. Quasi. E un po' perché adesso, causa elezioni e altri incidenti, Per le coppie che vogliono adottare in Messico la faccenda si farà un bel po' più articolata. Una cosa, se non altro, l'abbiamo capita: senza un Danny Trejo nei dintorni, mettersi a discutere con i messicani sbagliati è sempre un problema.

venerdì 8 marzo 2013

Fine livello

L'adozione internazionale vista dal Messico è un po' come certi videogame a 64 bit di inizio Anni 80: trama lineare e cast proletario. Una litania di piccoli ostacoli da scalzare o schivare puntando tutto sulla pratica e sui riflessi, interrotta solo dai boss di fine livello, che a ogni passaggio si fanno più ingombranti, più fastidiosi, più insistenti. L'avvocato, paziente, mi spiega che non c'è da sorprendersi se la nostra permanenza nel Jalisco stia durando tanto a lungo. Ogni tramite de adopcion deve passare goccia a goccia dalle autorità federali, a quelle statali, a quelle municipali, per poi sfidare le leggi della fisica e risalire la corrente, dal tribunale del singolo Paesino che conclude l'adozione a quello del "Deèfe" di Città del Messico.
Per portare a casa il risultato, tecnicamente ci vogliono minimo un paio di mesi, massimo tre. La fam. Voglino, però, è qui da quattro, e qui rimarrà ancora varie settimane. Perché il conto di cui sopra tiene conto solo dei giorni lavorativi, cui tocca aggiungere i fine settimana e le eventuali festività, che nell'arco di otto, dieci settimane possono allungare il brodo. E perché è una formula da laboratorio nata al riparo dall'attrito, dall'estro del funzionario di turno, dal fatto che l'adozione avvenga dentro o fuori Guadalajara, dalla capacità di moral suasion dello studio legale, dall'interessamento di eventuali divinità precolombiane di passaggio, dai postumi di una posada particolarmente allegra, dal famo a capisse, dall'elasticità del calendario haab. A queste latitudini, la parola "domani" ha un significato tutto suo. Se domani capita di lunedì, diventa martedì, mercoledì. Se è giovedì, son dolori, perché stando a ridosso del week-end può rifilarti tre, quattro giorni di anticamera in più. E questo non è un rischio: è una costante. Ottenuta la sentenza, tecnicamente noi dovremmo essere in dirittura d'arrivo. Ma tocca aspettare che il Pubblico ministero e il Consejo Estatal de la Familia firmino il loro assenso per presa visione. Poi dovremo produrre atti di nascita pre e post-adozione di nostra figlia, l'articolo 23 di conformità alla convenzione dell'Aja, le copie certificate della sentenza. Poi i documenti andranno apostillati. Poi, finalmente, potremo tornare a Città del Messico per passaporto e visto. Poi, forse, casa.
"Falta molto?", ci chiede nostra figlia in perfetto itagnolo. "Yo me quiero andare a Italia".
Falta un tot, quanto non si sa. E citando un caro amico, direi che ormai anch'io mi sento valido per l'espatrio. E un tantino scisso.


mercoledì 23 gennaio 2013

Tu chiamalo se vuoi El Bebeto

"Beato te che te ne vai al Messico", scherzavano amici e conoscenti. Ah, il sole, la cerveza, i tacos, la tequila, e le piramidi Maya, e le sfumature verdonzole-barra-turchesi del Mar dei Caraibi.
Bene, giunto al giorno settantacinque di permanenza nel ridente stato di Jalisco, puoi asserirlo con cognizione di causa: da qui, il Mar dei Caraibi non si vede neanche col binocolo. Ma nemmeno la luce in fondo al tunnel. La costituenda fam. Voglino ha passato brillantemente i primi due gradi di giudizio, quello federale e quello tapatio. Ma giunta all'ultimo miglio, la macchina della giustizia si è trasformata in un tritacarne. Riassunto degli ultimi eventi a uso e consumo di chi stesse pensando che in fondo l'adozione internazionale è una specie di vacanza pagata.

- Metti che nel tuo Paese di adozione, nel senso della Nazione che hai scelto, l'Adozione sia una questione controversa, cogli sporchi gringos che i cinni se li comprano su Internette e i cattivi delle leggende urbane che li vendono a tranci su eBay. Metti che ti capiti un giudice di fresca nomina. Metti che il suddetto, all'idea di sottoscrivere una sentenza di adozione internazionale, paventi possibili strumentalizzazioni politiche. Metti che diventi maledettamente scrupoloso. E cominci a spulciare le tue trenta e rotti cartelline di documentazione alla ricerca di un refuso, un vizio di forma, un qualsiasi appiglio per Ponziopilarti un po'. Metti che lo trovi. Che cosa può fare? Tanto per cominciare, può sollecitare un supplemento di indagine, e prendere tempo.

- A quel punto, ricordi sommessamente all'avvocato assunto in loco di non essere un membro dello stesso club di Madonna, Brangelina o altri genitori adottiVip, e di avere un impiego abbastanza normale da cui hai preso un periodo di aspettativa non retribuita che temi di aver già abbondantemente sforato. Dalle tue parti, ricordi all'avv. mex.. questa si chiama giusta causa, e potrebbe costarti il posto. L'avv. sorride, paterno, e fa spallucce. Cazzi tuoi. I "massimo tre mesi" prospettati a suo tempo erano una tempistica indicativa. Se hai problemi di lavoro puoi sempre smollare qui moglie e figlia, cavalcare verso il tramonto e tornare a prenderle con comodo in un altro momento. Perché l'adozione non è scienza, ma fantasia, e gli imprevisti sono più che nel Monopoli.

- Postilla: mentre tu spendi e spandi in affitti messichi, alimenti messichi, telefonate a cellulari messichi, fotocopie messiche, taxi messichi, etc., il tuo conto in banca, al contrario di quelli di Madonna o Brangelina, si svuota più in fretta di un comizio di Nichi Vendola nel Varesotto. Questo, unitamente alle notizie sulle pagine economiche dei principali quotidiani italiani on line, non favorisce il buonumore. A bordo piscina, sotto il sole caliente dell'equatore, risulti il quarantenne con la smorfia più amara. Per fortuna, i Ray-Ban scuri occultano le lacrime. Però, non puoi fare a meno di notare che cominci a somigliare sinistramente ad Augusto Pinochet subito dopo la presa del Palacio De La Moneda.

- Nel frattempo, in Itaglia, le famiglie d'origine ci mettono del loro, e allertano la NATO, la Farnesina, il mago Demus, "Chi l'ha visto?" e la Madonna di Cerignola. Il tutto, in totale spregio di un basilare principio di realtà: quello secondo cui in un Paese straniero la legge italiana non. Gode. Di. Alcuna. giurisdizione. Quindi, cari cugini, zii, suoceri, amici vicini e lontani, è inutile che ci diciate che lo zio del nonno della sorella del prozio di secondo grado del parrucchiere sotto casa è un esperto di diritto internazionale, e non vede l'ora di chiamare l'ambasciata per fargli vedere chi siamo. Chiamasse una hot line porna, piuttosto. Godrebbe senz'altro di maggiori soddisfazioni e non rischierebbe di procurarci altri casini.

- a questo punto, uno normale finirebbe per somatizzare. E infatti, somatizzi. Una mattina ti svegli con la parte destra della faccia gonfia come un pallone. Il giorno dopo e per i tre giorni seguenti, emicrania a stecca. Poi, per non farti mancare proprio nulla, riesci a beccarti un discreto raffreddore. Ti rivolgi alla farmacia più vicina. Quando riesci a trovare il banco dei medicinali, visto che qui le farmacie sono grosse come ipermercati e vendono anche refrescos, giocattoli, biancheria intima, sigarette e un sacco di altre cose, scopri che le confezioni non prevedono il bugiardino, ma solo la lista degli ingredienti. Non disponendo di una laurea in medicina, opti per una pomata contro le emorroidi tanto per non tornare a mani vuote e ti ripresenti alla tua suite. Tua moglie, poraccia, sta messa quasi come te, con in più quei dubbi tipicamente femminili sul senso più intimo e profondo della maternità nella misura in cui a prescindere dal discorso cioè cazzo compagni. Mentre ti lavi i denti con la Preparazione H, senti che in fondo il Jack Torrance di "Shining" potrebbe essere un ottimo role model.

- Scopri con orrore che tu e il frutto dei lombi altrui che però, dai, giudici permettendo adesso in fondo è quasi tuo, non condividete lo stesso concetto di "guapo": tu pensi a Johnny Depp, Di Caprio, etc., lei all'artista precedentemente noto come El Bebeto (foto), praticamente la versione india bistrata e copyright-infringed di Jake Gyllenhall ne "La montagna dei rottinculo". Torni a indossare i Ray-Ban, e provi freneticamente la faccia alla Pinochet davanti allo specchio: per perfezionarla hai tempo ancora un paio d'anni, fino all'adolescenza.

(Continua...)



sabato 22 dicembre 2012

Feliz Navidad

E anche quest'anno, el panetòn riusciamo a mangiarlo.
Tre grosse fette.

giovedì 15 novembre 2012

Compleanno complicato!

Oggi son quarantasette. A questo giro, niente feste, niente bagordi, niente giro di drink con gli amici di sempre, niente regali, che il regalo più bello e complicato di sempre ce
L'ho già in casa da un paio di settimane. Solo il silenzio, il tiepido sole novembrino del Jalisco e i rumori ovattati del mondo oltre le mura di cinta elettrificate delle Suites Lila. E sì, mi sento un po' in colpa per tutto questo. Ma alla fin della fiera, me lo sono sudato un compleanno così. Quindi, felicidades, e alla prossima.

sabato 10 novembre 2012

E a proposito del Dia de los muertos...

...Non è che me n'ero dimenticato. È che ero troppo occupato con le scartoffie. In ogni caso, meglio
Muertos che mai:

giovedì 1 novembre 2012

Di nuovo in Messico

All'aereoporto di Linate, un intervistatore della Doxa ci intrattiene per una ventina di minuti con una ripassata veloce di letture bibliche.
All'aereoporto di Francoforte, subito prima di salire sull'intercontinentale per Mexico City, mi casca l'occhio sulla targhetta attaccata al bavero dell'hostess Lufthansa che ci controlla le carte d'imbarco. C'è scritto "G. Hell".
salgo sul 747 targato Tedeschia con il culo stretto come dopo una scorpacciata di limoni, convinto di essere finito in un mio personale reboot di Final Destination. Alla faccia dei presagi, la morte deve avere di meglio da fare, e ci lascia lì per le successive tredici ore a goderci le propaggini dell'uragano Sandy, tre-quattro brutti film visti nel modo peggiore, cioè sgranati su uno schermo da nove pollici, l'ordinatissimo e abbastanza orrido rancio Lufthansa e un gatto che da un trasportino tre file avanti alla mia miagola disperato per buona parte del viaggio.
Come da copione, non chiudo occhio.
Io e la Ele sbarchiamo in suolo messicano distrutti dalla stanchezza, alle quattro del mattino ora italiana. Persa una buona mezz'ora a identificare i nostri anonimi trolley in una ammucchiata di altri trolley altrettanto anonimi, saltiamo su un taxi de sitio scelto accuratamente fra i più cari di Città del Messico per andarcene in alberto a dormire per qualche ora. Stamattina, giro veloce di Plaza de la Constitucion, una puntata in Calle Moneda a fotografare qualche scheletro agghindato a festa, un'occhiata sguincia alla spianata del Templo Mayor e via, al volo, di nuovo all'aereoporto per schizzare a Gadalajara.
Dove arriviamo nel primo pomeriggio trovando una città molto americana nell'accezione migliore del termine: una spruzzata di gigantismo, una dose generosa di kitsch, molta vivacità. E una temperatura irreale intorno ai ventisette gradi. Che, insieme al pensiero di mia figlia, mi seduce definitivamente, convincendomi ad aggiungere una tacca al mio elenco di angoli del Messico che per un motivo o l'altro mi sono rimasti nel cuore.
Stasera, birra Modelo e tacos fantastici di lingua, di cotiche, di carne arrosto alla taqueria Providencia. Domani, finalmente, trasferimento in auto a un centinaio di chilometri da qui. E il primo incontro con la creatura. Ce ne sarà da raccontare.

martedì 30 ottobre 2012

Valigie

No, non è un poltergeist. Non è il passaggio di un fenomeno atmosferico estremo. Non è la stanza da letto di un teenager in piena fase ormonale e nemmeno un'installazione di Thomas Hirschorn. Non è la tana della nostra cucciolata di macachi rhesus, perché non alleviamo macachi rhesus. Non è il teatro di un attentato dinamitardo. Non è una bancarella "tutto a un euro" al mercato di V.le Papiniano. Non è un attacco di horror vacui.


È la Ele che prepara le valigie.

sabato 27 ottobre 2012

Perdersi

Perdersi la terza stagione di The Walking Dead.
E la seconda di Ufo.
Con la ragionevole speranza di recuperarli, prima o poi.
Perdersi Lucca e il lancio della strip prodotta per Saldapress insieme al Giorgini, Zetacomezombie. Gran peccato, perché si ubriacheranno alla faccia mia.
Perdersi le primarie del Piddì, ma anche quelle del Pidielle. A pensarci, non esattamente una gran perdita.
Perdersi l'unica serata mondana cui non hai mai rinunciato, la festa del tuo compleanno.
Perché il quattordici undici quest'anno si celebra in famiglia.
Io, la Ele e nostra figlia.
Perdersi in uno dei pochi angoli di Messico dove non hai ancora ficcato il naso. Una piccola città con una storia più grande di lei. Una storia che sa di rivoluzione.
Perdersi buona parte dell'autunno, perché da quelle parti il sole non tramonta mai, nemmeno a dicembre. E se tutto va come pensiamo, a quell'epoca saremo ancora lì.
Perdersi fra le valigie, i saluti, gli imprevisti, le scadenze di un viaggio che comincia fra pochi giorni per non finire mai.
Perdersi la pasta integrale per strafogarsi di birria e frijoles refritos. Perdersi le castagne per assaggiare le calaberitas. Perdersi Sant'Ambroeus per el dia de los muertos. Perdersi Fastweb per andare più lenti. In tutti i sensi.
Perdersi dietro alle domande che non hai voglia di farti e a quelle per cui dovrai trovare per forza una risposta. Perdersi le radici per volar via, come un soffione portato dal vento e dalla strizza, e andare a crescere altrove. Perdersi un pezzetto di libertà per conquistarne molte altre.
Perdersi qualche brandello di intimità, per innamorarsi di quello che si è costruito. Perdersi fra i ricordi accumulati nei novecentosettanta e passa giorni trascorsi fin qui, guardando a quelli ancora da vivere. Perdersi per ritrovarsi, prima o poi. E nel caso non si fosse capito: martedì si comincia. Si parte. Si va. Hasta pronto, cabroncitos.

martedì 9 ottobre 2012

Sola d'attesa

La brutta notizia è che non ci sono notizie.
Noi siamo pronti, con la nostra casetta bella linda e accogliente, le valigie fatte, la testa a seimila chilometri da qui e lo sguardo fisso sul telefono.
E lui, il bastardo, non suona.
Ieri la Mariluz ha compiuto 10 anni e noi non c'eravamo. Solo questo conta. Questo, e l'incazzatura omerica nei confronti dell'Ente. Che dopo averci fatto correre come pazzi perché "si parte verso metà settembre, massimo fine settembre", non ci fa partire, non ci dà supporto, non ci dà informazioni, non ci dà tempistiche, non ci dà proposte, non ci dà rassicurazioni, non ci dà risposte. Come si sta nel limbo? Abbastanza male, grazie. Il mondo intorno continua a girare, ma tu sei congelato nel tuo nulla. Il day by day va via abbastanza liscio, anche se ormai cominci a sentirti un po' ridicolo a dire a tutti parto parto e restare sempre lì. Ma di programmi, anche a breve, neanche a parlarne. E lasciamo perdere i massimi sistemi: qui, anche la spesa settimanale diventa un dilemma. Perché mangiare tocca mangiare, ma varrà la pena di riempire il frigidèr se poi magari ci chiamano?
E loro, i bastardi, non chiamano. Non so quando partiamo, non so con che compagnia, non so dove alloggeremo, non so quanto ci restaremo, non so quanti e quali documenti ci toccherà fare prime di partire e in che tempi, non so cosa ci stiamo a fare ancora qui, non so, non so, non so.
So solo che ieri era il compleanno di mia figlia, e io non c'ero. Ufffffffaaaaaaaaaaaaaahhh.

lunedì 27 agosto 2012

Arrivi e Partenze

Oggi.
Otto anni fa.
Un uomo dannatamente in gamba, ucciso per amore della vita vera. Un personaggio come non se ne vedono molti in giro. E quei pochi hanno il brutto vizio di morire d'estate: come Mika Ysmamoto, un'altra incorreggibile ficcanaso morta per troppa ficcanasaggine. O Neil Armstrong, che forse dalla Luna non era mai tornato fino in fondo. O Sergio Toppi, che avrebbe potuto disegnare una avventura su cui prima o poi torneremo. O Tony Scott.
Partenze.
E arrivi.
Molto attesi, e non troppo a sproposito. Come il Cavaliere Oscuro - Il ritorno, di cui riparleremo nelle prossime ore qui e altrove. O come una strip comica di prossima uscita su un certo mensile a fumetti nienta affatto comico. O come un'adozione che ha sonnecchiato per tre lunghi anni, e che proprio il 21 di agosto si è svegliata con la possibilità più bella che The Voglinos potessero desiderare: una bambina.
Arrivi e Partenze, dicevamo. E bagagli leggerissimi, frivoli, o gonfi di sottintesi e conseguenze e pesanti come montagne. Bagagli da fare, da disfare, da rifare, da portare da soli o insieme.
Da oggi.

lunedì 23 aprile 2012

Favorisco i documenti

Trentuno cartelline.
E per ogni cartellina, quattro originali firmati dello stesso documento.
E per ogni originale, in media, cinque timbri diversi, un numero di matricola da ricopiare a mano e quattro firme: quelle del funzionario comunale o del notaio che ha autenticato il tutto, quelle della coppia di svitati costituita da me e la Ele, più quelle di chi si è prestato a firmare lettere di referenze, dichiarazioni sul reddito, certificati di vita, morte e miracoli, fototessere, esami clinici...
Un nulla, in confronto alle adozioni in Russia, dove ti chiedono pure l'albero genealogico, la mappa catastale di casa e l'esame del dna, e prega Dio che ogni papello abbia il timbro bello inciso e senza sbavature altrimenti te lo tirano nei denti. Per farla breve: se tutto va bene, cioè se non ci tocca rifare qualche documento per un vizio di forma, il paccone di carta qua sopra va controfirmato da tribunale e/o prefettura, e poi tradotto in spagnolo per l'invio al Dif - il corrispondente messicano del Tribunale dei minori.
Lo accennavo qui e lo ribadisco: Le scartoffie fanno male.
Per fortuna, la trafila sembra finita.
Almeno finche i documenti non cominceranno a scadere, da giugno in poi.

martedì 28 febbraio 2012

Tutti da Frida il sabato sera

La convocazione per la proposta di adozione era per venerdì. Io ed Elena ci presentiamo puntuali, lo stomaco grande e pesante come un bullone d'acciaio e la testa come dopo un paio di canne. Il bambino che l'ente ci propone sta nello stato di Jalisco. Ha dieci anni. Aveva un fratello più piccolo, che è stato adottato da una famiglia messicana.
Lui no.
È che ha bisogno di un piccolo intervento. Una ciste aracnoidea sulla regione temporale del cranio. Un problema fastidioso, ma relativamente poco importante, a quanto pare dalla cartella clinica. Completano il quadro un deficit d'attenzione e di coordinazione dei movimenti cui però non diamo troppo peso, perché sono sintomi tipici di tutti i bambini istituzionalizzati. Io e la Ele ci concediamo una carezza furtiva. Dài, che forse è fatta. La responsabile dell'ente ci chiede di rifletterci durante il week-end.
Il tragitto verso casa se ne va fra telefonate ad amici e parenti e pensieri sconnessi. Siamo esausti. Dopo tanta attesa, possibile che tutto succeda tanto in fretta? Non riusciamo a crederci.
Sabato mattina, dopo una notte passata a rigirarci nel letto, di fronte a una delle rare colazioni rilassate che ci concediamo quando ne abbiamo l'opportunità, proviamo a disegnare nell'aria la vita insieme con un bambino di dieci anni.
È un quadro incasinato, indecifrabile, con una cornice bella pesante. Un quadro che per certi versi fa paura e con tutte quelle ferite e quegli strappi e quelle lacrime e quei colori violenti e quei pezzi di vita difficile sembra uscito dal pennello di Frida Kahlo.
Però quel quadro lì ci sembra proprio il nostro.
A cambiare tutto è la telefonata fatta per precauzione a una amica neurologa per capire come intervenire in un caso di ciste aracnoidea.
Ci dice che si chiama ciste, ma in realtà è altro che una ciste.
è una specie di ernia cerebrale. Liquido che si è concentrato in un punto della scatola cranica, e preme sul cervello. Sulla carta, è operabile, ma presenta grossi rischi di complicanze. E il rischio, se accettiamo, è quello di ritrovarci a dover correre da un'ospedale all'altro, accompagnando questo bambino nel suo piccolo calvario fin quando potremo.
Non abbiamo le risorse per reggere una situazione del genere. Non abbiamo i soldi e nemmeno il tempo, perché siamo costretti a lavorare entrambi per vivere. E non abbiamo neanche le palle, perché pensiamo egoisticamente di volere un bambino, non una via crucis. E non abbiamo coraggio, perché abbiamo paura.
Stamattina ho affidato la mia risposta all'ente. Pensavo di telefonare, ma oppresso dalla vergogna ho optato per una mail breve ma molto chiara esauriente e circostanziata spiegando che io e mia moglie non ci sentiamo all'altezza di un caso tanto difficile e che però siamo disponibili a procedere nel percorso e bla bla bla.
È la prima volta in vita mia che rifiuto un bambino che ha bisogno di una famiglia, e mi sento di merda. Ma di merda davvero.
E Frida, da un angolo del mio cervello, mi scruta con quei suoi occhi belli e terribili e sorride appena. Vai a capire perché.

sabato 18 febbraio 2012

Pioggia dorata

E insomma, fra i millemila esami che uno deve fare durante il percorso adottivo ci sono anche quelli tossicologici. Per capire se fai uso di sostanze.
Io per fortuna non faccio uso di sostanze da quel dì e la Ele è una brava figliuola tutta casa e chiesa, quindi saremmo tranquilli, no?
No?
dipende.
Per prima cosa c'è una questione stile Comma 22. Perché per dimostrare di essere pulito serve il referto degli esami tossicologici. Però se fai gli esami tossicologici l'ospedale ti scheda come tossicodipendente.
Quindi, mattinata persa al telefono per capire come risolvere.
Alla fine ci spiegano che a Niguarda c'è un protocollo ad hoc per gli aspiranti genitori ado. Prenotiamo, e ci presentiamo là per
I. Esame del sangue,
II. esame del capello, e
III. esame delle urine.
L'esame del sangue fila via liscio. L'infermiere tuttofare che ci prende in cura è acconciato come Paul McCartney circa 1969. Manina d'oro, però: ci salassa, ma poco poco, piano piano, come piace a noi.
L'esame del capello mi lacrimogena la moglie, che pensava di rimetterci un capello uno, tric, e invece viene scotennata come in territorio apache. Io, sapendola vanitosina, ridacchio sotto i baffi e porgo la maschia zazzera a Macca con slancio repubblichino.
Ma il mio sorriso si spegne appena scopro che il beatle niguardese dovrà presenziare al rito della pioggia dorata per le opportune verifiche antidoping: lì, inibito come S. Maria Goretti in una dark room ribollente di umori e di afrori, mi incarto. Per sbloccarmi, mi tocca bermi in pochi secondi caffè, 500 ml di coca zero e 1.500 ml di Levissima al gelo, per un totale di due litri di ottimi liquidi italici. Ne ricavo un rivoletto striminzito appena sufficiente per l'urinocoltura.
Bruttissimo levissimo pesissimo il viaggio verso casa. Ci arrivo a freni inibitori ormai allentati dopo tre quarti d'ora di atroci sofferenze, intorcinato sul mio metro e settanta come un bonsai Bunjin, vescica tesa come un tamburo rosa porcello dentro il fiume giallo e il cervello rettiliano che fa psss psss psss.
Non è esattamente a questo che pensavo quando mi spiegavano tutte quelle cose sulle api i fiori i pisellini e le patatine novelle. Ma ora lo so: questo coso che ho qui davanti serve per fare i bambini. Chiedetemi come.

(La Supergirl vintage da Action Comics sembra di George Roussos, a occhio).

martedì 27 dicembre 2011

Tales From an Adoption: una autentica autentica autentica

L'inizio della fine del percorso che precede l'adozione è un oceano di scartoffie.
Si comincia dal mandato, cioè dal permesso scritto che gli aspiranti papà e mamme danno all'ente adottivo che hanno scelto per la gestione del discorso all'estero.
Stringi stringi la morale è: ci fidiamo, fate voi.
Per dire all'ente ci fidiamo fate voi devi scrivere nome cognome codice fiscale data di nascita indirizzo di residenza su dieci moduli diversi. Prima di consegnarli, tocca fare autenticare le firme. Tecnicamente, sarebbe ciccia dell'Anagrafe. Almeno a dar retta al centralino del Tribunale dei minori e allo 020202, efficientissimo call center del Comune di Milano.
Così stamattina sul molto prestino, perché poi l'ufficio chiama, gita all'anagrafe. io e la Ele.
"Buongiorno, avremmo qui un modulo con delle firme da autenticare..."
"Faccia vedere."
"..."
"..."
"Mmmm. Sì. Però, veda, noi non facciamo questo genere di autentiche. Deve andare al tribunale dei minori."
"Veramente noi arriviamo proprio dal Tribunale dei Minori. Abbiamo chiamato anche il numero verde del Comune per sicurezza."
"Sì, be', allo zeroduezeroduezerodue raccontano sempre un sacco di favole."
"Ah, occhei, perfetto. E quindi?"
"E quindi non lo so. Aspetti, chiedo al mio superiore.


p
a
s
s
a
n
o

5

m
i
n
u
t
i


"Eccomi qui, scusate l'attesa. Sì, effettivamente il superiore mi conferma che qui al massimo possiamo rilaasciarvi una copia conforme, cioè una fotocopia del documento che certifichi l'autenticità delle firme."
"E par una autentica autentica?"
"Per una autentica autentica potete provare al Tribunale di Milano o da un notaio."

In tribunale, stanza 460, 5° piano, repeat at will. Cioè fino a qualche tempo fa l'ufficio autentiche autentiche c'era, poi l'hanno tolto quindi cazzi nostri, detto solo un po' più gentilmente di così da un'impiegata resistente e passiva come un citofono.

Alla fine con la Ele abbiamo fatto irruzione nello studio di un notaio che per soli 10" e 70 euri ci ha elargito una autentica autentica autentica. Che unita all'autentica autentica delle firme dei giudici del Tribunale di Milano ci conquisterà il diritto di fare un autentico autentico tuffo nell'oceano di scartoffie di cui sopra.

Update delle 23,23: mi casca l'occhio sulla autentica autentica del notaio. Incredibile ma vero: è riuscito a sbagliare il mio cognome, quindi temo sia tutto da rifare. Domani, perché adesso sto mangiandomi il cuscino del divano, e sono molto, molto lontano dalla mia forma olimpica.

(E come nella migliore tradizione, continua...)

giovedì 15 settembre 2011

Quel pomeriggio al Tribunale dei Minori

L'adozione è una strada in salita, e la discesa non arriva mai.
Lo dice il giudice del Tribunale dei Minori accompagnandoci alla porta del suo ufficio alla fine del colloquio.
Io ed Elena ne usciamo decisamente scossi. Sapevamo che sarebbe stata dura, ma non quanto. La nostra relazione di idoneità è finita in un tritacarne. La signora giudice ci ha rosolati a fuoco lento nelle nostre insicurezze per una breve eternità. Ma siete sicuri di volere più di un bambino? Guardate che è durissima. Ma siete sicuri di essere in gradi di gestire un bambino da zero a dieci anni? Pensateci bene, con i preadolescenti è un dramma.
Strizzo le chiappe e penso che in fondo è giusto così, sperare il meglio e aspettarsi il peggio, pensarsi nella caserma di Full Metal Jacket o in cucina con Gordon Ramsey, filosofeggiare sulla fragilità come spirito dei tempi, ironizzare su quanto sarebbe bello ripiegare su un chihuahua, rabbrividire pensando a tutti i rischi che corro.
A restituirmi la fiducia in me stesso è il dilemma che continuo a pormi ogni volta che il mondo reale mi piglia per la collottola e mi strapazza per benino.

Se è così dura, perché non mollo? Egoismo? Testardaggine? Masochismo?

Più vado avanti, più mi rendo conto che io e il Voglinino abbiamo già un sacco di cose in comune: la strizza, l'attesa, le domande scomode, quel vuoto all'altezza del diaframma. Tu chiamalo, se vuoi, terreno comune.

giovedì 26 maggio 2011

Relazione da Tiffany


Adesso tutti quelli che ci sono stati vicini durante tutta quest'avventura genitori amici vicini e lontani colleghi zii semplici conoscenti ci si stringono intorno dicendo che era ovvio che la ASL ci avrebbe rilasciato una relazione positiva, perché siamo due così brave persone. Vista da questo lato della barricata, effettivamente, sembra facile. Difficile spiegare quanto sia stato duro arrivare fin qui. O quanto sia stato complicato smettere di pensare che siamo due così brave persone, e confrontarsi con le mille realtà oltre il quadretto consolatorio della adozione for dummies vista in tv o letta sui giornali: lampi di documentari in cui bambini istituzionalizzati si dondolano per supplire alla fame di coccole, storie di piccoli uomini dimenticati in angoli del mondo di cui non riusciamo a immaginare l'esistenza, cibo e affetto rifiutati con ostinazione per mettere alla prova la pazienza di papà e mamme adottive, tonnellate di domande senza risposte. E l'ansia, l'ansia di fronte ai propri limiti, agli sguardi indagatori degli psicologi, degli assistenti sociali, del commissario di PS, dei medici, di te stesso. Un anno e mezzo di culo, e il nodo si scioglie in quattro righe che nella asetticità un po' trombona di tutti gli Atti con la a maiuscola mi danno la certezza assoluta e incrollabile di aver fatto bene a seguire la panza, ad aver rifiutato la strada degli ormoni delle iniezioni e delle scopatine programmate per condividere con Elena questo viaggio mozzafiato, imprevedibile, fantastico verso un figlio che se arriverà arriverà da un polpettone d'amore e botte di culo, come dovrebbe essere: Si ritiene che i coniugi Voglino abbiano saputo mostrare il loro desiderio di genitorialità e abbiano acquisito una sincera e consapevole motivazione a diventare genitori attraverso l'adozione. Andrea ed Elena possiedono risorse individuali e di coppia che ben li predispongono a rappresentare un adeguato contesto familiare per l'accoglienza di un bambino in stato di abbandono.
Prossima puntata: la finalissima delle finalissime. il colloquio con il giudice del Tribunale Minorile. Fra un mesetto o giù di lì.
Sorry, ma oggi tutto il resto passa in secondo piano. Tutto, tranne la bottiglia di torbato che ho messo in frigo. Ti voglio bene, mondo.

domenica 20 marzo 2011

La strage degli innocenti



Penultimo colloquio con i servizi. Strizza a volontà. Lucido la corazza che io e mia moglie ci siamo fabbricati in un lustro di fallimenti procreativi. È una roba enorme brunita pesantissima piena di borchie e cinghie e spuntoni. Invece degli alamari di prammatica, l'abbiamo decorata con nastrini, orsacchiottini, succhiotti, disegnini buffi, teletubbi e altre facezie stile nursery.
Perché quando il nostro bambino ci vedrà arrivare non si spaventi a vedere le cicatrici che ci portiamo addosso.
Anche se la paura si fa sentire, non mollo.
Perché comunque vada, lo sento, sono pronto.

(Un grazie a mio nipote Federico per averci messo la faccia, che per inciso è assai carina.)