Lo vogliamo ricordare così, marcando la distanza.
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sabato 27 agosto 2016
lunedì 25 agosto 2014
La storia infinita (dieci anni senza Enzo Baldoni)
Dieci anni senza tabacco.
E senza un orologio al polso.
Senza patate arrosto, fritte o tradotte in puré.
Senza avventure sentimentali.
Rinunce fatte per scelta, per puntiglio, per vanità, per convenienza.
Rinunce compiute magari a fatica, perché senza risico niente rosico, ma comunque a
cuor leggero, con la spossatezza buona di una lunga passeggiata. Rinunce che ti restituiscono tutto
quello che perdi in una forma diversa, più compiuta, più incisiva, più rotonda.
Dieci anni senza Enzo Baldoni. Ucciso, secondo le cronache, il 26 agosto del 2004.
Una rinuncia imposta dal caso? Forse. O forse, lo scontro impari fra il
pensiero rettiliano di un fanatico jihadista e l'apertura mentale di
un grande curioso. Un reporter per hobby armato solo di portatile e fotocamera, oltre che di quel vago senso di invulnerabilità che nasce dalla fede
nella propria fondamentale onestà, dalla capacità collaudata di farsi concavi o
convessi a seconda delle situazioni, dal fiuto, dall'apertura mentale, dalla pura
e semplice fortuna. Che poi, per Enzo andava costruita con l'impegno, il
lavoro, i chilometri, perché il caso va aiutato. Sempre.
Una formula non facile da sintetizzare, ma capace di portare a
risultati insperati: la chiacchierata con il subcomandante Marcos fra le
fresche frasche della Selva lacandona, il tête-a-tête con una soldatessa delle FARC, le vacanze a Timor Est (bevuta gratis a chi riesce a
localizzarlo sulla cartina senza passare per Wikipedia, il Timor Est).
Una formula contagiosa, anche. Forse, per quel vago sentore di
adrenalina che va a braccetto con ogni autentica avventura. Non che ogni volta
debba scapparci un pezzo giornalistico, intendiamoci. Ma il gusto per la scoperta, la testimonianza di prima mano, l'idea di un repertorio di bei ricordi da condividere, la
consapevole ebbrezza di aver alzato la propria personale asticella di qualche
centimetro fanno sempre un sacco di differenza. Che uno faccia il giornalista,
l'operatore di call center, il fumettaro, il barman acrobatico o il militante.
Ecco, chi in questi dieci anni non ha mai smesso di chiedersi perché e
per come Enzo sia arrivato al suo appuntamento con gli assassini che ce l'hanno
portato via può provare a cercare qualche traccia infinitesimale della sua
ratio nei suoi diari. Lo stesso fuoco scoppiettante che anima le storie
dei suoi eredi più genuini: altri grandi curiosi che grufolano per il
mondo alla ricerca di storie da vivere e condividere ben oltre i social. Persone speciali che spesso la pagano cara, come dimostra il caso recentissimo e orripilante di James Foley. E che morendo malamente, in un deserto,
nell'ingannevole cielo azzurro di fine agosto, riscrivono la stessa storia senza riuscire a cambiare il finale.
Noi figli di un Salgari minore, viaggiatori da scrivania, diversamente coraggiosi che abbiamo avuto il privilegio di fare un pezzo di strada insieme a Enzo, noi che siamo ancora qui a raccontarla, aspettiamo proprio questo: un finale che dia senso alla rinuncia. Fino ad allora, non resta che continuare a seguire il filo della memoria. Anno dopo anno.
giovedì 25 agosto 2011
Il giorno della Balena
Quasi dimenticavo: domani è il giorno di Enzo Baldoni. Che per chi non lo conosceva è morto da sette anni, e per chi lo conosceva è vivo e lotta insieme a noi. Io, che ho avuto il privilegio di andare a bottega da lui, ci ho messo un fracco di tempo a mettere ordine fra i pensieri e i ricordi e a scrivere la nostra storia d'amore e di coltelli. Però, dai e dai, alla fine ce l'ho fatta. E una volta tanto, sono abbastanza orgoglioso del risultato.
Nel caso interessi, è tutto su Lo Spazio Bianco. Un consiglio per chi passa di lì: ci sono anche tutti i link ai blog di Baldoni. Il bookmark è d'obbligo: all'Enzone farebbe piacere.
Nel caso interessi, è tutto su Lo Spazio Bianco. Un consiglio per chi passa di lì: ci sono anche tutti i link ai blog di Baldoni. Il bookmark è d'obbligo: all'Enzone farebbe piacere.
giovedì 25 novembre 2010
Final Farewell Tour

Scommetto che a Enzo l'idea di un funerale in differita sarebbe piaciuta.
Pensa un po': morire oggi, e riparlarne fra sei anni. Lasciando un conto aperto con l'aldilà. Rimandando fino a data da destinarsi il brutto di ogni funerale. Cassa, telegrammi, fiori, burocrazia e quant'altro.
Probabilmente, si sarebbe fatto una risata - una di quelle risate che ogni tanto tracimavano dal suo corpaccione - e avrebbe rilanciato: bello spunto. Inventati qualcosa. Scrivici su.
Nessuno poteva immaginare che sarebbe toccato a lui. Ucciso nel 2004 a tremila chilometri da qui, per tornare a casa Enzo ci ha messo sei anni. Domani, finalmente, chi vuole potrà salutarlo.
La cerimonia si terrà alle 14 a Preci, fra le colline umbre che il nostro amava tanto. Scrivono la moglie Giusi e i figli Gabriella e Guido:
Molti di voi ricorderanno che in Aprile i resti erano arrivati a Roma dall'Iraq. Tra immotivate lungaggini di alcuni e colpevoli superficialità di altri, solo da pochi giorni abbiamo avuto conferma, attraverso degli esami indipendenti da noi commissionati, che si tratta di Enzo.
Non sorprendetevi se si svolgerà in chiesa. Certo, Enzo non era credente, come noi d’altra parte, ma aveva un profondo amore e rispetto per il suo babbo che farebbe molta fatica a pensare ad un altro tipo di cerimonia. Siamo anche noi profondamente convinti che sia la cosa giusta. E anche Enzo metterebbe il suo babbo al primo posto.
Non sarà il funerale che Enzo aveva descritto. Non ci sentiamo in animo di fare una festa in questa occasione. Sarà una cerimonia semplice: una cerimonia aperta a tutti quelli che avranno voglia di salutare Enzo insieme a noi.
Chi sta da quelle parti, può passare a salutare. Chi preferisce i gesti concreti, invece, può fare un bonifico a Hope Onlus - IBAN IT69O0344001600000003300000 mettendo come causale "Enzo per Hope”. Hope è un'associazione che coltiva un'idea di pace in sintonia con quella di Enzo, fatta di tolleranza e di curiosità per l'altro. In questo periodo è alla disperata ricerca di fondi per evitare la chiusura di un orfanatrofio a Seforis, vicino a Nazareth, che accoglie bambini dei diversi gruppi etnici presenti nella zona.
Poi ci sono sempre i blog di Enzo: parole, idee, suggestioni e, sì, anche cazzate che non moriranno mai. Ci si arriva cliccando sulla tag "Enzo" qui a lato, da google o dal blog di Pino Scaccia.
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mercoledì 25 agosto 2010
Pillola rossa o pillola blu?

Sei anni fa oggi moriva Enzo Baldoni.
Sei anni e cinque mesi fa moriva Pat Tillman.
Enzo Baldoni e Pat Tillman avevano diverse cose in comune. Per dirla con Enzo, che aveva masticato e digerito una splendida formula di Walt Whitman: Erano contraddittori, vasti, gonfi di moltitudini. Tutti e due partiti in guerra per una scommessa con se stessi, Tutti e due ammazzati per benino. Tutti e due tritati post-mortem dentro il pastone dell'informazione neo-con.
La storia di Enzo è tutta scritta fra le righe di blog come bloghdad. La storia di Pat Tillman è tutta scritta in un libro di Jon Krakauer, l'autore di Nelle terre estreme. Leggere le loro storie è come buttar giù una medicina: nonostante quel retrogusto misto fiele e monetine ciucciate, tocca bere alla goccia, perché poi ci si sente molto più in forma. Mai dimenticarlo.
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martedì 20 aprile 2010
A casa

Una delle doti distintive di Enzo era l'agilità.
Non certo uno scherzo per uno alto un metro e ottantasedici e pesante centoventimila chili di peso. L'uomo che non a caso aveva chiamato la sua agenzia "Le balene colpiscono ancora". Vederlo scattare come un grizzly era raro, perché credeva fermamente nel potere del sorriso: ma ricordo che una volta, entrando nell'ufficio di Piazza Sant'Agostino, l'avevo interrotto durante una telefonata con un cliente scorretto. Non è che stesse alzando la voce, questo no: ma il suo timbro baritonale si era fatto più oscuro, profondo, vibrante, come la voce di Dio in quei film hollywoodiani anni cinquanta.
A me, che lo vedevo come una specie di orso Yoghi, erano venuti i brividi.
Non vorrei mai vederlo su di giri, pensavo.
Così ogni tanto mi ritrovo a chiedermi se quando è arrivata la fine Enzo abbia reagito. Se, almeno per un attimo, abbia avuto l'illusione di farcela, di riuscire a tornare dall'inferno dell'Iraq sgomitando.
Ora, finalmente, Enzo c'è riuscito. lo hanno confermato ieri sera i RIS di Roma, che i resti riportati in Italia un paio di settimane fa sono i suoi. Ora, finalmente, chi vuole dedicargli un pensiero avrà un luogo dove andare a trovarlo. E una piccola consolazione: quella di immaginarsi quanto gli sarebbe piaciuta l'idea di rimettersi in viaggio anche oltre il corso naturale della vita.
martedì 25 agosto 2009
Quello che non torna

Che fine avrà fatto Enzo Baldoni?
A cinque anni esatti dalla sua scomparsa, la domanda resta.
Chi l'ha ammazzato forse non lo ricorda nemmeno più.
Chi dovrebbe ricordarselo, tipo il nostro Ministero degli Esteri, nemmeno.
Sta di fatto che per quello che sappiamo il corpo di Enzo è ancora là fuori. Sepolto nella polvere dell'Iraq.
Decisamente, qualcosa non torna. Per questo è importante ricordare.
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lunedì 25 agosto 2008
Sulle tracce della Balena

Oggi fanno quattro anni che Enzo Baldoni se n'è andato. Mi piacerebbe ricordarlo meglio di così: tre parole l'anno, per questo pazzo smisurato eroe dei nostri tempi, sono davvero una miseria. Però, in un momento in cui tutta la nostra esistenza somiglia sempre di più a una zona di guerra - ricchi vs. poveri, garantiti vs. precari, autoctoni vs. immigrati, cattolici vs. musulmani, eccetera eccetera - il ricordo mi sembra un diritto e un dovere irrinunciabile. Come ogni anno, quindi, lascio la parola a lui: qui c'è il link a quel Bloghdad che è un po' la summa di tutta la sua carriera di viaggiatore curioso e divertito, e agli altri scritti di quest'uomo gentile e ingombrante come le balene che adorava.
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