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venerdì 18 aprile 2014

Aereosòla

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È soprannominato "Lightning", "Fulmine", e infatti è vulnerabile ai fulmini. Ha un HUD che va in tilt come i vecchi coin-op a 8 bit. È più lento dei caccia russi e cinesi, ma anche di quegli scassoni di Eurofighter. Viene assemblato negli States, ma costruito un po' qua un po' là su ben 8 linee di montaggio sparse in tutto il mondo. Last but not least, viene 155 milioni al pezzo, più o meno come tre spending review. E indovina un po': il ministero dell'artiglieria del Paese che tutti noi amiamo ne aveva ordinati 125, ora scesi a 90, per una spesa totale di 13.950.000.000 euro (esclusa manutenzione, sui 10 miliardi di euro l'anno). Un grande affare, ma solo per la Lockheed-Martin, che questo bidone volante è riuscita a piazzarlo in tutto il mondo, e giustamente al business ci tiene. "F35 - L'aereo più pazzo del mondo", il libro scritto da Francesco Vignarca per Round Robin, racconta una storia sordida nel metodo (la truffa) e nel merito (l'irresistibile bisnìss degli armamenti). Da leggere e far leggere il più possibile, si sa mai che a giochi quasi fatti un po' di sana indignazione popolare instilli in chi di dovere un minimo di senso della vergogna.

martedì 10 settembre 2013

Mi ricordo l'altro 11 settembre



Quello del 1973, con il suicidio di Salvador Allende, i bombardamenti al Palacio de la Moneda e l'inizio del regno sanguinario di Augusto Pinochet. Un undici settembre che a pensarci bene, non fosse finito così, forse nel lungo periodo non ci sarebbe stato neanche quell'altro, chi lo sa.

martedì 16 aprile 2013

giovedì 28 febbraio 2013

Maroni

Effettivamente comincio ad averne un po' le palle piene.

martedì 26 febbraio 2013

Perché sei così serio?

Finisce come nel 2006, con i nativi della terra del fai come cazzo ti pare a godersi il pareggio acciuffato al 91' su gol di Imu del solito Banana e il Centrosinistra ancora lì a tentare di smacchiare la lingerie animalier delle olgettine.
Ancora una volta, Silvio vince. Ancora una volta, con lui vincono tutti gli italiani antropologicamente stronzi, opportunisti o deliziosamente beceri. Tanto da continuare a dare fiducia a un vecchio arnese di 78 anni, che negli ultimi venti ha dimostrato zero capacità di governo, e che ispira battute salaci perfino a dodici ore di aereo da casa, in una Nazione che ha subito caudillos à la Robert Rodriguez come Vicente Fox, Felipe Calderon o il giovane Peña Nieto.
Perdono tutti gli altri: quelli che hanno scelto di dare ancora fiducia a un gruppo di burocrati competenti ma grigi, privi di humour e appeal e cronicamente incapaci di sfidare gli avversari sul piano dell'immaginario. Quelli che "voto Grillo, non farà granché ma servirà da pungolo" e ora se lo ritrovano alla guida della fuoriserie politica più votata d'Itaglia, come se sapesse davvero guidarla senza andare a sbattere (v. Pizzarotti). Quelli troppo schifati per andare a votare, un bel venticinque per cento degli aventi diritto. E quelli che, come me, sono stati costretti a guardare questa Little Big Horn da lontano senza neanche poter sparare un colpo.
Auguri a tutti. Ci vorrà un gran culo, e ci va bene che il Cav. è un cultore della materia. Ma comunque vada, l'immagine riflessa dallo specchio elettorale è quella di un Paese ridicolo. Pessimo viatico, per un futuro che si preannuncia tutt'altro che allegro.

venerdì 22 febbraio 2013

Piccole italiane

Le donne di Berlusca sono un po' come i lavoratori a contratto atipico: come collettività non esistono. Esistono solo come monadi, ognuna con la sua vita i suoi problemi le sue scelte, a volte comode, a volte dolorose. E, ovviamente, la sua libertà.
Guai a chiamarle bambole e mancar loro di rispetto.
Un titolo ridicolo da hit Sanremese. Un testo sciatto, interminabile, aggrovigliato di parentesi e circonvoluzioni. Una foto teribbbile, vecchia nella composizione da catalogo Postal Market e nel look da tinello meneghino.
È tutto sul Corriere di oggi. Ma è roba di ieri, come chi l'ha concepita e realizzata. Speriamo che da qui a Domenica finisca dove merita, a incartare il pesce.

lunedì 1 ottobre 2012

Male, malissimo

Dopo una vita passata a disegnare per il quotidiano comunista, Vauro Senesi lascia. Prossima fermata, Il Fatto Quotidiano: un giornale che dal momento della sua uscita nelle edicole sta lavorando attivamente per celebrare i funerali del manifesto e spolpare il suo cadavere dei pochi, irriducibili lettori che gli restano.
Dal punto di vista umano, la mia stima per Vauro resta immutata. Il nostro tiene famiglia. E dovendo scegliere fra una navigazione incerta e perigliosa a bordo di una zattera Gericault-Style e una poltrona comoda sulla tolda di un brigantino che veleggia intorno alle 50.000 copie di venduto, be', è perfettamente logico che abbia scelto la seconda opzione. Certo, vederlo schierato con gli aspiranti saprofagi di via Valadier fa male, pardon, Male: ma qui bisognerebbe interrogarsi sui motivi esistenziali, umani e politici di questo inopinato cambio di casacca, e forse è meglio non approfondire.
Resta il fatto che la caccia al prossimo vignettista del manifesto è ufficialmente aperta. Chi volesse partecipare può contattare la segreteria del giornale scrivendo a dimafoni@ilmanifesto.it o telefonando allo 06 68 71 93 31. E in culo alla balena.

giovedì 27 settembre 2012

Niente pensione al ciccione!

Viene da tirar su il pranzo di Natale dell'anno scorso, a leggere che fra nove anni Er Batman (ma somiglia più a Pietro Gambadilegno...) rischia di ritirarsi a vita privata con un vitalizio di 4.000 euri.
Ecco perché il nostro è così sornione: bene o male, si è inguattato un pacco di soldi. Magari non il milione di cui si vocifera, ma abbastanza da poter restituire 400.000 euro senza colpo ferire. E nel 2021, quando sulla sporca vicenda della Regione Lazio si sarà posata la polvere, Fiorito potrà godersi la quiete del suo buen ritiro fottendoci un altro bel tot di soldini.
a meno che non riusciamo a rompergli le uova nel paniere.
Certo, una petizione non serve granché. Ma se le firme fossero una montagna, chi lo sa: magari, il rumore dei nemici potrebbe costringere chi di dovere a fare qualcosa. Quindi, proviamo. Per firmare, basta un attimo: la petizione è qui.

mercoledì 26 settembre 2012

giovedì 12 luglio 2012

Decrepitalia

Bravo, Berlusca: ricandidati. Senza le tue sparate sui ristoranti pieni, i voli aerei introvabili, l'ItaliailPaesecheioamo, i milioni di posti di lavoro le olgettinas i sondaggi eccecc. qui si cominciava a dormire tecnicamente preoccupati. E, dato che abbiamo deciso di cambiar nome al partito, dalle colonne di AVSL ci permettiamo di suggerirtene uno veramente cool:
Decrepitalia.
Senti che bel suono: DECREPITALIA. Suona male da Dio. E c'è dentro tutto: il Paese che tu ami, la decrescita di Latouche et al., il crepitio dei fumogeni, lo spirito riformista di questi tempi così rutilanti e forieri di manganellate a lavoratori e poverazzi, come i favolosi Fifties del governo Scelba. Ah, le buone vecchie cose di una volta.
Su, tutti in coro: Decreepitaliaaa, che siamo tantissimiii.

venerdì 30 marzo 2012

Grama Padania

Dopo Il Barbarossa, un altro tonitruante spreco di (poco) talento targata Lega Lombarda: l'ineffabile super-eroico comic-book Capitan Padania. Fantascienza pura: non il personaggio in sé, che lasciamo perdere, ma il fatto che Bossi si esprima in italiano.
Il link per azionare lo scarico è questo qui.

Fortunatamente, a gratis.

giovedì 29 marzo 2012

lunedì 19 dicembre 2011

Senza tabù

"Nessun tabù", dice la Marcegaglia ai sindacati tutti a proposito dell'imminente abolizione dell'Articolo 18.
E ci ha ragione: visto che more solito a prenderselo nel bocchettone devono essere i lavoratori, tanto vale che si dimostrino belli disinibiti.

martedì 13 dicembre 2011

mercoledì 9 novembre 2011

The politics of ooo feeling good


Molto Anni 80, l'uscita di scena di Berlusconi. Come quei paninari che s'imbucavano alle feste per fare casino, ben conscio che tanto a pagare i danni saranno i condomini, finito il bunga bunga se ne va lasciandosi dietro solo le macerie. A noi restano la manovra lacrime e sangue prossima ventura imposta dalla UE, l'incertezza nei confronti del futuro e la ragionevole certezza che le cose non cambieranno mai. Perché sì, magari a questo giro il ducetto grottesco di Arcore ce lo leviamo dalle scatole sul serio. Ma prima di andarsene c'è il caso che infili qualche provvedimento ad personam nella legge di stabilità.
E soprattutto non c'è verso di cancellare dalla carta geografica tutti gli italiani che il giorno dopo piazzale Loreto giuravano e spergiuravano di non essere mai stati fascisti, poi socialisti o democristi, e ora abbandonano la nave che affonda, pronti a salire sul carro del prossimo buffone di lotta e soprattutto di governo.
It's the politics of dancing, bellezza.