martedì 30 dicembre 2014

Mi ricordo "Moscow Discow"





Quella del 1979, però, non questo remix Anni 80 un tantino industrialotto brianza.

martedì 23 dicembre 2014

venerdì 19 dicembre 2014

La grande bellezza

Hanf


Quella luce abbagliante di cui parlano tutti, da oggi brilla ancora più intensa. Ciao Virna.


giovedì 18 dicembre 2014

Il ragazzo è visibile

A, E, I, O, U
Tema: il candidato spieghi come realizzare un cinefumetto originale di ambientazione nostrana senza spendere uno strafottio di danée e portando a casa un risultato decente.
Allo svolgimento ci ha pensato forse l'unico regista italiano che I/abbia le basi, come si dice, II/vanti in repertorio almeno un film fantastico e III/coltivi un minimo sindacale di ambizioni action. Gabriele Salvatores ne esce con una pellicola non sempre smagliante, che sarebbe stato davvero troppo, ma non priva di suggestioni.
La via casereccia al superhero movie passa attraverso una rilettura minimale ed esistenziale del canone dei super-eroi con super-problemi di Stan Lee. Fantascienza pura (ragazzini che leggono, e addirittura fumetti!). Location di confine già intraviste fra Come Dio Comanda ed Educazione siberiana. Cattivi a metà fra la morfologia della fiaba di Karl Propp e la subletteratura (non solo) americana degli Anni 50 e 60. E i super-poteri come metafora scopertissima del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, con i primi turbamenti cardio-inguinali, madri da sfanculare, padri da uccidere, orchi da sconfiggere e principesse da conquistare ça va sans dire in tutina fetish.
La sceneggiatura for dummies degli autori italiani di In Treatment è un po' vecchia scuola ma prodiga di colpi di scena e strizzate d'occhio da distribuire fra padri e figli, con qualche buco nel bilanciamento dei toni fra dramma commedia e appunto azione ma va be'. Aurea mediocritas nel cast e negli effetti, a volte un pelo fuori registro ma tutto sommato funzionali alla trama. Per i miracoli tocca attrezzarsi, ma nel frattempo ci portiamo a casa un film di genere sui generis 100% italiano, addirittura da abbinare al fumetto e al romanzo ora in uscita. Secondo episodio scaramanticamente già in preproduzione. Sarà vera gloria transmediale? Chissà. Un po' c'è da sperarci.

sabato 13 dicembre 2014

Addio alle armi

E dopo l'anulare, ecco il medio
Niente celebrazioni, alla fine di La battaglia dei cinque eserciti: il prezzo della gloria di cui Peter Jackson aveva sparso il profumo nei primi due film della saga qui stinge in un gusto dolciastro ferroso di sangue e morte. Due ore e mezza di guerra totale orchestrata con maestria da virtuoso ma con una gravitas anche visiva senza precedenti, per arrivare a un (un)happy end curiosamente fedele al romanzo originale quindi lontanissimo dalle aperture epiche ed elegiache di The Lord of the Rings. Tanti saluti all'azione slapstick e alle divagazioni ironiche e sentimentali dei due film precedenti: per l'epico finale del gran varietà tolkieniano mister Jackson ha guardato al fantasy fascio e corrusco di Milius o Boorman, a un'estetica da cupio dissolvi, alla pornografia della bella morte. Il risultato è uno spettacolo grandioso ma crudele che emoziona ma non diverte, seduce ma non appaga, esalta ma non consola. Uno sberleffo cattivo che trova le sue migliori frecce nelle ossessioni di rivalsa, amore o vittoria, e i suoi migliori interpreti nei villain - su tutti, l'ignobile Alfric Leccasputo. Una fuga in minore, insomma, con cui Jackson sembra sfanculare tutti coloro che per quasi vent'anni lo hanno tenuto incatenato alla terra di mezzo, e che non a caso si chiude metanarrativamente sullo sgombero forzato di casa Baggins. Non è più il tempo delle fiabe. Gli spettatori adulti e consapevoli prendano buona nota. E i bambini, a casa: di un film di Natale all'insegna dei maltrattamenti, giustamente non saprebbero che farsene.

martedì 9 dicembre 2014