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venerdì 2 ottobre 2015

Clic, è subito pop


Dagli A Certain Ratio agli Zingara, una collezione completa di tutte le cover realizzate da Storm Thorgerson, Aubrey Powell & C. quando gli uomini erano uomini, e i dischi vinili. È Hypgnosis Covers Dot Com. Un fan site che raccoglie una fracassata di idee pensate benissimo, disegnate benissimo e fotografate benissimo dall'omonimo studio. Con un unico scopo: fare la Storia del rock. Tanta musica da vedere e rivedere e magari usare come sfondo scrivania in altissima definizione o come guida per una ideale discoteca di Babele che ha lasciato un segno sull'immaginario di fine Novecento: una galleria d'arte pop a portata di clic.

venerdì 24 ottobre 2014

guarda che rock

Fra Rockwell e Tamburini
È uscito.
Il libro che racconta la storia di Hypgnosis, la fucina di idee che fra gli Anni 70 e gli Anni 80 ha convinto tanti piselli ad ascoltare i dischi in uscita già in vetrina, a berseli prima con gli occhi che con le orecchie. Storm Thorgerson, Aubrey Powell e Peter Christopherson. Un grafico, un fotografo e un factotum con tante idee che la metà sarebbero bastate, e i budget per realizzarle, perché ai tempi una Cover poteva arrivare a costare decine di migliaia di euro, a patto di portarne a casa milioni. E così sono nati il prisma di The Dark Side of the Moon, i mondi alieni degli Zep di Houses of the Holy, i bianchi e neri stranianti di The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis e decine di altre cover ironiche, rarefatte, assolutamente magiche. Un moderno vaudeville nato a partire dalle tele di Magritte, dagli eccessi spesso molto consapevoli della Londra di Syd Barrett e da un incontestabile talento per un ready made tutto fatto a mano, ma già capace di anticipare le raffinatezze delle odierne Creative Suites.
Un libro di quelli che non ci son santi, bisogna proprio averli in casa. Tutte le info, qui.

mercoledì 26 marzo 2014

Ramarri di tutto il mondo unitevi

China dura la vince
Apertura mentale, cultura non fumettistica, abnegazione feroce, talento, stile, umiltà: oggidì, sono rari gli artisti che riescano a profondere tante doti nel loro lavoro. Giuseppe Palumbo è uno dei personaggi a fumetti più riusciti della storia proprio perché nei suoi lavori ci trovi tutto questo, e molto altro ancora. Per rendersene conto, basta dare un'occhiata alle tavole esposte nella mostra Palumbo Versus ospitata fino al 19 aprile 2014 presso la galleria bolognese Camera con vista: produzioni per Comma22, commesse a fumetti per enti come Palazzo Strozzi di Firenze, App, videoarte e molto altro ancora. Un lavoraccio, che mostra la straordinaria evoluzione del sulfureo artista lucano esploso sul Frigidaire dei bei tempi che furono con Ramarro, supereroe bizzarro, e oggi capace di passare con nonchalance da produzioni popolari come Diabolik, alle cover dei gialli junior Mondadori, a opere più intimiste e sperimentali come Uno si distrae al bivio - La crudele scalmana di Rocco Scotellaro.  Uno così, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Per fortuna, ci ha già pensato mamma Palumbo.

mercoledì 6 novembre 2013

Escher un attimo

"Perché non parli?"
"Sono uno che ama vagare fra gli enigmi. I giovani spesso mi dicono che faccio solo grafica optical. Io non so proprio cosa sia, questa grafica optical. Queste sono cose che faccio da trent'anni". Parole e Musica di M.C. Escher, nato a Leeuwarden, Olanda, alla fine dell'Ottocento e precusore di quella arte seriale che avrebbe fatto la fortuna di Walter Benjamin e Andy Warhol. Disegni che nascondono altri disegni, prospettive impossibili, e un rigore simmetrico appreso per caso fra le decorazioni moresche dell'Alhambra andalusa e le cupe vedute di Piranesi. Un globetrotter instancabile e ossessivo che nel suo strabiliante percorso artistico da criceto sulla ruota ora si è fermato a Reggio Emilia. Per una mostra assolutamente da vedere.

giovedì 17 ottobre 2013

Nuovi mostri a Napoli!

Paura, eh?
Joel Peter Witkin: chi era costui?
Fotografo. Statunitense di pura schiatta Melting Pot, un po' italiano di Broccolino un po' Mitteleuropa. Tecnica analogica, preistorica, con gran lavoro di repro, nitrati d'argento, collage, graffi, interventi pittorici. Risultato: piccoli capolavori a metà fra presente e passato, pezzi unici dal fascino spiazzante, fotografia come racconto gotico postmodern fra eros e tèratos (non thanatos). Dove: Annàpule, precisamente PAN. Chi può vada sereno, che ne vale la pena.

venerdì 10 maggio 2013

Heshkatologia


Pare arrivato fresco fresco dai rutilanti e frigidari Anni ottanta Ryan Heshka, raffinato illustratore canadese con un curriculum che va da Vanity Fair al New York Times a Playboy: tempere acriliche, più reminescenze di vecchie glorie dell'iconografia dark pop come John Willie e i rotocalchi di fantascienza tazzorra fra forties e fifties, più un sense of humour in punta di pennello: un mix geekissimo cui è molto, molto difficile dire di no. E a dirla tutta, pure di sì: a scoraggiare sono i prezzi delle sue deliziose favole surreali, una più bella e quotata dell'altra. Però nell'apposito shop ci si può portare a casa una stampa firmata e numerata a un prezzo accettabile. E per lustrarsi le pupille e le papille c'è il sito ufficiale. Buon pro.

venerdì 21 dicembre 2012

Al Toccafondo delle cose

Galleria D406 - fedeli alla linea di Modena, via Cardinal Morrone 31/33: è in questa galleria appena rinnovata che dal 22 dicembre apre i battenti "il nuotatore - disegni e copertine da Cheever a Maradona", personale che racconta 10 anni di lavoro matto e appassionato dell'immenso Luigi Toccafondo. Questo poeta dell'immagine e dell'immaginario è protagonista anche di un libro in edizione speciale e tiratura limitata che raccoglie gli avventurosi materiali raccolti nell'esposizione. Esserci? Esserci. Magari, ballando un Fandango.



venerdì 1 giugno 2012

Il mastino del Baskerville

Si comincia con uno stralcio da Time datato 28 dicembre 1936. La triste vicenda di un tipografo ungherese che per una delusione d'amore tentò il suicidio ingoiando i caratteri in piombo corrispondenti al nome della fidanzata. Da lì comincia il gran viaggione nel mondo dei font, un tempo appannaggio di pochi iniziati, oggi croce e delizia di chiunque smanetti su un Pc.
Anche qui, te pareva, c'è l'i-zampino di Steve Jobs: è a lui, fulminato esteta dell'era digitale, che dobbiamo l'invenzione di Chicago e Toronto, la riscoperta del Garamond, così chiamato in onore del tipografo francese che l'inventò, o i guizzi scombiccherati del San Francisco, il set di caratteri fatto con le lettere ritagliate dai giornali, come le richieste di riscatto nei film. Ma Jobs è (stato) solo la punta dell'Iceberg: perché la storia dei caratteri tipografici è una storia lunga, curiosa e maledettamente divertente. Tanto da tirarci fuori un libro.
Ci ha pensato Simon Garfield, Che con Sei proprio il mio typo - La vita segreta delle font (Ponte alle grazie, 352 pagine, € 15,30) puccia il pennino nel mondo della bella calligrafia e ne svela i tanti misteri. Un libro imprescindibile, non fosse altro che per dare un nome, un cognome e un movente agli inventori dei typeface più iconici: parafrasando Sir Arthur Conan Doyle, potremmo parlare del Mastino del Baskerville. Però l'Helvetica non si batte.

martedì 1 novembre 2011

Atenzione atenzione

Sulla bontà dei prodotti non mi sbilancio.
È il proofreading che lascia un po' a desiderare.

giovedì 29 settembre 2011

Siam così

Godibile azzardo di Matt Hallinan, concept artist e illustratore con un discreto curriculum fra marchettoni e videogame: (re)inventarsi dei puffi anatomicamente verosimili. Forse Peyo apprezzerebbe. Il dipinto digitale in alta risoluzione è sul sito del nostro: per carità di dio, non facciamolo vedere alla Gelmini.

lunedì 11 luglio 2011

giovedì 11 novembre 2010

Omini coi baffi


Moustaches Make a Difference: ecco il bel motto che campeggia su una bella campagna TBWA dedicata -nientemeno!- a una raccolta fondi contro i tumori alla prostata.
E in effetti, senza baffi, baffetti, mustacchi, favoriti, riccioli, basette e altre pelose appendici molte icone dei nostri tempi non sarebbero nulla.
Ecco perché anch'io coltivo la mia peluria: l'Ego innanzitutto.
E poi, ovviamente, la prostata.

domenica 11 aprile 2010

A Londra! A Londra!


Due parole due: Storm e Thorgerson.
Lo Stanley Kubrick delle cover discografiche è un mio idolo personale da quando, ospite dello zietto rocchettaro in quel di Barbagia, Sardinia, scrutavo le copertone dei trentatré giri mentre sul piatto gracchiavano Genesis Zeppelin Pink Floyd e altre delizie. L'estate friniva nella penombra sudaticcia del meriggio, io aspettavo di gridare thalassa thalassa come nell'Anabasi e fra un Topolino e un Uomo Ragno, a tapparelle abbassate, giacevo languido sulla poltrona letto in similpelle ascoltando Animals piuttosto che The Lamb piuttosto che Physical Graffiti piuttosto che. Aaahhh.
A ogni cambio disco, l'occhio sbarbo ma già avido il giusto scorreva rapido sul cartone, fino alla fatidica frase Cover Art By Hipgnosis.
Bellissimo nome, chi saranno questi fini dicitori, pensavo, mirando Rael che dà la mano a se stesso in bianco e nero o i due businessman in giacca e cravatta di cui uno molto flambé o tutte le finestre di quel palazzone dove ci abitava quel gruppo che faceva casino ma però che tiro.
E inzomma: molti anni più tardi avrei scoperto che a fare quelle figate era stato Mr. Thorgerson, che ogni cover era il frutto di un percorso incasinato e molto cinematografico, che Storm non lavorava a preventivo, ma a valore estetico - "quanto pensi che valga questa copertona? Ecco, dammi quella cifra lì" - e tante altre cosette interessanti.
Al sodo: Storm Thorgerson è in mostra qui.
Con un pacco di foto, schizzi, bozzetti, giocattoli, idee, figate, tricchetracche e triccheballacche.
Dire che bisognerebbe farci un salto è poco.

giovedì 8 aprile 2010

Yes, we Gahan


Della serie per molti, ma non per tutti.
La Fantagraphics ha appena portato a casa una nomination agli Eisner Awards con Gahan Wilson - 50 Years of "Playboy" Cartoons, sontuosa raccolta in cofanetto delle vignette prodotte per la rivista dei segaioli molto per bene dal vignettista di Evanston, Illinois.
Centonove dollaroni e marmotte, signori miei. Però bisogna cacciarli. Perché i satiri come Mr. Wilson sono una razza in via di estinzione. E perché nessun editore italiano si prenderà la briga di tradurre ed editare impunemente un volume di questa caratura.
Chi non conosce Gahan Wilson, ignorante e bestia, vadi a farsi una cultura.
Chi lo conosce gradisce.

martedì 21 ottobre 2008

Un illustra sconosciuto


Non fate finta di non conoscerlo, Milton Glaser: i suoi capolavori sono impressi a fuoco nelle retine di tutto l'occidente civilizzato. Presente il logo "I love NY" col cuoricione rosso cento? Roba sua. Presente il classico marchio della DC Comics? Ecco, anche quello se l'è inventato lui. E anche il poster di Bob Dylan col profilo nero e i capelli tipo spaghettata lisergica qui accanto. Queste e altre centocinquanta figate vanno in mostra al chiostro di Voltorre di Gavirate, in provincia di Varese, dal 18 ottobre al 18 Gennaio. Chi abita in zona può farci un salto: ne vale la pena.