mercoledì 9 marzo 2011

E per me un doppio Alias


Questo week-end, Alias è un po' più Alias del solito, perché racchiude un alias nell'Alias, cioè un fumetto che è anche un preliminare del Gang Bang che il quotidiano comunista ed Edizioni BD stanno organizzando per fine anno.
Rex e il resto della gang attendono il gentile pubblico sabato 12 marzo in due versioni: quella nero su bianco in vendita in tutte le edicole, e la collectors edition in carne e ossa disponibile a Cartoomics 2011 sabato e domenica.

martedì 8 marzo 2011

Siempre sia lodato


Meno male che i libri non vanno a male, perché la mia recensione di Hasta la victoria è rimasta in frigo per qualche mese. Ora però finalmente è qui, e fa la sua porca figura. Buon pro.

lunedì 7 marzo 2011

Nate con la camicia


Il prossimo 25 marzo, il rogo della Triangle Shirtwaist Factory compie 100 anni.
Cominciare a celebrare questa ricorrenza proprio oggi sarebbe bello. In tempi come i nostri, la storia delle 129 operaie morte in nome del profitto ha ancora molto da raccontare al mondo.
E come ricorda Alessandro Portelli in un bellsiismo articolo sul manifesto di oggi, la memoria vale ben più di un mazzetto di mimose.

domenica 6 marzo 2011

Generazione zero negativo


Coi vampiri non si scherza. O meglio, magari sì: ma ci vuole mestiere. Perché a forza di variazioni sul tema, riabilitazioni ex post e ricicciature erotizzate altezza zerododici, i succhiasangue letterari a immagine del conte Dracula ci hanno rimesso quasi tutto l'appeal originario. Ci prova Jessica Abel, ottima autrice e infaticabile esploratrice degli incontri/scontri tra culture già sperimentata nell'imperdibile La Perdida: il libro si antitola Sangue Amaro (Black Velvet, € 16,50), è scritto benissimo con il music journalist Gabe Soria e disegnato ottimamente dal carneade inglese Warren Pleece, un Bryan Talbot altrettanto precisino ma con un talento grottesco più marcato.
Life Sucks, questo il titolo a orologeria del volume, ben tradotto da un ispirato Leonardo Rizzi, racconta il coming of age di un Nosfigatus qualsiasi. La vita di Dave, apprendista sanguisuga ventenne dalla fisicata inesistente e dai super-poteri in sonno, scorre fra le nottate di lavoro precario al minimarket, il cazzeggio con altri nerd vampiri e le lezioni di vita del suo signore e padrone: Radu, vampiro rumeno buzzico ma perfettamente integrato nel sistema americano. Tutto sotto controllo, finché nell'equazione non entrano lei e l'altro, cioè la darkettona latina Rosa e il vampiro ricco bello e stronzissimo Wes. E qui l'affare si ingrossa non poco. Un po' teen comedy, un po' romance, un po' dramma esistenziale e pochissimo horror, Sangue Amaro è chic ma non snob, facile ma non banale, sexy ma non volgare, furbetto ma non irritante, cerebrale ma non forzato. E con un finale che ribalta in toto le premesse iniziali, aggiungendo peso specifico a una lettura leggera nella forma, mai nella sostanza. Comprare.

venerdì 4 marzo 2011

Mi ricordo Jody Scheckter


Se Lucio Battisti e il Trota si fossero ucronisticamente concessi un rapporto contronatura dalle parti del 1950 sarebbe venuto fuori Jody Scheckter. Brum Brum!

mercoledì 2 marzo 2011

Sensi di colpa


È possibile che uno che si è fatto le ossa sul fumetto d'azione riesca a riciclarsi come autore drammatico a tutto tondo?
È possibile sì. Ma non è detto che la ricerca di un maggior peso letterario porti per forza più ciccia.
In Europa, dove il fumetto d'autore è di casa dagli Anni 60, certi cambi di passo non hanno comportato particolari sofferenze ai lettori: non c'è di fan di Pratt Moebius o Mattotti che abbia fatto un be' di fronte ad avventure che di anno in anno si facevano sempre più scarne, sempre più essenziali, sempre più metafisiche. Altro è il caso degli Stati Uniti, dove il fumetto problematico è esploso con Art Spiegelman, che Crumb e Bodé e Shelton erano troppo sui generis e troppo genuinamente lisergici per le ambizioni salottiere. Da quelle parti, un passato mainstream genera gli stessi sensi di colpa di una patacca di ragù sulla cravatta. Quindi, niente evoluzione, solo rimozione.
Così David Mazzucchelli, passato dallo spettacolare espressionismo hard-boiled dell'accoppiata con Miller all'espressionismo astratto di Asterios Polyp.
Così anche il canadese Stuart Immonen, che in coppia con la moglie Kathryn ha rinunciato a una carriera da onesto mestierante del superomismo in calzamaglia per tentare il colpo gobbo del romanzo grafico in levare con Moving Pictures (Nicola Pesce editore, 14 euro e 90). Una pièce teatrale a fumetti ambientata nella Parigi occupata dai nazisti, tutta giocata in spazi claustrofobici, sui dialoghi e su un montaggio alternato che alterna passato remoto e passato prossimo mescolando i vizi privati di una esperta d'arte costretta a una tipica liaison vittima/carnefice con un nazi con quelli pubblici della Endlösung. Il gioco funziona nell'unità di tempo e di luogo dell'interrogatorio che fa da fil rouge a una narrazione volutamente allusiva e non lineare: testi e disegni scorrono s'intersecano si affastellano come le correnti di un fiume sotterraneo, sempre uguali e sempre diversi, e tanto di cappello ai coniugi Immonen per le infinite variazioni sul tema del parlarsi addosso. L'attenzione per il dettaglio, però, fa a cazzotti con l'ambizione dichiarata di inscrivere le storie minuscole dei protagonisti nella Storia maiuscola: così, nonostante la gelida eleganza formale, i diversi affluenti del dramma faticano a unirsi nella corrente lenta e solenne di un melò con i controcazzi.
Con un editing più puntuto e rigoroso, poteva uscirne un gioiellino.
Così, non si va oltre una aurea mediocritas giustificata dal taglio inconsueto della vicenda e da un lavoro certosino figlio, forse, dei sensi di colpa degli autori. Che altro? Non tutte le coperte riescono col buco. Nemmeno alla Top Shelf.

martedì 1 marzo 2011

Allineamenti


Nella vita bisogna saper scegliere da che parte stare.
(Io comunque so essere legale buono o caotico neutrale, a seconda di come mi gira).