
Quando portavo i giornaletti corti, Max Bunker era in cima alla lista delle cose che avrei voluto fare da grande. Praticamente la mia personale rockstar del fumetto.
Poi ne ha scritte e fatte tante da farmi crollare il mito.
L'idea che ne ho oggi è quella di una persona drammaticamente piena di sé, molto indurita e un tantinello gretta. Una versione più realistica e canagliesca del suo Numero Uno. E questo approccio pesa anche su Alan Ford. Una testata che nonostante i quarant'anni di vita editoriale e gli innumerevoli coup de théâtre messi in atto dal suo deus ex machina ormai sembra una pallida imitazione dell'originale, come ho già scritto qui.
Provare, per credere, Alan Ford Story, nuova ristampa delle prime mitiche avventure del gruppo T.N.T.
Una collana fatta a immagine e somiglianza del Diabolik in vendita opzionale con la Gazzetta. Oltre che un'ennesima prova dell'eccezionalità di un Alan Ford scritto da un Bunker ironico ma non ancora inacidito dal mestiere e dal business. E disegnato -pardon: creato graficamente- dal Magnus che Bunker è riuscito a rimuovere dalla copertina, ma non dall'immaginario dei lettori.



