...Non è che me n'ero dimenticato. È che ero troppo occupato con le scartoffie. In ogni caso, meglio
Muertos che mai:
sabato 10 novembre 2012
giovedì 1 novembre 2012
Di nuovo in Messico
All'aereoporto di Linate, un intervistatore della Doxa ci intrattiene per una ventina di minuti con una ripassata veloce di letture bibliche.
All'aereoporto di Francoforte, subito prima di salire sull'intercontinentale per Mexico City, mi casca l'occhio sulla targhetta attaccata al bavero dell'hostess Lufthansa che ci controlla le carte d'imbarco. C'è scritto "G. Hell".
salgo sul 747 targato Tedeschia con il culo stretto come dopo una scorpacciata di limoni, convinto di essere finito in un mio personale reboot di Final Destination. Alla faccia dei presagi, la morte deve avere di meglio da fare, e ci lascia lì per le successive tredici ore a goderci le propaggini dell'uragano Sandy, tre-quattro brutti film visti nel modo peggiore, cioè sgranati su uno schermo da nove pollici, l'ordinatissimo e abbastanza orrido rancio Lufthansa e un gatto che da un trasportino tre file avanti alla mia miagola disperato per buona parte del viaggio.
Come da copione, non chiudo occhio.
Io e la Ele sbarchiamo in suolo messicano distrutti dalla stanchezza, alle quattro del mattino ora italiana. Persa una buona mezz'ora a identificare i nostri anonimi trolley in una ammucchiata di altri trolley altrettanto anonimi, saltiamo su un taxi de sitio scelto accuratamente fra i più cari di Città del Messico per andarcene in alberto a dormire per qualche ora. Stamattina, giro veloce di Plaza de la Constitucion, una puntata in Calle Moneda a fotografare qualche scheletro agghindato a festa, un'occhiata sguincia alla spianata del Templo Mayor e via, al volo, di nuovo all'aereoporto per schizzare a Gadalajara.
Dove arriviamo nel primo pomeriggio trovando una città molto americana nell'accezione migliore del termine: una spruzzata di gigantismo, una dose generosa di kitsch, molta vivacità. E una temperatura irreale intorno ai ventisette gradi. Che, insieme al pensiero di mia figlia, mi seduce definitivamente, convincendomi ad aggiungere una tacca al mio elenco di angoli del Messico che per un motivo o l'altro mi sono rimasti nel cuore.
Stasera, birra Modelo e tacos fantastici di lingua, di cotiche, di carne arrosto alla taqueria Providencia. Domani, finalmente, trasferimento in auto a un centinaio di chilometri da qui. E il primo incontro con la creatura. Ce ne sarà da raccontare.
All'aereoporto di Francoforte, subito prima di salire sull'intercontinentale per Mexico City, mi casca l'occhio sulla targhetta attaccata al bavero dell'hostess Lufthansa che ci controlla le carte d'imbarco. C'è scritto "G. Hell".
salgo sul 747 targato Tedeschia con il culo stretto come dopo una scorpacciata di limoni, convinto di essere finito in un mio personale reboot di Final Destination. Alla faccia dei presagi, la morte deve avere di meglio da fare, e ci lascia lì per le successive tredici ore a goderci le propaggini dell'uragano Sandy, tre-quattro brutti film visti nel modo peggiore, cioè sgranati su uno schermo da nove pollici, l'ordinatissimo e abbastanza orrido rancio Lufthansa e un gatto che da un trasportino tre file avanti alla mia miagola disperato per buona parte del viaggio.
Come da copione, non chiudo occhio.
Io e la Ele sbarchiamo in suolo messicano distrutti dalla stanchezza, alle quattro del mattino ora italiana. Persa una buona mezz'ora a identificare i nostri anonimi trolley in una ammucchiata di altri trolley altrettanto anonimi, saltiamo su un taxi de sitio scelto accuratamente fra i più cari di Città del Messico per andarcene in alberto a dormire per qualche ora. Stamattina, giro veloce di Plaza de la Constitucion, una puntata in Calle Moneda a fotografare qualche scheletro agghindato a festa, un'occhiata sguincia alla spianata del Templo Mayor e via, al volo, di nuovo all'aereoporto per schizzare a Gadalajara.
Dove arriviamo nel primo pomeriggio trovando una città molto americana nell'accezione migliore del termine: una spruzzata di gigantismo, una dose generosa di kitsch, molta vivacità. E una temperatura irreale intorno ai ventisette gradi. Che, insieme al pensiero di mia figlia, mi seduce definitivamente, convincendomi ad aggiungere una tacca al mio elenco di angoli del Messico che per un motivo o l'altro mi sono rimasti nel cuore.
Stasera, birra Modelo e tacos fantastici di lingua, di cotiche, di carne arrosto alla taqueria Providencia. Domani, finalmente, trasferimento in auto a un centinaio di chilometri da qui. E il primo incontro con la creatura. Ce ne sarà da raccontare.
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Mi Mexico querido,
Voglino and Sons
martedì 30 ottobre 2012
Valigie
No, non è un poltergeist. Non è il passaggio di un fenomeno atmosferico estremo. Non è la stanza da letto di un teenager in piena fase ormonale e nemmeno un'installazione di Thomas Hirschorn. Non è la tana della nostra cucciolata di macachi rhesus, perché non alleviamo macachi rhesus. Non è il teatro di un attentato dinamitardo. Non è una bancarella "tutto a un euro" al mercato di V.le Papiniano. Non è un attacco di horror vacui.
È la Ele che prepara le valigie.
È la Ele che prepara le valigie.
sabato 27 ottobre 2012
Perdersi
Perdersi la terza stagione di The Walking Dead.
E la seconda di Ufo.
Con la ragionevole speranza di recuperarli, prima o poi.
Perdersi Lucca e il lancio della strip prodotta per Saldapress insieme al Giorgini, Zetacomezombie. Gran peccato, perché si ubriacheranno alla faccia mia.
Perdersi le primarie del Piddì, ma anche quelle del Pidielle. A pensarci, non esattamente una gran perdita.
Perdersi l'unica serata mondana cui non hai mai rinunciato, la festa del tuo compleanno.
Perché il quattordici undici quest'anno si celebra in famiglia.
Io, la Ele e nostra figlia.
Perdersi in uno dei pochi angoli di Messico dove non hai ancora ficcato il naso. Una piccola città con una storia più grande di lei. Una storia che sa di rivoluzione.
Perdersi buona parte dell'autunno, perché da quelle parti il sole non tramonta mai, nemmeno a dicembre. E se tutto va come pensiamo, a quell'epoca saremo ancora lì.
Perdersi fra le valigie, i saluti, gli imprevisti, le scadenze di un viaggio che comincia fra pochi giorni per non finire mai.
Perdersi la pasta integrale per strafogarsi di birria e frijoles refritos. Perdersi le castagne per assaggiare le calaberitas. Perdersi Sant'Ambroeus per el dia de los muertos. Perdersi Fastweb per andare più lenti. In tutti i sensi.
Perdersi dietro alle domande che non hai voglia di farti e a quelle per cui dovrai trovare per forza una risposta. Perdersi le radici per volar via, come un soffione portato dal vento e dalla strizza, e andare a crescere altrove. Perdersi un pezzetto di libertà per conquistarne molte altre.
Perdersi qualche brandello di intimità, per innamorarsi di quello che si è costruito. Perdersi fra i ricordi accumulati nei novecentosettanta e passa giorni trascorsi fin qui, guardando a quelli ancora da vivere. Perdersi per ritrovarsi, prima o poi. E nel caso non si fosse capito: martedì si comincia. Si parte. Si va. Hasta pronto, cabroncitos.
E la seconda di Ufo.
Con la ragionevole speranza di recuperarli, prima o poi.
Perdersi Lucca e il lancio della strip prodotta per Saldapress insieme al Giorgini, Zetacomezombie. Gran peccato, perché si ubriacheranno alla faccia mia.
Perdersi le primarie del Piddì, ma anche quelle del Pidielle. A pensarci, non esattamente una gran perdita.
Perdersi l'unica serata mondana cui non hai mai rinunciato, la festa del tuo compleanno.
Perché il quattordici undici quest'anno si celebra in famiglia.
Io, la Ele e nostra figlia.
Perdersi in uno dei pochi angoli di Messico dove non hai ancora ficcato il naso. Una piccola città con una storia più grande di lei. Una storia che sa di rivoluzione.
Perdersi buona parte dell'autunno, perché da quelle parti il sole non tramonta mai, nemmeno a dicembre. E se tutto va come pensiamo, a quell'epoca saremo ancora lì.
Perdersi fra le valigie, i saluti, gli imprevisti, le scadenze di un viaggio che comincia fra pochi giorni per non finire mai.
Perdersi la pasta integrale per strafogarsi di birria e frijoles refritos. Perdersi le castagne per assaggiare le calaberitas. Perdersi Sant'Ambroeus per el dia de los muertos. Perdersi Fastweb per andare più lenti. In tutti i sensi.
Perdersi dietro alle domande che non hai voglia di farti e a quelle per cui dovrai trovare per forza una risposta. Perdersi le radici per volar via, come un soffione portato dal vento e dalla strizza, e andare a crescere altrove. Perdersi un pezzetto di libertà per conquistarne molte altre.
Perdersi qualche brandello di intimità, per innamorarsi di quello che si è costruito. Perdersi fra i ricordi accumulati nei novecentosettanta e passa giorni trascorsi fin qui, guardando a quelli ancora da vivere. Perdersi per ritrovarsi, prima o poi. E nel caso non si fosse capito: martedì si comincia. Si parte. Si va. Hasta pronto, cabroncitos.
venerdì 26 ottobre 2012
Vorrei che fosse Nolan, invece era Sam Mendes
Per diciamo metà della proiezione, Skyfall-007 se la gioca con i migliori film di mister licenza di uccidere. Daniel Craig e Sam Mendes ballano sull'orlo di stilizzatissimi precipizi psichedelici che sembrano usciti da un amplesso fra il Jim Steranko di Nick Fury, agente dello Shield e lo Stanley Kubrick di tutti i film di Stanley Kubrick, con una stupefacente sequenza in notturna che resta lì a titillare il nervo ottico ben oltre i titoli di coda. Poi, purtroppo capisci che gli sceneggiatori del film si sono messi a scrivere la loro risposta alla saga del Dark Knight di Nolan, e da lì in poi il film dilapida un discreto capitale di sorprendenza a colpi di già visto. A parte questo omaggio alla voga del momento, e un Bardem davvero troppo sopra le righe per shakerarsi (non mescolarsi) nel gran varietà messo in piedi da Sam Mendes, si vola parecchie spanne a nord di Quantum of Solace, e anche di Un bel tot di Bond precedenti. Bicchiere mezzo pieno, dunque: e se al posto del Martini cocktail ci sia la birrazza olandese, pace: è il product placement, bellezza.
mercoledì 24 ottobre 2012
Abbey Roading (hai voglia a camminare)
Ascoltando Abbey Road, comprato stamattina all'edicola in versione Cd rimasterizzatissima pluriaccessoriata up to date dopo aver consumato una musicassetta di papà mio risalente all'ormai lontano millenovecentosettantadue, mi son ripetuto per tipo la millesima volta: ammazza, che bella cover 'sti Beatles.
E poi ci ho aggiunto: figurati se qualcuno non ci ha imbastito su un foto blog raccattando su le foto dei turisti che passano di lì. E infatti, qui, Abbey Roading a mazzi. Buon pro.
E poi ci ho aggiunto: figurati se qualcuno non ci ha imbastito su un foto blog raccattando su le foto dei turisti che passano di lì. E infatti, qui, Abbey Roading a mazzi. Buon pro.
lunedì 22 ottobre 2012
Mi ricordo Black Beauty
Beauty, com'era noto fra gli iniziati nel pieno degli Anni di piombo, era la risposta inglese e vagamente Jane Austen a Furiacabbballodelwest. Stessa livrea catodica scura, stessi frizzi, stessi lazzi, stesso look tutto muscoli e sudore. Ma con un valore aggiunto in più: Judy Bowker. Una persona infinitamente meglio dell'insopportabile pinzillacchero con la camicia a quadri che rimbalzava intorno a Furiaccabballodelwest chiamando Furia di qua, Furia di là, mai che la gente si faccia i cazzi suoi.
Oooh, Judy, come era verde la tua valle, com'eri stupentemente suplime e quanto, quanto ti sognai con il mio cuoricione coi capelli a caschetto che faceva cloppiti clop: ora che ci penso, a parte i vestitini da Holly Hobbie, my wife un po' ti somiglia pure. Tie'.
Oooh, Judy, come era verde la tua valle, com'eri stupentemente suplime e quanto, quanto ti sognai con il mio cuoricione coi capelli a caschetto che faceva cloppiti clop: ora che ci penso, a parte i vestitini da Holly Hobbie, my wife un po' ti somiglia pure. Tie'.
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