La brutta notizia è che non ci sono notizie.
Noi siamo pronti, con la nostra casetta bella linda e accogliente, le valigie fatte, la testa a seimila chilometri da qui e lo sguardo fisso sul telefono.
E lui, il bastardo, non suona.
Ieri la Mariluz ha compiuto 10 anni e noi non c'eravamo. Solo questo conta. Questo, e l'incazzatura omerica nei confronti dell'Ente. Che dopo averci fatto correre come pazzi perché "si parte verso metà settembre, massimo fine settembre", non ci fa partire, non ci dà supporto, non ci dà informazioni, non ci dà tempistiche, non ci dà proposte, non ci dà rassicurazioni, non ci dà risposte.
Come si sta nel limbo? Abbastanza male, grazie. Il mondo intorno continua a girare, ma tu sei congelato nel tuo nulla. Il day by day va via abbastanza liscio, anche se ormai cominci a sentirti un po' ridicolo a dire a tutti parto parto e restare sempre lì. Ma di programmi, anche a breve, neanche a parlarne. E lasciamo perdere i massimi sistemi: qui, anche la spesa settimanale diventa un dilemma. Perché mangiare tocca mangiare, ma varrà la pena di riempire il frigidèr se poi magari ci chiamano?
E loro, i bastardi, non chiamano.
Non so quando partiamo, non so con che compagnia, non so dove alloggeremo, non so quanto ci restaremo, non so quanti e quali documenti ci toccherà fare prime di partire e in che tempi, non so cosa ci stiamo a fare ancora qui, non so, non so, non so.
So solo che ieri era il compleanno di mia figlia, e io non c'ero.
Ufffffffaaaaaaaaaaaaaahhh.
martedì 9 ottobre 2012
Sola d'attesa
lunedì 8 ottobre 2012
Qualcosa di interessante
La prima volta che ho letto "Il Corvo" ero ad Amsterdam fra musei e spinellotti.
Parecchi spinellotti.
Pioveva spesso, nonostante fosse inizio agosto. O forse proprio perché era inizio agosto. E faceva freddo. Così, la sera mi chiudevo in albergo a leggere. E chi ti incontro? Il Corvo, appunto.
Che mi ha tenuto allegro, pardon, depressino, tipo dalle nove di sera alle quattro del mattino.
Alle dieci ero già al telefono con la Play Press. "Ho trovato questo fumetto veramente figo, dobbiamo assolutamente prendere i diritti". Solo che i diritti li aveva appena presi la Magic. Il resto, come si dice, è storia: il brutto film di Alex Proyas, gli inutili sequel, lo sfruttamento scriteriato di un personaggio che aveva senso solo in un'ottica autoriale, e che nella serialità ha perso ogni raison d'être.
Ora leggo che James O' Barr ha deciso di risuscitare il personaggio in una miniserie che torna alle origini cupissime del personaggio, Skinning the Wolves. Con il Corvo in un campo di concentramento nazi. Qualcosa di interessante, anche al netto degli spinellotti. Che ormai stanno passando di moda anche in Olanda.
Pioveva spesso, nonostante fosse inizio agosto. O forse proprio perché era inizio agosto. E faceva freddo. Così, la sera mi chiudevo in albergo a leggere. E chi ti incontro? Il Corvo, appunto.
Che mi ha tenuto allegro, pardon, depressino, tipo dalle nove di sera alle quattro del mattino.
Alle dieci ero già al telefono con la Play Press. "Ho trovato questo fumetto veramente figo, dobbiamo assolutamente prendere i diritti". Solo che i diritti li aveva appena presi la Magic. Il resto, come si dice, è storia: il brutto film di Alex Proyas, gli inutili sequel, lo sfruttamento scriteriato di un personaggio che aveva senso solo in un'ottica autoriale, e che nella serialità ha perso ogni raison d'être.
Ora leggo che James O' Barr ha deciso di risuscitare il personaggio in una miniserie che torna alle origini cupissime del personaggio, Skinning the Wolves. Con il Corvo in un campo di concentramento nazi. Qualcosa di interessante, anche al netto degli spinellotti. Che ormai stanno passando di moda anche in Olanda.
sabato 6 ottobre 2012
Boia chi sfonda
Copertina a quaderno, però un po' come quei vecchi quaderni Pigna di una volta, con il cartoncino innervato da una sottile trama zigrinata.
Carta di pregio, niente di troppo lussuoso o appariscente, ma una grana liscia ben più vellutata della classica uso mano Bonelli, per di più impreziosita da una vaga tonalità champagne.
E sotto la copertina di Aldo Di Gennaro, centodieci pagine di fumetto transgender fra biopic storico, horror gotico e romance, scritto quasi eccezionalmente da Paola Barbato, che compensa un finale forse un tantino compresso con un autentico labour of love di documentazione, studio dei caratteri e montaggio, e disegnato da Giampiero Casertano con una libido meticolosa che rievoca le figatine tutte tratteggi di mangaka come Ryoichi Ikegami e maestri del grottesco come Magnus.
E sì, parte davvero col botto Le Storie, la nuova collana di one-shot di via Buonarroti con un occhio al pubblico odierno tutto pane e romanzi grafici e l'altro a chi rimpiange i fasti vintage di Un uomo un'avventura. Si poteva far di meglio? Forse, a livello di formato: visto il livello qualitativo sopra la media di testi e disegni, non sarebbe stato male esaltarli con una diagonale un po' più generosa. Magari, una roba alla francese. Sarebbe stata una scelta rivoluzionaria, per una collana che rivoluzionaria lo è davvero, nel suo piccolo.
Carta di pregio, niente di troppo lussuoso o appariscente, ma una grana liscia ben più vellutata della classica uso mano Bonelli, per di più impreziosita da una vaga tonalità champagne.
E sotto la copertina di Aldo Di Gennaro, centodieci pagine di fumetto transgender fra biopic storico, horror gotico e romance, scritto quasi eccezionalmente da Paola Barbato, che compensa un finale forse un tantino compresso con un autentico labour of love di documentazione, studio dei caratteri e montaggio, e disegnato da Giampiero Casertano con una libido meticolosa che rievoca le figatine tutte tratteggi di mangaka come Ryoichi Ikegami e maestri del grottesco come Magnus.
E sì, parte davvero col botto Le Storie, la nuova collana di one-shot di via Buonarroti con un occhio al pubblico odierno tutto pane e romanzi grafici e l'altro a chi rimpiange i fasti vintage di Un uomo un'avventura. Si poteva far di meglio? Forse, a livello di formato: visto il livello qualitativo sopra la media di testi e disegni, non sarebbe stato male esaltarli con una diagonale un po' più generosa. Magari, una roba alla francese. Sarebbe stata una scelta rivoluzionaria, per una collana che rivoluzionaria lo è davvero, nel suo piccolo.
mercoledì 3 ottobre 2012
Proprietà privata
Le leggi di proprietà dei bambini, scoperte tardivamente grazie a un caro amico e al suo tombolotto di anni due, ma perfectly fitting anche per molti dei nostri amministratori locali.
martedì 2 ottobre 2012
Richiamo ufficiale
Uno yodel austriaco riprodotto al contrario a velocità accelerata: ecco l'ingrediente principale del leggendario urlo di Tarzan nel mix creato dalle parti del 1932 per il film Tarzan l'uomo scimmia.
Io, per Nuvoletta Rossa, mi sono sbattuto altrattanto: e quindi, nella mia recensione tarzanella dedicata all'ultimo Oldie but Goldie di Magic Press, son riuscito a frullarci dentro Keynes, Umberto Eco, il Watergate e un po' di altra robetta. Prosit.
Io, per Nuvoletta Rossa, mi sono sbattuto altrattanto: e quindi, nella mia recensione tarzanella dedicata all'ultimo Oldie but Goldie di Magic Press, son riuscito a frullarci dentro Keynes, Umberto Eco, il Watergate e un po' di altra robetta. Prosit.
lunedì 1 ottobre 2012
Male, malissimo
Dopo una vita passata a disegnare per il quotidiano comunista, Vauro Senesi lascia. Prossima fermata, Il Fatto Quotidiano: un giornale che dal momento della sua uscita nelle edicole sta lavorando attivamente per celebrare i funerali del manifesto e spolpare il suo cadavere dei pochi, irriducibili lettori che gli restano.
Dal punto di vista umano, la mia stima per Vauro resta immutata. Il nostro tiene famiglia. E dovendo scegliere fra una navigazione incerta e perigliosa a bordo di una zattera Gericault-Style e una poltrona comoda sulla tolda di un brigantino che veleggia intorno alle 50.000 copie di venduto, be', è perfettamente logico che abbia scelto la seconda opzione. Certo, vederlo schierato con gli aspiranti saprofagi di via Valadier fa male, pardon, Male: ma qui bisognerebbe interrogarsi sui motivi esistenziali, umani e politici di questo inopinato cambio di casacca, e forse è meglio non approfondire.
Resta il fatto che la caccia al prossimo vignettista del manifesto è ufficialmente aperta. Chi volesse partecipare può contattare la segreteria del giornale scrivendo a dimafoni@ilmanifesto.it o telefonando allo 06 68 71 93 31. E in culo alla balena.
Dal punto di vista umano, la mia stima per Vauro resta immutata. Il nostro tiene famiglia. E dovendo scegliere fra una navigazione incerta e perigliosa a bordo di una zattera Gericault-Style e una poltrona comoda sulla tolda di un brigantino che veleggia intorno alle 50.000 copie di venduto, be', è perfettamente logico che abbia scelto la seconda opzione. Certo, vederlo schierato con gli aspiranti saprofagi di via Valadier fa male, pardon, Male: ma qui bisognerebbe interrogarsi sui motivi esistenziali, umani e politici di questo inopinato cambio di casacca, e forse è meglio non approfondire.
Resta il fatto che la caccia al prossimo vignettista del manifesto è ufficialmente aperta. Chi volesse partecipare può contattare la segreteria del giornale scrivendo a dimafoni@ilmanifesto.it o telefonando allo 06 68 71 93 31. E in culo alla balena.
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