domenica 10 aprile 2011

Quant'è buono 'sto cattivo


Fra i personaggi più indovinati di Boardwalk Empire c'era lui: il federale integralista cattolico interpretato da Michael Shannon.
Uno con una faccia che sembra fatta apposta per farti paura, con quell'espressione apocalittica/integrata che fa tanto Norman Bates, l'occhietto azzurro ghiaccio on the rocks e quello zic di pura follia però accuratamente repressa che se qualcuno pensasse a un remake di Shining cazzo lui sì che sarebbe un Jack Torrance perfetto.
E insomma, vien fuori che in The Man of Steel di Zack Snyder Shannon sarà il generale Zod.
Io avrei preferito Brainiac, che tutto 'sto citazionismo di Dick Donner abbasta, però Shannon come Zod me lo compro subito. E alé.

giovedì 7 aprile 2011

mercoledì 6 aprile 2011

Frequentando brutta gente


Sarà il mio look vagamente Maurizio Merli.
Sarà la nostalgia per il prog rock, le Tepa, il cono blob e la Saltafoss.
Sarà perché ero poco ma c'ero, come la particella di sodio dell'acqua minerale.
Sta di fatto che sabato 9 aprile alle diciotto punto trenta spaccate ci ho un puntello in via Padova 133, al Ligera café, per chiacchierare un po' di quella Milano Criminale che ci piace tanto.
Ci saremo io, il Tito Faraci, il Beppe Ferrario e il Maurizio Rosenzweig.
E chi pensa di tirarci il bidone, peggio per lui. Tanto, sappiamo dove abita.

martedì 5 aprile 2011

Lancio Fulvia


Quand'è che un'invenzione diventa un classico?
Quando supera la prova del tempo.
È una costante che funziona in tutti i campi - moda, letteratura, arte eccetera. Ma non nella satira.
Perché la satira nasce e muore in un dato momento storico. Quindi, in genere, una vignetta non ha il tempo di diventare un classico.
Certo, poi ci sono le eccezioni. L'ombrello di Altan, i politici en travesti di Forattini, i civili bombardati di Vauro sono preistoria. Ma fanno ancora il loro sporco lavoro. Perché mantengono tutto il loro potenziale originario. Un po' come gli slogan pubblicitari evergreen. Il che ci porta alla quadratura del cerchio: una strip satirica stagionatella ma ancora attualissima, realizzata da due che il mondo della pubblicità lo hanno bazzicato a lungo.
Tutti da Fulvia il sabato sera, nata nel 1976 sul "Corriere" e trasmigrata nel giro di pochi anni su "Repubblica" portava le firme di Tullio Pericoli ed Emanuele Pirella.
Uno disegnava, scavando col pennino fra le rughe, i velluti e i sorrisi rigidi dei salotti milanesi, e riproducendoli su carta con la minuzia di un paesaggista. L'altro applicava alle chiacchiere radical-chic la stessa sintesi graffiante di head come O così o Pomì, È nuovo? No, lavato con Perlana o Non avrai altro jeans all'infuori di me. Insieme, nel tempo che gli lasciava il lavoro vero, si divertivano a mettere alla berlina il mondo intorno a loro, ridendo di e con amici e conoscenti. Pugno di ferro in guanto di cachemire. E sorrisi. Tanti. Lievi. Elegantissimi. Aciduli. Spiazzanti. Spesso amari. Poi Pirella ha pensato bene di posare la penna per sempre, e la striscia si è fermata lì.
Ora. Tutti da Fulvia è una mostra che conta una cinquantina di vignette realizzate fra il 1976 e il 2009, e selezionate personalmente da Pericoli. Rileggerle appese al muro o sul catalogo vuol dire ripercorrere nello stesso momento l'evoluzione della striscia e quella della realtà italiana. Mentre il segno si fa sempre più astratto e la "gabbia" del fumetto si riduce a un'unica vignetta, il salotto di Fulvia si svuota. Le ultime vignette ce la mostrano sola, liftatissima, irrimediabilmente persa nella sua irrimediabile vacuità. La visione d'insieme è un vuoto d'aria, una bolla che comprime stomaco e diaframma, una vertigine insieme divertita e orripilata. Che racconta un modo di intendere il mondo (e il fumetto) unico e irripetibile.

lunedì 4 aprile 2011

Il gioco del Deppio



È dal 2003 che guardando Pirati dei Caraibi ci avevo un tarlo. Pensavo:

Chi mi ricorda Jack Sparrow?

Chi mi ricorda Jack Sparrow?

Chi mi ricorda Jack Sparrow?

Ieri sera, improvvisa, l'illuminazione.









A' Gionni, dacce li sordi!

domenica 3 aprile 2011

Gong Bong


Prima intervista ufficiale su Gang Bang. La trascrizione della chiacchierata Cartoomica fra due vecchie lenze della Play Press come Alex Bottero e il sottoscritto. Ovviamente, è tutto qui.
(Che poi, letto il titolo, ci tengo a ribadirlo: non che la paternità del progetto mi dispiaccia, ma Gibbì è un'opera corale, coralissima: io ci ho messo del mio, ma senza il Quotidiano comunista e le amichevoli partecipazioni di amici e conoscenti ora non staremmo parlando di niente).

venerdì 1 aprile 2011

Finto Brass


Prima o poi arriva quel momento della vita in cui il medio regista di blockbuster miliardari apre le ali e spicca il volo, facendo il suo film.
Tipo Tim Burton quando si è inventato Edward mani di forbice.
O Chris Nolan con Inception.
Ecco, quando è toccato a Zack Snyder si è inventato Sucker Punch. Sucker Punch porta alle estreme conseguenze tutto il, diciamo, cinema di Snyder. Quindi: trama esile, sceneggiatura inesistente, recitazione stilizzata, anatomie fetish, un'overdose di effetti visivi e Bullet Time a strafottere. Riassunta così, sembra la solita merda. Invece, incredibilmente, ci si diverte. A patto di considerare il film per quello che è: un pasticciaccio che in mano a un regista vero avrebbe potuto diventare un classico, e con Snyder dietro la macchina da presa è un comic book animato che le spara grossissime. Sembra quasi di vederlo, Zack, mentre gioca con le sue Baby Doll sbatacchiandole qua e là e facendo pshhh bum crash con la boccuccia: che tenerezza, caro.