lunedì 6 dicembre 2010

Quando i morti corrono


Quando ho saputo che The Walking Dead sarebbe andato in onda ogni lunedì alle 22,45, ho pensato che avrei mollato subito. Non l'ho fatto, e meno male: perché con il passare delle settimane, la serie prodotta da AMC per Fox si sta dimostrando sempre più slegata dal fumetto originale, e sempre più interessante.
Prendiamo il sesto episodio, in onda ieri e mercoledì 8 in seconda serata su Fox. Quarantacinque minuti di tempo sospeso, ambienti asettici e finta normalità, per un finale che ribalta le premesse, restituendo Rick Grimes e Co. al mondo degli zombie dopo avergli concesso di accarezzare il sogno di una vita normale.
Totale scene con zombie: una. Totale scene d'azione: una. Totale suspense: tanta. A quintalate. E del genere che non ti aspetti: quello che ti porta a temere il futuro più del presente. Una splendida metafora della precarietà della nostra epoca, che dimostra tutta la vitalità dei morti viventi. Chapeau.

11 commenti:

Flavio ha detto...

Prendiamo il quinto episodio, in onda ieri in seconda serata e oggi su Fox +1.

Mi sa che ti riferisci al sesto episodio. Per fortuna mi son fermato dopo questa riga evitando spoiler. :P

Comunque gran bella serie e un approccio davvero originale al genere zombie apocalypse. Ce ne fossero.

saldaPress ha detto...

Il mondo è bello perché è vario. Io ho avuto l'impressione che lo sceneggiatore se ne fosse andato 15 minuti prima del finale di puntata.

Andrea V. ha detto...

@Flavio: cioè ho contato male? Era l'ULTIMO episodio? AAAARRRRGGGGHHH!

@ Cic: sei sempree il solito, dai. Qualche cazzata c'era (vorrei capire come si fa a sparare a uno zombie dentro un tubo per la TAC) ma devi ammettere che il crescendo dal minuto uno al fugone finale era davvero alta scuola. E una scelta coraggiosa, vista la target audience del programma.

saldaPress ha detto...

Potremmo parlare dell'esplosione "arma finale fine di mmondo" che non spacca i vetri dei finestrini e che non brasa nemmeno un po' i due dietro la trincea a 20 metri dalla zona di esplosione (senza contare che non si ribaltano le auto e non suona nemmeno qualche allarme).
Potremmo parlare delle carreggiate liberissime dai cadaveri, dell'ordine con cui questi zombi muoiono educatamente sull'erba e non sulla strada per non intralciare il traffico.
Potremmo anche parlare del fatto che i videogames non si usano x non consumare corrente ma il corridoio ha 12 luci accese.
Di questo e di molto altro (sì, tipo il tubo della TAC).

Ma mi interessa di più parlare del fatto che, negli ultimi 15/20 minuti i personaggi praticamente non ci sono (cfr. Daryl Dixon che gira senza sapere che cosa fare e la tizia che sceglie di restare senza che si sia capito chi è che che cosa la lega al gruppo) e che un finale di stagione (soprattutto di una serie che riprende fra un anno) deve avere qualcosa in più di tre parole sussurrate all'orecchio di Rick.

No, così non va per niente.

Se fai una serie di 6 puntate non puoi avere questi cali di qualità, non puoi dare la sensazione di navigare a vista (e se poi do retta al mio lato estremista, dico che con sole 6 puntate puoi anche farle tutte con la qualità della prima).

Cosa hanno raccontato in fondo queste 6 puntate:
1. che c'è un apocalisse zombie che rende le città impraticabili e costringe i sopravvissuti a muoversi
2. che nessuno sa niente di che cosa l'ha causata
3. che Rick ha ritrovato la famiglia e un gruppo (e che in giro ci sono altri gruppi)
4. che i rapporti tra Rick e Shane si sono incrinati
5. che c'è un rapporto labilissimo tra Andrea e Dale 6. che Daryl ha perso il fratello che forse è in giro ancora vivo ma monco
7. T-Dog: non pervenuto

Tutto qui. Ed è pochino se confrontato (dal punto di vista della sceneggiatura) a, che so?, 6 puntate di Mad men.

E aggiungo anche altro: la brutta sensazione è che, tolto il pilot (che ormai abbiamo capito che fa storia a sè) la qualità della produzione di questa prima stagione fosse bassa.
Nei film di Romero hai come la sensazione che se l'inquadratura facesse un passo indietro, mostrerebbe un mondo invaso dagli zombi.
In TWD senti che la messa in scena è limitata a ciò che vediamo e per questo, quando ci sono gli zombi, sono quasi sempre inquadrature strette (o, in presenza di campi lunghi, di breve durata). E di questo te ne accorgi ovviamente di più quando la sceneggiatura (e la scrittura dei personaggi) traballa.

Andrea V. ha detto...

Karma negativo a palla. Anche da parte mia, che ho commentato di fretta e malamente (la puntata era la sesta e non la quinta, stasera niente replica, etc.).
Gran parte dei difetti che citi mi paiono comunque veniali, tutto sommato.
Io di buono mi porto a casa le performance del cast, gli effetti speciali e il senso di inquietudine e precarietà che mi ha lasciato addosso soprattutto quest'ultima puntata.
Non sarà la fine del mondo, ma onestamente da un prodotto del genere non mi aspetto mirabilie.
E trovo comunque interessante che Darabont & C. abbiano tentato strade autonome rispetto al fumetto.
Che ritengo sempre ottimo e abbondante.

saldaPress ha detto...

Io non butto via tutto il progetto TWD in tv che, tutto sommato e guardando i numeri, sembra che abbia funzionato.

Però vedo anche i difetti che hanno caratterizzato questa prima stagione e, mentre li guardo, penso che buona parte di essi erano comodamente evitabili e che – considerami estremista se vuoi – la strada da percorrere era quella tracciata nel pilot che, probabilmente, avrebbe fatto di TWD in tv quel capolavoro che invece, alla luce dei fatti, non è: quel lunghissimo silenzio e la palla in testa alla bimba zombie in apertura di serie sono scelte coraggiose che nel resto della serie non sono state replicate.

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea V. ha detto...

Posso dirlo? Non credo che le parole "capolavoro" e "serial" siano compatibili. Ogni serial che si rispetti punta a una audience il più ampia possibile, e questo non può che portare a dei compromessi sul piano dei contenuti. In quest'ottica, TWD per me resta un esercizio di stile piuttosto valido, e ben più provocatorio e godibile degli ultimi film di Romero, che dopo "Land" sembra ormai votato al survival horror per motivazioni puramente alimentari.
Certo, come hai sottolineato tu, in TWD non tutto ha funzionato a meraviglia. Ma quello che ha funzionato dimostra che si può ancora usare l'horror per parlare d'altro: della labilità dei legami, della disgregazione della società, della fragilità del mondo attuale eccetera. Cosa che oggi in cinema e in Tv accade raramente. Almeno rispetto al cinema "de paura".
Per me, quindi, il bicchiere resta pieno per tre quarti.
@ Flavio: post corretto con orari e numerazione puntate giusta. Libri di storia raddrizzati!

Flavio ha detto...

:D

Concordo sostanzialmente col tuo ultimo post comunque.

Ma allo stesso modo non si può dare torto a Ciccarelli quando dice che, nel bene o nel male, la serie ha raccontato pochino.

Comunque stasera guardo il finale di stagione e poi, se interessa, butto giù anche io una analisi più dettagliata.

Ciao.

Andrea V. ha detto...

Fai come se fossi a casa tua.
Però non fare come il Cicca, che butta via l'acqua sporca con lo zombino dentro.

CREPASCOLO ha detto...

''Il serial è l'unico terreno nel campo dell'esperienza umana in cui atteschisca il capolavoro'' ( My Way -Aaron Spelling ).
Centotrenta numeri di Ledd perfettamente in carreggiata, da leggere guidando con il cruise control e sorbendo un beverone ghiacciato, per inciampare nel Veleno di Cenerentola. Scalena ed imperfetta, ma finalmente viva ed imprevedibile.
Quasi trent'anni di Mister No che prende a calci il suo Piper per arrivare a quella storia a Cuba con un agente CIA corrotto, dissoluto e vagamente parsifalico che fronteggia un Drake alcolizzato.
Sette anni di splendide indagini di Colombo - tutte con la stessa struttura, whodunit assente, Falk che esce svagato dalla comune e rientra illuminato nello showdown per arrivare a ''l'orologio del Commodoro '' con pause e dialoghi presi di peso da quei tizi che aspettavano Godot. E l'assasino è un altro. Presi in giro. Bravi.
Microvariazioni sul tema. Una lieve increspatura dopo eoni di calma piatta: ecco il capolavoro.
Io seguo ogni sera il TG de LA7 perchè Mentana ogni sera dice che ''incombe Lilli Gruber ''- il che la dice lunga su quello che pensa della collega - in attesa del momento in cui si lascerà sfuggire che è stufo di portare acqua ad una tizia che cucina sulla graticola i suoi ospiti e si pappa uno share mai visto a quell'ora su di una emittente che fa il botto solo con il tale del teatro civile e che, Paolini escluso, la rete è un covo di egomaniaci come Ghigno Piroso. Riguarderò il filmato per anni sul tubo. CAPOLAVORO.