lunedì 25 agosto 2014

La storia infinita (dieci anni senza Enzo Baldoni)



Dieci anni senza tabacco.
E senza un orologio al polso.
Senza patate arrosto, fritte o tradotte in puré.
Senza avventure sentimentali.
Rinunce fatte per scelta, per puntiglio, per vanità, per convenienza. Rinunce compiute magari a fatica, perché senza risico niente rosico, ma comunque a cuor leggero, con la spossatezza buona di una lunga passeggiata. Rinunce che ti restituiscono tutto quello che perdi in una forma diversa, più compiuta, più incisiva, più rotonda.
Dieci anni senza Enzo Baldoni. Ucciso, secondo le cronache, il 26 agosto del 2004.
Una rinuncia imposta dal caso? Forse. O forse, lo scontro impari fra il pensiero rettiliano di un fanatico jihadista e l'apertura mentale di un grande curioso. Un reporter per hobby armato solo di portatile e fotocamera, oltre che di quel vago senso di invulnerabilità che nasce dalla fede nella propria fondamentale onestà, dalla capacità collaudata di farsi concavi o convessi a seconda delle situazioni, dal fiuto, dall'apertura mentale, dalla pura e semplice fortuna. Che poi, per Enzo andava costruita con l'impegno, il lavoro, i chilometri, perché il caso va aiutato. Sempre.
Una formula non facile da sintetizzare, ma capace di portare a risultati insperati: la chiacchierata con il subcomandante Marcos fra le fresche frasche della Selva lacandona, il tête-a-tête con una soldatessa delle FARC, le vacanze a Timor Est (bevuta gratis a chi riesce a localizzarlo sulla cartina senza passare per Wikipedia, il Timor Est).
Una formula contagiosa, anche. Forse, per quel vago sentore di adrenalina che va a braccetto con ogni autentica avventura. Non che ogni volta debba scapparci un pezzo giornalistico, intendiamoci. Ma il gusto per la scoperta, la testimonianza di prima mano, l'idea di un repertorio di bei ricordi da condividere, la consapevole ebbrezza di aver alzato la propria personale asticella di qualche centimetro fanno sempre un sacco di differenza. Che uno faccia il giornalista, l'operatore di call center, il fumettaro, il barman acrobatico o il militante.
Ecco, chi in questi dieci anni non ha mai smesso di chiedersi perché e per come Enzo sia arrivato al suo appuntamento con gli assassini che ce l'hanno portato via può provare a cercare qualche traccia infinitesimale della sua ratio nei suoi diari. Lo stesso fuoco scoppiettante che anima le storie dei suoi eredi più genuini: altri grandi curiosi che grufolano per il mondo alla ricerca di storie da vivere e condividere ben oltre i social. Persone speciali che spesso la pagano cara, come dimostra il caso recentissimo e orripilante di James Foley. E che morendo malamente, in un deserto, nell'ingannevole cielo azzurro di fine agosto, riscrivono la stessa storia senza riuscire a cambiare il finale. 
Noi figli di un Salgari minore, viaggiatori da scrivania, diversamente coraggiosi che abbiamo avuto il privilegio di fare un pezzo di strada insieme a Enzo, noi che siamo ancora qui a raccontarla, aspettiamo proprio questo: un finale che dia senso alla rinuncia. Fino ad allora, non resta che continuare a seguire il filo della memoria. Anno dopo anno.

martedì 12 agosto 2014

Robin Uuuhhh


Anche un grande attore può cadere come una pera Williams. Depressione.

giovedì 31 luglio 2014

Maschera mortuaria

Aaahhh

La prossima sessione di make-up di Dick Smith si terrà presso la più vicina funeral house. Sfiga.

Maledetto ti amerò

...Ma anche no

Dura, sfuggire al fascino di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Troppo bello il personaggio, troppo feuilleton la sua vita dissoluta, troppo misteriose le circostanze della sua tormentosa scomparsa. In Bonelli, avevano già provveduto a ricamarci su Alfredo Castelli e Daniele Caluri in uno speciale Martin Mystère particolarmente brillante di qualche anno fa, Il codice Caravaggio: non sorprende, quindi, che a inaugurare la serie degli speciali estivi di LeStorie sia proprio lui, il ricercatissimo (in tutti i sensi) pittore di santini seicentesco protagonista occulto di Uccidete Caravaggio!.
A ricamare sui se i ma e i forse del pasticciaccio barocco Peppe De Nardo e Giampiero Casertano, qui in massimo spolvero anche grazie alla scelta del colore. In altri Paesi canterebbero tu chiamala se vuoi grefic nòuvel inneggiando al mestiere degli autori: qui, ci limitiamo ad applaudire convintamente un piccolo saggio di docufiction che è anche e soprattutto una perfetta macchina da spettacolo, una LaStoria universale che ha tutte le carte in regola per figurare fra le migliori letture disimpegnate di questa stagione. Casomai un domani o un dopodomani a qualcuno saltasse l'uzzolo di una edizione di prestigio king size à la Orfani, una copia è già prenotata: hai visto mai.

mercoledì 30 luglio 2014

mercoledì 23 luglio 2014

Alla rivoluzione con l'Ape

Apesritivo
Un maschio adulto di scimpanzé pesa circa ottanta chili. E rispetto a un uomo normale, ha una forza pari al triplo. Se ci aggiungiamo la dentatura, oltre a un sistema operativo più affine a quello di King Kong che ai pagliaccetti pelosi dei vecchi film con Johnny Weissmuller, capire i potenziali production values del nuovo Il pianeta delle scimmie - Apes Revolution di Matt Reeves viene piuttosto facile. E infatti, al di là di una trama tanto lineare e shakespeariana da sembrare profilata su tutti i box office del pianeta, Revolution funziona a livello di puro stomaco, di conflitto fra dionisiaco e apollineo, di opposti estremismi post-moderni, di scene di lotta di classe alla City Hall. È subito intrattenimento familiare old school, insomma: roba più sporca e viscerale dei vecchi film di Franklin J. Schaffner e dal brutto remake di Tim Burton e un bel po' più manichea del reboot di Rupert Wyatt. Un Balla coi lupi con le scimmie nude nel ruolo delle giacche blu e i primati nel ruolo dei pellirosse, dove l'effetto speciale distopico e straniante sta tutto in una condizione umana ormai irrimediabilmente minoritaria e loser.  Nel gran varietà cavernicolo e cavernoso della Frisco futuribile, tutto si tiene: la famigliola nucleare che sembra scappata dal set di Falling Skies, la suddivisione tranchant fra belli/buoni e brutti/cattivi, la comune tensione verso l'obiettivo borghese di una vita fatta di commodities - cibo, energia, armi, utensili, un tetto sulla testa, magari gli antibiotici…roba che in altri tempi avremmo considerato stucchevole, ma che in un mondo massacrato dal turbocapitalismo fa ancora la sua porca figura. E sì, al finale non troppo happy ci si consola pensando che da questa parte dello schermo le cose non vanno ancora così male. Poi apri i giornali, e la scimmia sale, sale, sale.

martedì 15 luglio 2014

Cane da caccia (leggi: "da cacciare")


Per chi coltiva il sogno di fare fumetti, o di leggerne di belli davvero, ci sono storie che non c'è verso di lasciarsi scappare. Opere paradigmatiche per l'inventiva o l'efficacia dei testi o dei disegni. Avventure che non invecchiano, perché nella narrativa come nella vita le macchine perfette non si scassano mai.
In questo senso, i primi 59 numeri del Ken Parker di Berardi e Milazzo sono un'autentica miniera d'oro. Qualità media alta, spesso sopra le media del periodo, almeno per una collana popolare. E una decina di numeri indimenticabili, da leggere e rileggere e ancora e ancora e ancora perché ogni volta è come la prima volta.
Così, questa settimana, vale la pena di correre in edicola a procurarsi il numero 13 della serie. Come tutte le storie migliori di Ken, Lily e il cacciatore è una storia che frulla insieme tanti generi, dal fantasy alla commedia al western revisionista, al romance. E riesce a farlo attraverso gli occhi di una cagnetta, che fin dalle prime vignette ruba la scena al protagonista (putativo) della serie. Citazioni da Battaglia, flashback "a matrioska" e un racconto in due atti che sarebbe piaciuto a Jack London o Fenimore Cooper e che riesce nel miracolo di far convivere respiro epico e intimismo, panza e cervello, coraggio e terrore: tutti gli estremi della condizione umana, scritti e disegnati benissimo. Godimento doppio per chi ha un quattrozampe in casa. Ma non è un requisito minimo di sistema, sempre che il cuore batta al ritmo giusto.