giovedì 11 settembre 2014

Due metri e venti nell'alto dei cieli

Gnam


Richard Kiel, indimenticabile cattivo di Zerozerosette, morde la polvere. Disperazione.

mercoledì 10 settembre 2014

Mi ricordo Mike Oldfield





Quanto talento, il buon Michele Vecchiocampo (A parte Moonlight Shadow, che ci aveva già rotto i coglioni all'epoca).

lunedì 8 settembre 2014

Principessima

Palpatine (sostantivo femminile plurale)
Che se un fumetto così l'avesse scritto un uomo, con la storia della prostituta che se ci fai quattro salti in allegria muori malamente, ci avrebbero dato subito del misogino duro.
O del sessuofobo.
O del... be', va be'.
E invece: l'ha scritto la Barbato. Alla sua quarta LaStoria dopo Il boia di Parigi (bello e basta). e La pazienza del destino (un po' sovraccarico, ma insomma grande mestiere). E dopo La Gabbia (divertissement, ma sempre bello). Insomma, quando scrive la Barbato, normalmente, tanta roba.
Qui, tantissima. Un po' per i disegni di un Nicola Mari molto, molto, molto in palla, e un po' per la storia in sé. Il gusto per il feuilleton è quello già intravisto in altri frangenti. Le ossessioni, pure: la marginalità, la malattia, la famiglia come innesco molto edipico di ogni respiro narrativo, a comprendere singhiozzi e rantoli, lo status quo come gabbia. Ci fosse spazio per un filo di humour, saremmo al nirvana. Ma anche nella sua dead seriousness, la signora le corde del cuore le strimpella con le unghie e con i denti. E con una padronanza di tonalità minori da fare invidia al Puccini lacrimogeno e perturbante di Tosca, un'opera che sta a questo numero della collana come un bicchiere di porto a una fettina di blue cheese. crinoline, tuguri dickensiani, grand guignol, amori irrealizzabili, mostri e per chiudere in bellezza il sesso come una roba che semplicemente non si fa. Presente il Verhoeven di Black Book? Presente Il labirinto del fauno di Del Toro? Presente Crash di Cronemberg? Ecco, ci siamo capiti.
E no, non si fosse capito quella roba con Jake Gyllenhaal non c'entra niente.

lunedì 25 agosto 2014

La storia infinita (dieci anni senza Enzo Baldoni)



Dieci anni senza tabacco.
E senza un orologio al polso.
Senza patate arrosto, fritte o tradotte in puré.
Senza avventure sentimentali.
Rinunce fatte per scelta, per puntiglio, per vanità, per convenienza. Rinunce compiute magari a fatica, perché senza risico niente rosico, ma comunque a cuor leggero, con la spossatezza buona di una lunga passeggiata. Rinunce che ti restituiscono tutto quello che perdi in una forma diversa, più compiuta, più incisiva, più rotonda.
Dieci anni senza Enzo Baldoni. Ucciso, secondo le cronache, il 26 agosto del 2004.
Una rinuncia imposta dal caso? Forse. O forse, lo scontro impari fra il pensiero rettiliano di un fanatico jihadista e l'apertura mentale di un grande curioso. Un reporter per hobby armato solo di portatile e fotocamera, oltre che di quel vago senso di invulnerabilità che nasce dalla fede nella propria fondamentale onestà, dalla capacità collaudata di farsi concavi o convessi a seconda delle situazioni, dal fiuto, dall'apertura mentale, dalla pura e semplice fortuna. Che poi, per Enzo andava costruita con l'impegno, il lavoro, i chilometri, perché il caso va aiutato. Sempre.
Una formula non facile da sintetizzare, ma capace di portare a risultati insperati: la chiacchierata con il subcomandante Marcos fra le fresche frasche della Selva lacandona, il tête-a-tête con una soldatessa delle FARC, le vacanze a Timor Est (bevuta gratis a chi riesce a localizzarlo sulla cartina senza passare per Wikipedia, il Timor Est).
Una formula contagiosa, anche. Forse, per quel vago sentore di adrenalina che va a braccetto con ogni autentica avventura. Non che ogni volta debba scapparci un pezzo giornalistico, intendiamoci. Ma il gusto per la scoperta, la testimonianza di prima mano, l'idea di un repertorio di bei ricordi da condividere, la consapevole ebbrezza di aver alzato la propria personale asticella di qualche centimetro fanno sempre un sacco di differenza. Che uno faccia il giornalista, l'operatore di call center, il fumettaro, il barman acrobatico o il militante.
Ecco, chi in questi dieci anni non ha mai smesso di chiedersi perché e per come Enzo sia arrivato al suo appuntamento con gli assassini che ce l'hanno portato via può provare a cercare qualche traccia infinitesimale della sua ratio nei suoi diari. Lo stesso fuoco scoppiettante che anima le storie dei suoi eredi più genuini: altri grandi curiosi che grufolano per il mondo alla ricerca di storie da vivere e condividere ben oltre i social. Persone speciali che spesso la pagano cara, come dimostra il caso recentissimo e orripilante di James Foley. E che morendo malamente, in un deserto, nell'ingannevole cielo azzurro di fine agosto, riscrivono la stessa storia senza riuscire a cambiare il finale. 
Noi figli di un Salgari minore, viaggiatori da scrivania, diversamente coraggiosi che abbiamo avuto il privilegio di fare un pezzo di strada insieme a Enzo, noi che siamo ancora qui a raccontarla, aspettiamo proprio questo: un finale che dia senso alla rinuncia. Fino ad allora, non resta che continuare a seguire il filo della memoria. Anno dopo anno.

martedì 12 agosto 2014

Robin Uuuhhh


Anche un grande attore può cadere come una pera Williams. Depressione.

giovedì 31 luglio 2014

Maschera mortuaria

Aaahhh

La prossima sessione di make-up di Dick Smith si terrà presso la più vicina funeral house. Sfiga.

Maledetto ti amerò

...Ma anche no

Dura, sfuggire al fascino di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Troppo bello il personaggio, troppo feuilleton la sua vita dissoluta, troppo misteriose le circostanze della sua tormentosa scomparsa. In Bonelli, avevano già provveduto a ricamarci su Alfredo Castelli e Daniele Caluri in uno speciale Martin Mystère particolarmente brillante di qualche anno fa, Il codice Caravaggio: non sorprende, quindi, che a inaugurare la serie degli speciali estivi di LeStorie sia proprio lui, il ricercatissimo (in tutti i sensi) pittore di santini seicentesco protagonista occulto di Uccidete Caravaggio!.
A ricamare sui se i ma e i forse del pasticciaccio barocco Peppe De Nardo e Giampiero Casertano, qui in massimo spolvero anche grazie alla scelta del colore. In altri Paesi canterebbero tu chiamala se vuoi grefic nòuvel inneggiando al mestiere degli autori: qui, ci limitiamo ad applaudire convintamente un piccolo saggio di docufiction che è anche e soprattutto una perfetta macchina da spettacolo, una LaStoria universale che ha tutte le carte in regola per figurare fra le migliori letture disimpegnate di questa stagione. Casomai un domani o un dopodomani a qualcuno saltasse l'uzzolo di una edizione di prestigio king size à la Orfani, una copia è già prenotata: hai visto mai.