sabato 28 febbraio 2015

Conclusione logica



Alla fine, l'hanno riportato su.

V For Lorenzo

The right stuff
Per uno che campa di fumetti, separarsi da quelli raccolti in una vita è maledettamente difficile.
Perché al di là della storia che c'è dentro, collezionando fumetti distilliamo attimi, luoghi o persone che magari nel mondo reale non esistono più, e che noi conserviamo attraverso quei simulacri cartacei. Certo, magari il 90% delle cose che abbiamo in casa possono diventare regali, merce di scambio o nei casi più prosaici danari contanti: ma sugli scaffali di ogni appassionato riposa uno zoccolo duro di pubblicazioni da cui non separarsi mai. Tranne che in casi di assoluta emergenza. Perché ogni volta che lo apri, quel libro ti riporta a una fumetteria che ha chiuso i battenti, all'università, a un amore svaporato, a quella vacanza che così non ne hai fatte più. Cose che non tornano.
Il che mi porta a Lorenzo Bartoli. Che era uno sceneggiatore colto e sensibile, e una persona onesta. E andandosene in punta di piedi lo scorso 5 ottobre ha lasciato dietro di sé una figlia e una moglie che magari un domani chissà, ma adesso hanno bisogno di tutto il sostegno possibile.
Altri, più bravi a disegnare, ci hanno messo le loro tavole.
Altri ancora, più collaudati e noti come autori, ci hanno messo i loro scritti.
Io ci metto due magnifici ricordi. Un pomeriggio di vent'anni fa fra gli scaffali de "Le nuvole parlanti", la leggendaria libreria di Gianni Berti in via Canonica. E una serata del 2008, a strafogarsi di fumetti e whisky con David Lloyd. Ricordi cartacei, ovviamente: il cartonato Noi siamo i Fantastici Quattro della Corno, con dentro una avventura seminale come "Che ci sia la vita!" di Lee e Kirby e lo spaccato del Baxter Buiding, e la bella edizione in bianco e nero di V for Vendetta edita qualche anno fa da Magic Press con dedica e disegno in rigoroso trattopen rosso di un David già bello carico ma affilato e somber come non mai.
Da stasera alle 21, questi piccoli cimeli disegnati vanno ad aggiungersi alle tavole e alle illustrazioni in vendita su eBay per dare una mano a Tiziana e Greta. A prezzi da realizzo, date le premesse.
E guarda un po', a vedere quei vuoti nella mia libreria mi viene da commuovermi per qualcosa di meglio che una fase anale prolungata. Chi compra, ha diritto anche a un po' del mio tempo: una dedica personale e personalizzata che sono pronto a offrire su misura ai fortunati acquirenti. Buona asta.

giovedì 26 febbraio 2015

La caduta dell'impero



La fine era nota.
Cast decimato, atmosfera di disfacimento, quel senso di malinconia che prelude a un finale in calando. E poi, quei flashback così insistiti, come a dire che l'Alfa deve necessariamente coincidere con l'Omega, che il cerchio va chiuso, che il cupio dissolvi delle ultime puntate, con tutti quei cadaveri eccellenti, va ricondotto a un ordine immanente.
E cosí, cinque anni e cinquantasei puntate dopo quell'incipit folgorante firmato da Scorsese, Boardwalk Empire va a morire. Ne danno il triste annuncio tutti quelli che pensano che con tutti i limiti e le mancanze del caso del caso oggi l'intrattenimento Tv stia offrendo emozioni più compiute e appaganti di molto cinema recente. Il malumore è mitigato dalla consapevolezza che all'orizzonte incombono altri serial ben scritti, ben recitati, sorretti da valori produttivi all'altezza dei migliori schermi in alta definizione. Ma anche così, la ghigna alla Richard Widmark di Nucky Thompson/Steve Buscemi, gli stomp dei ruggenti Anni 20, il whisky di contrabbando e l'America nata e vissuta nelle strade mancano giâ terribilmente. 
Ah, le care vecchie cose di una volta.

mercoledì 25 febbraio 2015

Mare Forza Spongebob


Sì, come da trailer è una puntata di Spongebob gonfiata di steroidi.
Che se ti piace Spongebob non è un problema.
Il pregio (e il limite) del film sta proprio in questo: mentre gioiellini animati recenti come Rapunzel, Hotel Transilvania o Ralph Spaccatutto mettevano d'accordo tutti filando lesti sul doppio binario della trama for kids però infarcita da salutari zampate sotto la cintura, l'altezza media di Spongebob - Fuori dall'acqua resta sempre sotto il metro. Qualche sghignazzata metanarrativa qua e là ci scappa, soprattutto nella prima parte della lotta per il salvataggio del leggendario hamburger Krabby Putty dalle grinfie del pirata Antonio Banderas. I momenti più gustosi del film, però, sono quelli iniziali in 2D di una Bikini Bottom apocalittica molto Mad Max, i viaggi nel tempo fra Kubrick e il miglior Shelton o le stoccatine nonsense disseminate qua e là dal creatore del personaggio Stephen Hillemburg insieme con il co-sceneggiatore e regista di innumerevoli avventure sottomarine Paul Tibbit. Poca ciccia, invece, e assai prevedibile, nella attesa e lunga sequenza d'azione in animazione CGI del sottofinale: fuori dall'acqua, e dentro l'omaggio dichiarato a cinefumetti più venduti, gli spettatori più stagionati sono fatalmente condannati a ritrovarsi in debito d'ossigeno, e con qualche sospetto di puro merchandising. Restano, naturalmente, la irresistibile simpatia del cast, insieme con una confezione all'altezza del grande schermo, con fondali più ricchi, animazioni più curate e un mix di tecniche 2D, cut-out, Stop Motion, CGI decisamente inconsueto anche per il titular character.

venerdì 20 febbraio 2015

Sarti mortali

Trova le differenze
Come il fumetto originale di Millar & Gibbons, anche il cinefumetto di Kingsman - The Secret Service si gioca tutto nei confini di una trama che è un accumulo di citazioni, una vertigine di dejà vu che fa di queste due ore e spiccioli di pellicola un frullato di ingredienti già collaudati altrove. In primis, ovviamente, vengono in mente i vari 007 e Mission: Impossible e Bourne Identity. Ma anche MIB - Men in Black, e My Fair Lady, e Lock & Stock, e World War Z, e Kick Ass… Finché regge l'equilbrio fra azione e parodia, il risultato risulta godibile: il contrasto fra i sapori decisi da blockbuster americano tutto botti e product placement e il retrogusto legnoso da commedia proletaria british funziona piuttosto bene, soprattutto durante i primi capitoli di questo romanzo di formazione per aspiranti poliziotti globali. I nodi vengono al pettine alla lunga, quando Kingsman - The Secret Service segue Millar nello spirito e diventa una copia carbone più volgare e imbarbarita dei modelli di riferimento. Man mano che si procede verso l'ormai immancabile easter egg sui titoli di coda, quindi, i virtuosismi diventano manierati, i colpi sotto la cintura gratuiti, le strizzate d'occhio stucchevoli, i sorrisi più stiracchiati. E quello che poteva essere un bel saggio di meta-narrativa pop impreziosito dall'ottimo cast british scade in un filmetto efficace ma rozzo, proprio come il giovine spione al centro della vicenda. Morale meta-narrativa: puoi pure portare un tronista dal miglior sarto di Savile Row: ma per farne un perfetto gentlemen ci vuole ben altra classe.

sabato 7 febbraio 2015

Parlare male di Zerocalcare

Le chiacchiere, a Zero
Gira che ti rigira la critica fumettistica facente funzione pare poco seria o poco informata o pronta a giudicare senza manco leggere o in buona sostanza riducibile ai due opposti estremismi del rosicone o del prezzolato. Da queste parti, seguiamo la regola molto old school del silenzio dissenso, quella sì scuola Linus dei bei tempi: non si parla mai dei fumetti che non piacciono.
Fra i conti aperti, in controtendenza, Zerocalcare. Vero è che ho il limite di non capire e non bazzicare volentierissimo il fumetto non fumetto e che per cartoni e merendine giapponesi sono un tantino fuori tempo massimo. Vero è che fra la sovraesposizione e l'inflazione il passo e breve. Vero è che ogni buona critica deve (dovrebbe) prescindere dal superamento di un pregiudizio, e quando non c'è verso meglio lasciar perdere. Vero è che Michele Rech prospera (soprattutto) su lettori che i comics li bazzicano poco, quindi mi toccherebbe uscire dalla mia comfort zone
Ma se io fossi Zerocalcare, non Zero e stop, per il pezzo pubblicato oggi da il Venerdì di Repubblica sotto sotto un po' mi incazzerei. 
La cover story non fa onore né al lavoro di Rech per Internazionale né alla persona. Il ritratto dell'artista da giovane di Piero Melati ha il sapore paternalistico superficiale e carezzevole delle indimenticabili imboscate di Libero Quotidiano a proposito del sequestro e della morte di Enzo Baldoni. Il reporter a fumetti come cucciolotto radical chic della buona borghesia salottiera di sinistra, l'Idiot Savant dal cuore d'oro pronto a lasciare Rebbbibbia e saltare in bocca all'ideale pur nella consapevolezza della disgraziata fine di quelli di Charlie Ebdo (sic), quello che sì va be' ci ho la vita mia e frequento i centri sociali ma quando mamma chiama non ce n'è per nessuno, quello che è salito a bordo del treno giusto ma in fondo in fondo ancora non si capacita.
Un altro film rispetto all'autore che personalmente continuo ad apprezzare molto poco per non dire Zero proprio, ma di cui invece apprezzo eccome la volontà recente di mettersi in gioco alla faccia dei propri limiti narrativi per azzardare strade diverse, sicuramente più rischiose ma anche più proficue. Ma per cogliere il passaggio, i fumetti bisogna leggerli spesso, con cognizione di causa, con consapevolezza. Non tenerli lì a prender polvere finché qualche brillo fibrillo non decide di cancellarli usando il Kalashnikov al posto della gomma pane, e serve qualche eroe mediatico da far accomodare nell'anticamera del salotto buono. L'odiato Mourinho, tempo fa, parlava del rumore dei nemici: meglio quello, forse, della simpatia a gettone di chi ti spara in copertina dando la sensazione di stare sul pezzo per portare a casa qualche lettore in più.