venerdì 17 ottobre 2014

Pugaciuff

Se n'è andato anche l'altro papà di Tiramolla, Cucciolo e il mitico luposki della steppa Pugacioff: formidabili quegli albi.

giovedì 16 ottobre 2014

Sentinelle, in piedi

Ostia!
Nel 1926, Il presidente messicano Plutarco Elias Calles emana la riforma del codice penale.
Sembra un colpo di spugna volto a raffreddare la crosta di un Paese uscito dalla Revoluciòn con le ossa a pezzi. Ma Calles è anche ferocemente anticlericale, tanto da essersi guadagnato il soprannome di "El Turco" per le proprie posizioni. Così, fra le pieghe del nuovo codice, nasconde una serie di divieti su misura per le tonache: vietate le messe, vietati i sacramenti, vietate le immagini sacre come quella, iconica, della "Virgencita".

In alcuni stati, la legge passa senza intoppi. In altri, no. È il caso dello stato di Jalisco, stato agricolo per eccellenza e una delle culle del cattolicesimo messicano. Qui, la Chiesa si fa carboneria, con battesimi e funerali celebrati di nascosto, nelle case o nei ranchos fuori città. E quando la reazione esplode, trasformando sacerdoti e fedeli in bersagli, i buoni cristiani prendono le armi e scatenano una guerriglia destinata a protrarsi per quattro anni. 

Per inciso - e qui sta il busillis - l'unica crociata mai condotta al di fuori della Terra santa.
Storie epiche, quelle della rebeldia cristera (ma a Tepatitlan de Morelos, epicentro dello scontro, mai definirla rebeldia: si incazzano di brutto). 

Storie epiche, si diceva. C'è quella di Victoriano Ramirez detto "El Catorce", brigante, piatolero, dongiovanni, tradito per aver fatto ombra a un leader della rebeldia e fucilato senza troppi complimenti; quella del generale Gorostieta, raro caso di cristero ateo morto in un'ultima, epica battaglia a pochi giorni dalla fine delle ostilità; c'è quella di Tepatitlan De Morelos, dove un platano seccato per motivi misteriosi ricorda che proprio lì fu impiccato un sacerdote con una bella faccia india; e in mezzo, ci sono storie più sordide, da quelle dei gringos, decisi a raffreddare gli animi perché la guerra fa male al business, a quella del Vaticano di Pio XII, ça va sans dire inorridito dall'ossimoro dei preti combattenti.
Materiali difficili da approcciare e gestire filmicamente. Che però, nelle mani di uno sceneggiatore e un regista di vaglia avrebbero potuto brillare di luce propria: per dire, Mission di Roland Joffe, tormenti ed estasi, avventura e realpolitik, la sublimazione della carne, la bella morte… Niente di tutto questo in Cristiada di Dean Wright, ex responsabile degli effetti speciali di un tot di blockbuster recenti. 
Piuttosto, una prosecuzione di La passione di Cristo di Gibson con altri mezzi, con begli attori come Oscar Isaac e Andy Garcia convertiti presto e bene, cristeros tutti in odor di santità e dorados tutti cattivissimi. 

Un western da sentinelle in piedi con vista sul martirio, ineccepibile nella forma ma manicheo fino al grottesco nella sostanza, e spesso piuttosto disinvolto nel piegare la realtà storica alle esigenze della buona novella. Un curioso oggetto filmico distribuito ben sua anni dopo la "prima" in Vaticano per mancanza di candidati, da osservare a debita distanza, come tutti i bei brutti film che si rispettino.

mercoledì 15 ottobre 2014

martedì 7 ottobre 2014

Primizie di stagione


Ivo Milazzo, Enrique Breccia, Peppe De Nardo e Daniele Bigliardo. E poi il regista Alessandro Rak, autore del lungometraggio MAD Entertainment L'arte della felicità, e l’animatrice giapponese Fusako Yusaki, firma dei leggendari spot Fernet Branca con la plastilina. E ancora il giornalista Vito Foderà, l'ex Bluvertigo Andy e un numero speciale di Dylan Dog ambientato a Cosenza… È davvero ricco il menu di Le strade del paesaggio, appuntamento autunnale dedicato al fumetto e all'animazione in programma dal 10 al 26 ottobre nel capoluogo calabro. Una buona scusa per passare da quelle parti, prima di andare a Lucca. Tutti i dettagli qui.

lunedì 6 ottobre 2014

Senza avvisare


La società dei poeti estinti ha riaperto i battenti. 

Senza avvisare. 

Grazie di aver partecipato, Lorenzo.

venerdì 3 ottobre 2014

In bambola

L'orrore, l'orrore

La vera storia della bambola Annabelle.
Quella sì, era genuinamente disturbante.
Il problema è che il film del carneade John R. Leonetti, già DP di un tot di film di paura serie tv e altre pinzillacchere, quella storia lì la risolve nel giro di un'inquadratura. E di storia ne racconta un'altra, che frulla insieme roba già vista e stravista da L'Esorcista a Poltergeist a Rosemary's Baby a The Ring fino al recente The Conjuring - L'evocazione, di cui questo Annabelle è uno spin-off. E on top of that, ci sono tutti, ma proprio tutti i luoghi comuni di ogni fumettaccio brutto che si rispetti: gente che si mette in casa bambole orrende dicendo va' che bello, gente che va in cantina nottetempo mentre fuori son tuoni e lampi, gente che affronta il Male con la emme maiuscola in rigorosa solitudine.
Ne esce un horror da sei politico, telefonato con mezz'ora di anticipo nella trama e nei momenti bù, decente sul piano della messa in scena e delle interpretazioni, raffazzonassimo nella scrittura, con personaggi presi e spostati qua e là ad minchiam come bambole di pezza, appunto, e spunti potenzialmente interessanti assolutamente sprecati. La sufficienza passa attraverso l'approccio tutto suspense (e niente gore) e all'idea di trattare l'orrida bambola come un incolpevole strumento del male, senza derive alla Chucky. Una trappola evitata con rozza eleganza.
In ogni caso, un film importante: non tanto per la qualità intrinseca, ma per il brivido involontario offerto dallo stato dell'arte del cinema horror Made in Usa. Un tempo, autentica fucina di terrori dal formidabile potenziale eversivo e oggi stanca masturbazione di organi sensoriali ormai irrimediabilmente ammosciati. Cercasi luccicanza disperatamente.

mercoledì 24 settembre 2014

Vecchia scuola

Questi fantasmi

Ci aveva provato nel 2006 la Eura Editoriale, a riportare in edicola The Phantom, per gli amici L'Uomo Mascherato: e all'epoca, era stato un bagno di sangue, con una rivista molto pop malauguratamente schiattata nel giro di sei numeri per manifesta impraticabilità di campo. Gran peccato, perché la scommessa di rilanciare il primo eroe in calzamaglia dell'urbe terracqueo nonché il modello di praticamente tutti i vigilanti a venire avrebbe meritato miglior fortuna, non foss'altro che per la qualità delle storie (relativamente) recenti realizzate per il mercato scandinavo, dove il nostro alle soglie delle ottanta primavere resta un autentico best seller.
Otto anni dopo, a spezzare una lancia per l'ombra che cammina è Mondadori Comics. Si riparte dai bei tempi che furono, con le prime otto storie dell'eroe di Lee Falk & Ray Moore in formato pocket più una ricca introduzione vergata per l'occasione da Luciano Secchi. Il rapporto prezzo-qualità è ottimo e abbondante, con oltre 600 pagine di strisce vintage rimontate e stampate più che dignitosamente in verticale a quattordici euro e novantanove. Pochissimi i vizi di forma, uno su tutti la mancata citazione per traduttore e letterista: se, come pare, queste strip sono le stesse pubblicate a suo tempo da Comic Art, spendere qualche parola per Luciano Guidobaldi & C. sarebbe stato doveroso. Prossimi volumi in uscita: Mandrake, l'ipnotista in marsina, e Agente Segreto X-9 di Alex Raymond. E se oltre ai boh e i bah dei puristi del formato orizzontale dovesse cascare giù dal cielo qualche uuuh di meraviglia per il grande ritorno del fumetto vintage, chissà che non ci sia spazio per un prosieguo dell'avventura. Tenere presente: L'Uomo Mascherato avverte una sola volta.