giovedì 9 dicembre 2010

Luuungo fucile


C'è stato un tempo in cui amare Ken Parker era facile.
Berardi e Milazzo stringevano in pugno un personaggio dirompente, e non avevano paura di usarlo. Il western a fumetti, che fino ad allora era rimasto ostaggio di titani marmorei come Pecos Bill o Tex, finalmente spalancava canyon e praterie a un (anti)eroe autentico. Un character derivativo quanto altri cowboy della tradizione - qui il modello era il film Corvo Rosso non avrai il mio scalpo - ma santoddio: finalmente adulto. Il protagonista era uno straordinario uomo normale. Uno che poteva indifferentemente vincere facile o perdere male, darle o prenderle, impallinare un villain senza fare un plisset o struggersi di fronte a un sentimento inatteso. Ken Parker aveva la leggibilità di una collana seriale, ma la potenza visionaria di un fumetto sperimentale. Un western crepuscolare che ogni mese - o addirittura ogni tot pagine - poteva sconfinare nel mystery, nel surreale, nel comico, addirittura nella critica sociale. Ken Parker era scritto e disegnato cento volte meglio di tante altre collane seriali. E per questo, nel 1984, ha chiuso i battenti: impossibile, per un fumetto tanto ricco, sottile, curato, reggere i ritmi stremanti della produzione in serie. E Ken è rimasto lì, ferito, dolente, sospeso nel limbo in attesa della parola fine.
Da allora in poi, amare Ken Parker è diventato difficile. Difficilissimo. Perché sì, Berardi e Milazzo hanno tentato di risuscitarlo a più riprese, ma senza mai scrivere l'ultima pagina della saga. Troppo affetto? Può darsi: ma chi ha tentato di star dietro alle peregrinazioni di Ken fra gli anni ottanta e il nuovo millennio ha dovuto barattare ogni pagina nuova con chilometri di ristampe. Quella integrale realizzata dalla Panini nel 2006 faceva ben sperare: ma anche in quel caso, la premiata ditta ha rinviato l'appuntamento con la storia a data da destinarsi.
Ora, Berardi scrive di voler riprendere a cavalcare con Ken. Però l'ennesima sgroppata potrebbe toccare ai lettori: il sogno, infatti, è una ristampa definitiva, stavolta a colori. Forse, chissà. destinata a concludersi con gli episodi rimasti in sospeso. O forse no: perché magari, chi è arrivato fin qui potrebbe accusare questi trent'anni e rotti di fatica.
E sedersi sulla riva del fiume in attesa di quel gran finale che somiglia sempre più a una chimera.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io Ken l'ho scoperto tramite una di quelle ristampe, Ken Parker serie oro, comprata a numeri sparsi nelle bancarelle al mercato. Forse doveva finire con sciopero, il ken parker magazine successivo aveva perso qualcosa della magia precedente. Sarebbe però bello leggere la fine, sperando che non sia un'occasione mancata ma all'altezza del resto della saga.
Simo

loradelconto ha detto...

. berardi e milazzo rimangono fino ad oggi i genitori del miglior fumetto seriale mai pubblicato in italia.

andrea voglino ha detto...

Quoto. Ma resta sempre una grande, grandissima incompiuta.