sabato 6 marzo 2010

L'armadietto del dolore


Se c'è un po' di giustizia a questo mondo, stasera i tre soldatini di Kathryn Bigelow faranno il mazzo a quelli del suo illustre ex marito. E almeno un par di Oscar The Hurt Locker meriterebbe di portarseli a casa: quello per Miglior film e Miglior attore protagonista. Come in Full Metal Jacket, qui la guerra è minimale, secca come polvere, svuotata di ogni enfasi. Come in Full Metal Jacket, le tentazioni superomistiche sanno di nevrosi, e l'unica emozione concessa è una tensione che resta addosso ben oltre i titoli di coda. Con la sua faccia facciosa da rockstar Anni 80, Jeremy Renner è bravissimo a raccontare quello che capita quando un uomo diventa la guerra: il nichilismo, le regressioni, l'impossibilità di reggere i legami, la morte come abitudine, l'impossibilità di lasciarsi alle spalle il passato.
Con Avatar, The Hurt Locker condivide diversi punti in comune: tutti e due i film raccontano uno scontro di civilità, hanno una trama esile e puntano tutto su personaggi archetipici e sul linguaggio visivo. A differenza di Avatar, però, il film della Bigelow sfrutta a fondo la macchina del cinema per spremerne emozione allo stato puro. È entertainment, ma nel senso più alto e nobile del termine: e di film così ce ne vorrebbero a pacchi.
Per chi se lo fosse perso, stasera su SKY Cinema + 24 alle 23.10.

16 commenti:

saldaPress ha detto...

Premesso che a me i film che hanno in qualche modo a che fare con la guerra in Iraq mi lasciano sempre abbastanza indifferente (tipo "Redacted" di De Palma, anche se qujesta affermazione mi costerà l'espulsione a vita dal Club degli Amicici di Duellanti) e che rappresentare il disinnescatore in territorrio ostile come un astronauta su un pianeta ostile è una bella intuzione visiva, io "Hurt Locker" (che mi ero perso al cinema e ho recuperato con il DVD di Ciak) non l'ho trovato tutto questo gran film.
Mi sembra che dica cosa già dette in un modo già visto (compreso il soldato drogato di guerra che senza guerra è un disadattato). Senza considerare che ho passato tutto il film a cercare dove fosse (nel testo filmico) 'sto cazzo di armadietto.
Interessante invece la sfida agli Oscar tra "Hurt Locker" e "Avatar" proprio per le parentele tra i due film (oltre a quelle tra i due registi).

saldaPress ha detto...

ps: ma comunque sia ai paragoni con "Full Metal Jacket" non ci sto.
Il Vietnam di Kubrick è un posto della mente (come quello di Coppola), entrambi sontuosi proprio perché se ne infischiano di parlare di quella guerra specifica.
L'Iraq messo in scena dalla Bigelow, invece, pretende di essere l'Iraq, inquadrato da un punto di vista marginale (quello degli artificieri) ma comunque l'Iraq.

Andrea V. ha detto...
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Filippo ha detto...

direi che abbiamo avuto soddisfazione

Andrea V. ha detto...

Come darti torto?

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea V. ha detto...

@ Andrea: nel mio post, il paragone con FMJ si ferma all'aspetto stilistico del film, non a quello filosofico. Sulla stessa falsariga, la descrizione del nemico come minaccia indistinta e impersonale mi ha ricordato anche "Black Hawk Down"...
Comunque, ribadisco: il mio parere è che THL vada visto come un esercizio di stile sul cinema d'azione, non come un film di denuncia. E in quel senso, certe sequenze lasciano il segno: penso a quella dell'autobomba, o alla sparatoria nel deserto.
E sì, è un film sull'Iraq.
Ma vogliamo mettere con puttanate pretenziose e autenticamente insincere come "Jarhead"?

saldaPress ha detto...

Sì, in effetti come film lo vedo più vicino a Black Hawk Down (ma l'estetica di Scott poi ha dato origine a una "visione" che ancora oggi stiamo giocando su tutte le console) ma le sezioni non di combattimento mi sembrano proprio dalle parti di Jarhead (film spompo anche secondo me).

Insomma, a me l'Oscar ad Hurt Locker non mi sconvolge più di tanto (più o meno lo vedo come quando sento lodare come capolavori Traffic o 21 grammi).
Dico solo che mi sembra un film che, quando è uscito, è passato insosservato perché non era più di tanto interessante.

Ecco, da vecchio Duellante, oltre allo scanfandro, del film mi ha colpito la bomba dentro il corpo di Cronenberghiana memoria.

E la dedica della Bigelow a tutti quelli che portano un'uniforme. Vabbè…

Andrea V. ha detto...

In effetti, quella se la poteva risparmiare.
Ma considera anche il contesto in cui il film è stato realizzato ed è uscito: il 2008 dell'era Bush.
Nei cui confronti, ammetterai, il film non è certo stato tenero.

saldaPress ha detto...

Esattamente non è tenero in che punto?
In che cosa critica gli americani che stanno in Iraq?

saldaPress ha detto...

Ma dov'è il tuo fenomenale Crepascolo quando serve una recensione?

Andrea V. ha detto...

@ Crepascolo: se ci sei batti un colpo.
@ Cic: come scrive Mariuccia Ciotta sul manifesto di oggi: "L'antagonismo alla guerra è nel «mirino» della cinepresa, che continuamente compie detour dalla «scena madre» e inquadra dettagli fuori campo, orrori e amori a margine, non inquadrabili alle cronache mediatiche" ... "Bigelow (...) mette in scena l'artificiere (...) il soldato che disinnesca la morte e ci sta dentro, la vede lavorare in diretta e subisce un annientamento emotivo più devastante della pioggia di napalm. In questo THL (...) si avvicina al cinema decostruito di Aldrich e Fuller e all'occhio obliquo di Eastwood in «Lettere da Iwo Jima»".
Ah, quanto amo le discussioni oziose.

saldaPress ha detto...

Ho un unico dilemma morale: il mio guru, interpellato stanotte su Shutter Island e The Hurt Locker, si è così pronunciato:

"piccolo piccolo il primo, immenso il secondo".

Capisci? Lui è il mio guru e io l'armadietto del dolore l'ho guardato un pezzo lavando i piatti.

Andrea V. ha detto...

Ahi ahi ahi. È la seconda stroncatura su "Shutter Island" in due giorni. Che il BVZM (nel senso di Scorsese) abbia perso il suo tocco?
Sarebbe terribile!

saldaPress ha detto...

Il mio guru però non ha detto brutto. Ha detto piccolo piccolo (che poi come si fa a dire brutto con Scorsese? Nemmeno The aviator era brutto).

Andrea V. ha detto...

Mi avevi fatto preoccupare.