domenica 31 luglio 2011

Capita, in America


In Captain America, il momento della verità arriva a metà film, quando Howard Stark replica con Steve Rogers le stesse pantomime già viste fra Lucius Fox e Bruce Wayne in Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro. Da lì in poi, l'unico divertimento è fare a chi azzecca più citazioni da altri film col vicino di poltrona. "Questa scena con le moto è para para Il ritorno dei Jedi". "Questa nella base dell'Hydra è presa di pacca dal primo Star Wars, guarda la prospettiva, è uguale uguale uguale". "L'assalto al treno l'aveva già fatto Snyder in Sucker Punch, ma meglio". "Qui hanno saccheggiato I predatori dell'arca perduta". E così via, in un profluvio di dejà vu.
Quelli, e Chris Evans, uno Steve Rogers beefcake che tenta di supplire al carisma = zero con un broncetto sgualdrino da Pin-Up di Tom of Finland, potabile forse per fanciulle in fiore e gay, per gli etero in platea giammai.
Peccato, perché nonostante la sensazionale topica di un Teschio Rosso in concorrenza con il Führer, la sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely aveva compiuto il piccolo miracolo di sintetizzare con una certa efficacia le due anime del super-soldato per eccellenza, quella propagandistica degli Anni 40 e quella "fuori tempo massimo" della gestione Lee-Kirby-Steranko.
Un regista come si deve avrebbe potuto tirarne fuori un bel filmetto. Johnston, che non è un regista come si deve, ha fatto quello che poteva fare con il budget non eccellente a sua disposizione: un compito in classe da sei meno meno, sufficientemente spigliato nella prima parte, teribbile man mano che ci si arranca verso il gran finale, derivativo di bestia, tedioso quando vorrebbe essere epico e affrettato nei momenti fondamentali. Non il peggior cinefumetto di sempre, ma neanche nei primi dieci: mettiamolo nello scaffale fra l'Hulk di Ang Lee e i Fantastici Quattro
di Tim Story, e chiudiamola lì.

4 commenti:

illustrAutori ha detto...

mmm... direi qualcosina meglio sia dei FF che di quell'Hulk (anche se per conto mio il Golia Verde aspetta sempre una rappresentazione decente in qualsivoglia medium... a parte la run a fumetti di Peter David, ovviamente)

però all'inizio la frase di scherno al Fürher che cerca nel deserto (palese richiamo ai "Predatori", usato a modello per ricreare il 1942 del film di Cap) da fan di Indy mi ha fatto ridere, peccato però che i "Predatori" si svolga nel 1936... ;-)

Pangio ha detto...

Perchè in America non hanno puntato forte sul personaggio , stanziando un bel budget sostanzioso e assumendo un bravo regista?
Eppure Capitan America è l'icona per eccellenza degli Usa e quindi un filmetto fessacchiotto come questo ( stando alle critiche che sto leggendo in gioro non avendolo ancor visto) rende un cattivissimo servizio al personaggio e alla Marvel.
Probabilmente la domanda fa il paio con quest' altra: come mai la Bonelli ha permeswo che facessero quello sconcio di film sul suo personaggio di punta (insieme a l'immarcescibile Tex)?.
Mistero.
Saluti

Pangio ha detto...

Aggiungo che il film rende un cattivo srevizio anche agli U S A
Saluti

Andrea V. ha detto...

@ Loris: dei F4 sì, dell'Hulk di Ang Lee direi di no. Tranne forse che per l'immortale trovata dei barboncini.

@ Pangio: il problema è che c'erano discrete possibilità di tirarci fuori un film discreto, e a questo giro le responsabilità sono tutte tutte tutte del regista.