giovedì 1 aprile 2010

Batman - Il ritorno


Per riuscire a gustarmi fino in fondo un numero del Batman Planeta mi è toccato reggerne trentuno pacchissimi.
Giunti che fummo a Batman 32, finalmente, il miracolo: quarantotto pagine filate di roba decente. Da non credere, visti i rovesci che Dan Di Dio & soci hanno imposto al Pipistrellone da La resurrezione di Ra's Al Ghul in giù.
Intendiamoci, Battaglia per il mantello - brutto però tradurre così Battle for the Cowl: si poteva e si doveva far di meglio - aggiorna ai nostri tempi un copione già visto all'inizio degli Anni 90 su Knightfall e dintorni. Anche in questo caso, si sta a bordo campo a chiedersi a chi toccherà prendere il posto di Bruce Wayne sotto la cappa dell'Uomo Pipistrello. Anche in questo caso, il candidato Bat è telefonato con quarantotto pagine di anticipo. Però prima Tony Daniel e poi Judd Winick & Ed Benes riescono a imprimere alla vicenda quel minimo garantito di sospensione dell'incredulità che ogni fumetto super-eroico degno di tale nome dovrebbe offrire al lettore, frullando insieme edipo, azione e sentimento, e dando un minimo di corpo e personalità a membri della Bat-Famiglia che al di fuori delle proprie testate non godono di pari dignità.
Il risultato? Non certo un classico immortale. Ma un ottimo starting point per chi aveva abbandonato la collana al suo destino, e per chi finora non si era mai concesso il piacere di un viaggio premio a Gotham City. Tre euro e novantacinque, in tutte le edicole del Regno.

4 commenti:

saldaPress ha detto...

Trovo sempre incredibile che tu abbia ancora voglia di leggerti questa roba. Davvero.

Andrea V. ha detto...

Deformazione professionale.
Perlomeno ho tagliato buona parte delle testate DC che seguivo in lingua originale.
La crisi, sai.
(Qualunque accezione tu dia a questo termine).

Skull ha detto...

Ma non vi piace nemmeno il Bats di Morrison? -_^

Fabrizio ha detto...

Quoto, quoto, quoto.
Tolgo dalla paccottiglia praticamente tutti i numeri disegnati da Nguyen. In particolare il ciclo di Hush mi ha ricordato quella bella roba che firmava Chuck Dixon negli anni '90.