martedì 5 aprile 2011

Lancio Fulvia


Quand'è che un'invenzione diventa un classico?
Quando supera la prova del tempo.
È una costante che funziona in tutti i campi - moda, letteratura, arte eccetera. Ma non nella satira.
Perché la satira nasce e muore in un dato momento storico. Quindi, in genere, una vignetta non ha il tempo di diventare un classico.
Certo, poi ci sono le eccezioni. L'ombrello di Altan, i politici en travesti di Forattini, i civili bombardati di Vauro sono preistoria. Ma fanno ancora il loro sporco lavoro. Perché mantengono tutto il loro potenziale originario. Un po' come gli slogan pubblicitari evergreen. Il che ci porta alla quadratura del cerchio: una strip satirica stagionatella ma ancora attualissima, realizzata da due che il mondo della pubblicità lo hanno bazzicato a lungo.
Tutti da Fulvia il sabato sera, nata nel 1976 sul "Corriere" e trasmigrata nel giro di pochi anni su "Repubblica" portava le firme di Tullio Pericoli ed Emanuele Pirella.
Uno disegnava, scavando col pennino fra le rughe, i velluti e i sorrisi rigidi dei salotti milanesi, e riproducendoli su carta con la minuzia di un paesaggista. L'altro applicava alle chiacchiere radical-chic la stessa sintesi graffiante di head come O così o Pomì, È nuovo? No, lavato con Perlana o Non avrai altro jeans all'infuori di me. Insieme, nel tempo che gli lasciava il lavoro vero, si divertivano a mettere alla berlina il mondo intorno a loro, ridendo di e con amici e conoscenti. Pugno di ferro in guanto di cachemire. E sorrisi. Tanti. Lievi. Elegantissimi. Aciduli. Spiazzanti. Spesso amari. Poi Pirella ha pensato bene di posare la penna per sempre, e la striscia si è fermata lì.
Ora. Tutti da Fulvia è una mostra che conta una cinquantina di vignette realizzate fra il 1976 e il 2009, e selezionate personalmente da Pericoli. Rileggerle appese al muro o sul catalogo vuol dire ripercorrere nello stesso momento l'evoluzione della striscia e quella della realtà italiana. Mentre il segno si fa sempre più astratto e la "gabbia" del fumetto si riduce a un'unica vignetta, il salotto di Fulvia si svuota. Le ultime vignette ce la mostrano sola, liftatissima, irrimediabilmente persa nella sua irrimediabile vacuità. La visione d'insieme è un vuoto d'aria, una bolla che comprime stomaco e diaframma, una vertigine insieme divertita e orripilata. Che racconta un modo di intendere il mondo (e il fumetto) unico e irripetibile.

4 commenti:

illustrAutori ha detto...

artista, mostra e galleria fantastici, consigliatissima (e lo dico stringendo in mano il catalogo autografato all'inaugurazione)

Andrea V. ha detto...

Ma dove cacchio eri? Mica ti ho visto.
E dire che ti si nota!

illustrAutori ha detto...

mannaggia,... nemmeno io t'ho beccato! ma ero in dolce compagnia e in fregola di skizzare subito via... ;-)

Andrea V. ha detto...

Ahhh, furbino.