giovedì 12 marzo 2009

David Murphy 911: titoli di coda


“David Murphy: 911” è arrivata al capolinea.
Lunga vita a “David Murphy: 911”.
Non che finora sia stato tutto rose e fiori, intendiamoci. Roberto Recchioni non è mai stato tipo per famiglie, e alle prese con una saga lontana dagli abituali registri sesso, droga e rochenroll ha tribolato in più punti, trascinando anche l’ottimo Matteo Cremona su una strada abbastanza accidentata. Due le magagne più cospicue. In primis, il profluvio di citazioni colte e incolte che punteggiano la saga: troppe, troppo urlate e talmente insistite da diventare più un elemento di disturbo che un valore aggiunto. E poi, l’amalgama fra serio e faceto. Finché lo humour è quello sardonico di “John Doe”, problemi zero. Ma azzeccare il perfetto mix fra slapstick e avventura “pura” non è roba da mazzulatori alla puttanesca. Ci vuole una padronanza bestiale dei tempi comici e dello stile. Una parola di troppo, un primo piano di troppo o una vignetta di troppo e anche la miglior messa in scena perde di efficacia. In questo senso, c’è ancora da lavorare.
Ciò detto, bisogna comunque ringraziare il Rrobe e Matteo per aver affrontato la sfida del fumetto popolare con personalità ed entusiasmo da vendere, e per averci messo cuore, cervello, fegato, mani, unghie e tanto culo.
Nell’ultima vignetta dell’ultimo fascicolo, David Murphy corre incontro a un cataclisma con la sua moto, e si prevede che fra qualche mese tornerà a bussare ai nostri riveriti portafogli. La speranza è che la prossima avventura del pompierone valorizzi una dimensione epica che finora è rimasta molto sottotono, come schiacciata da tonnellate di pistoloni, uniformi, splash page, flashback, montaggi alternati e altra chincaglieria per turisti del fumetto e nerd. Siamo sicuri che la strada del nuovo fumetto Made in Italy passi solo attraverso il filtro di espedienti narrativi e soluzioni visive già viste e straviste fra manga e comic books? Siamo sicuri che un fumetto avventuroso debba vivere solo di adrenalina e ansie di prestazione? Siamo sicuri che gli invisibili “paletti” delle migliori produzioni popolari – poche idee ma chiare, narrazione lineare, didascalie, “gabbia” rigida eccetera – siano un problema e non un’opportunità? Less is more, si diceva tempo fa.
Abbiamo una grande tradizione. Sarebbe bello se non la rinnegassimo. O almeno, se provassimo a registrare i meccanismi narrativi “Glocal” che i primi 4 numeri di “911” ci hanno fatto solo intravedere, e che con qualche eccesso in meno potrebbero fruttarci un prodotto editoriale indovinato e longevo. L’archetipo dell’eroe riluttante è centrato in pieno, l’intreccio non difetta di godibili intuizioni autoriali, il format garantisce respiro e tenuta di strada. E il manuale di sopravvivenza che apre il fascicolo dimostra che David Murphy potrebbe funzionare a meraviglia anche limitando un po’ i botti, gli stunt e gli effetti speciali che l’hanno tenuto in pista fino al quarto numero. Forse, chissà, basterebbe ripartire proprio da qui: da una dimensione superomistica un po’ più a misura d’uomo. Vediamo come va.

4 commenti:

Garamond ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Garamond ha detto...

Io lo dico sempre: il mondo ha bisogno di editor.

Almeno quello del fumetto italiano in cui questa figura brilla per assenza.

– AGC!

Andrea V. ha detto...

"Ma anche" di editori. :-)

Garamond ha detto...

Nel caso specifico l'editore c'era.

Il problema è quell'editore (ma non solo lui) non ne vuole proprio sapere di pagare qualcuno per fare il lavoro di editor.

Che però non va confuso con il curatore di collana. Che è quello che, alla fine, fanno gli editor che lavorano presso quell'editore (ma non solo lì).

– AGC!