lunedì 22 novembre 2010

Non ci incontrammo


C’è qualcosa di terribilmente fastidioso in Il giorno in cui non ci incontrammo (Eliot Edizioni, 96 pagine, 14 euro). È una sensazione che avvicina la lettura di questo fumetto a una di quelle serate radical-chic a base di vino novello, pachistano nero e pippe mentali su un letto melancholy rock Anni 80 a scelta. Massimo rispetto per Niklas Asker, giovane autore completo di Malmoe, Svezia, paracadutato dai muschii natii allo stuzzicante catalogo della Top Shelf. Saper disegnare, sa disegnare, con un bianco e nero robusto e vischioso che ricorda il David Mazzucchelli di Batman: anno uno o il David Lapham di Stray Bullets. Ma come è noto, fra un provetto illustratore e un provetto storyteller ce ne corre. E se il gusto per dettagli e inquadrature e i suggestivi notturni urbani di Il giorno in cui non ci incontrammo appagano l’occhio, non si può certo dire lo stesso di una sceneggiatura che vorrebbe riuscire a zigzagare sul percorso a frattali di film tipo Sliding Doors, e finisce inesorabilmente per accartocciarsi contro la parete di un editing forse troppo indulgente. Second Thoughts, questo il titolo originale del volume, racconta le storie sentimentali parallele che nascono dall’incontro fortuito di un lui e una lei in quel dell’aeroporto di Stansted, London. Si comincia lì e si finisce con un prodottino furbo, unisex, fatto per quei venti-trentenni belli & intelligenti pronti a fare morti e feriti in nome della propria educazione sentimentale. Un cadeau che la Eliot farebbe bene a recapitare al più presto alle redazioni di Vanity Io Donna Donnaddì e compagnia cantante. Perché lì la recensione positiva scatta di default. Qui ci limitiamo a stigmatizzare i difetti di montaggio e sceneggiatura che appesantiscono la storia, il finale consolatorio e didascalico da shojo intimista ma non troppo, le schematizzazioni fra buoni buonissimi e cattivi cattivissimi, insomma i piccoli eccessi di presunzione tipici di ogni opera prima. Con Asker, ci si rivede alla prossima occasione: magari, per allora, imparerà ad abbinare al suo bagaglio tecnico e compositivo una maggiore padronanza narrativa. Allora, potrebbe anche valerne la pena. Oggi, come suggerisce il titolo italiano, non ci si incontra granché.

5 commenti:

Pino ha detto...

Morte ai fumetti segaioli!!!

Andrea V. ha detto...

A parte quelli di Magnus, s'intende.

saldaPress ha detto...

Ammazza quanto sei stato duro con 'sto libro.
In questo modo dovresti radere al suolo praticamente tutto il catalogo Kappa.

Andrea V. ha detto...

Colpirne 1 per educarne 100!

CREPASCOLO ha detto...

Un plauso al signor Voglino che ha svelato i nomi dietro il bizzarro nickname. L'ho capito quando si è accennato a Vanity Fair. Per tutti quelli che si stanno ancora arrovellando, riveliamo che Niklas Asker = Nikolaus Ask Her. Nikolaus è nel cast dei comprimari di Harlan Draka ( SBE ). Mauro Boselli non ama molto i fumetti intimisti e detesta le confessioni tra femmine nelle pagine delle riviste patinate. Stamane sono arrivato in anticipo dal dentista e mi sono messo a rileggere la mia copia del Maratoneta di Goldman, Bos era seduto di fianco a me e sfogliava, corrucciato, un settimanale in cui si chiedeva ad una spiritista di evocare la moglie di Burroughs per chiederle che ne pensasse delle pallottole vaganti. Mister B. mi conosce bene - quando è giù di morale rilegge la mia proposta per una mini-serie chiamata The End in cui a turno le big guns bonelliane raggiungono Dix - e attaccherebbe bottone con Larry Olivier che gli lavora le radici. Mi ha detto che aveva appena messo a segno una zingarata e venduto ad un editore USA la parodia di una storia minimalista che Andrea Accardi si era sforzato di disegnare scimmiottando la new wave di Craig Thompson e Farel Dalrymple. Sono anni che spedisco alla Top Shelf i miei lavori, ma non ho ottenuto altro che una lista di indirizzi e numeri di telefono di gruppi di sostegno che credevo fossero solo un' invenzione di Fight Club. Bos, al contrario, centra il bersaglio al primo tiro. L'ho presa bene e sono entrato sorridendo dall'odontoiatra - mi deve un favore perchè è pazzo di Jennifer Garner ( '' un calco, solo un calco '' ) e gli ho procurato la radiografia di un suo dente del giudizio ('' mirabile quell'ombra scura? una caria secca ? mi chiese ed io ribattei '' è l'anima nera di Elektra, ma lei non può capire '') - e gli ho chiesto di non esagerare con l'anestetico con il paziente successivo perchè il papà di Dampyr è un duro. Sono uscito mentre Doc cantilenava '' Is it Safe? ''. Adoro il lieto fine.