martedì 22 febbraio 2011

Mamma mia


L'unico imperdonabile difetto di Mia mamma è in America, ha conosciuto Buffalo Bill sta nell'apparato redazionale uguale a zero.
Vaglielo a spiegare, ai lettori italiani, che Émile Bravo è uscito dalla stessa greppia dei Trondheim e dei David B., e che ha all'attivo Spirou e Fantasio, che qui in Italia non se li fila nessuno ma oltralpe sono delle star. Vaglielo a spiegare, che lui e lo sceneggiatore Jean Regnaud si sono fatti le ossa su una trilogia mezza saga familiare mezzo romanzo on the road fra Rivoluzione d'ottobre e dintorni, e che qui invece raccontano una storia semiautobiografica sulla terra di nessuno fra infanzia e adolescenza.
Vaglielo a spiegare che questo libro ha stracciato la concorrenza ad Angouleme 2008 - premio Essentiel - e a ragion veduta.
Mia mamma è in America è una perla rara. Il primo fumetto ad altezza bambini da anni luce a questa parte al livello di "Calvin & Hobbes". E una dura lezione di storytelling per quelli che vivono nella convinzione che un romanzo grafico degno di tale nome debba necessariamente passare attraverso linguaggi tipo adesso vi faccio vedere quanto sono criptico raffinato e intelligente.
Qui c'è davvero tutto quello che si può chiedere a un buon fumetto: passione, stile, tenerezza, suspense, sintesi, crudeltà, poesia. Tutto amalgamato perfettamente in un volo di farfalle che comincia all'altezza dello stomaco per poi migrare negli angoli più remoti dell'anima.
Rubricare alla voce "fottuto capolavoro".
E comprare in doppia copia: perché quando si arriva all'ultima pagina, viene subito voglia di regalarlo. A soli sedici miserabili euro da Bao Publishing. Per un libro che ti apre in due, un prezzaccio.

2 commenti:

Simone ha detto...

preso alla fiera del fumetto di tv, un capolavoro. non lo regalo perchè ci sono dedica e disegno dell'autore :)

Andrea V. ha detto...

A me puoi regalarlo, se ci tieni.