venerdì 19 dicembre 2008

Che certe volte uno ci mette le migliori intenzioni del mondo - Parte seconda


Stamattina sul presto, caricato a molla da questo post di Rrobe, mi sono presentato al quinto piano della Rinascente madido di testosterone ed entusiasmo.
Missione: dotare Elena di un completino burlesque firmato Agent Provocateur.
Apprezzando molto la lingerie in genere, ma non avendo la minima idea di dove fossi capitato, mi sono fatto mostrare, confezionare e infiocchettare il completo "Fifi" riprodotto qui sopra.

Poi ho consegnato la mia carta di credito alla gentilissima sosia di Björk dietro il bancone.

A quel punto ho capito tre cose fondamentali che d'ora in poi terrò sempre presenti.

Primo: nello shopping compulsivo, studiare il terreno è essenziale.

Secondo: fra il marchio Agent Provocateur e la voce del verbo “fottere” c’è una correlazione molto, molto più stretta di quanto non si possa pensare.

Terzo: Rrobe è un milionario eccentrico®.

E questo chiude definitivamente la questione.

13 commenti:

RRobe ha detto...

Non ho mai detto che fosse economico! :asd:

Andrea V. ha detto...

Comunque è stata una mattinata interessante.
Nel senso di David Murphy.
:asd:

Capitan Picnic ha detto...

Aggiungo la mia.

Anche io qualche tempo fa, dopo avere ricevuto per anni la celeberrima "Knickers Forever" e aver saputo che a Milano, dentro la Rinascente, aveva aperto un punto vendita di AP, decisi che era tempo di un pellegrinaggio.

Non comprai niente ma portai a casa le seguenti considerazioni.

1. l'immagine di AP è fantastica, probabilmente la prima e più avanzata del settore ma la qualità intrinseca del suo catalogo è veramente bassa. Vedere i suoi articoli è una cosa, ma toccarli con mano è un'altra. E per quella qualità il loro prezzo non ha assolutamente senso.

2. in tempi di recessione, il sesso tira sempre e questo va dato merito ad AP di averlo capito prima di tutti e di essere ancora 3 passi avanti a tutti gli altri nel comunicarlo.

3. AP nasce in un mercato (e in un modo di pensare) completamente diverso da quello italiano. Qui gli articoli di AP la gente (che è quella che passa per la Rinascente) solitamente li associa all'idea di sexy shop. Per questo quando AP ha deciso di aprire in Italia si è spostata un po' più verso quel taglio di comunicazione che, però, è più povero. Però così almeno le sciure (e i loro compagni) capiscono e non si spaventano.

4. pochi ricorderanno che in "Romance & Cigarettes", il film di John Turturro del 2005, l'arrapantissimo (ed arrapato) personaggio interpretato da Kate Winslet lavorava in un punto vendita simil boudoir di AP

5. volete lingerie veramente di qualità da regalare alla vostra compagna per farla sognare (ed ergo sognare insieme a lei)? L'industria italiana (che però è ancora spostata sull'artigianato) in questo settore rimane all'avanguardia.
Esiste un serie di piccole marche italiane che AP nemmeno le vede da lontano (e alla metà del prezzo). Uscite dalla Rinascente ed entrate in una merceria che vi sembra di qualità. Spendete una mezzora a chiacchierare con la proprietaria (sì, se è donna è meglio) e vedrete che vi saprà indicare marchi e articoli che vi faranno dimenticare in un baleno AP.

6. Negli ultimi anni sono invece i francesi che hanno fatto importanti passi in avanti in questo campo (Ultra lingerie, a Parigi, è la passerella che chi opera in questo settore non può assolutamente perdere) ma soprattutto x la capacità di commercializzare questi prodotti non certo x la qualità (dove l'Italia continua ad avere un ruolo importante anche se, appunto, le marche non riescono ad emergere).

7. Detto questo, il taglio di alto profilo della lingerie de La Perla non gioca nemmeno nello stesso campionato di quella di AP. Lì sì che si può parlare di soldi spesi bene.

8. nel campo della lingerie gli americani sono fuffa al 100% (victoria's secret è assolutamente da dimenticare) ma, per i motivi di cui sopra (=marketing potente) dominano oggi nei nuovi mercati dove si fanno davvero i soldi, ossia i paesi del medio-oriente che stanno diventando i più grandi consumatori di lingerie al mondo. AP è inglese, ma il modello di marketing è molto USA (non so la proprietà come è messa).

- Cap. P. (che ne sa)

Capitan Picnic ha detto...

Tradotto: l'immaginario erotico che vende AP è in larga parte pre-digerito (quindi adattissimo ai nostri tempi).

Assaggiatelo, giocateci, ma poi magari provate ad andarvene a cercare uno veramente vostro, dove la qualità è qualità e non "l'idea di qualità che qualcuno ha immaginato per noi".

Se sarete curiosi, potreste avere delle piacevoli sorprese.

- Sempre Cap. P.

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea V. ha detto...

Grazie, Cap.
Ora sì che mi sento meglio.
Trecentottantacinque volte meglio.

Non potevi telefonarmi l'altro ieri?

Fabrizio ha detto...

Ma Yamamai non vi piace proprio?
Secondo me AP ha contattato il Rrobe per una campagna di Marketing Virale...

:asd:

Fab

Andrea V. ha detto...

Appunto. Altrimenti come farebbe a essere un milionario eccentrico®?

Fabrizio ha detto...

Poteva approfittare del divorzio della Trump! :D

Capitan Picnic ha detto...

Nel rapporto qualità-prezzo la francese Huit (distribuita anche in Italia) è uno dei marchi che più sta crescendo in questo settore.
Niente a che vedere col barocco di AP ma capi di ottima qualità.

- Cap. P.

Andrea V. ha detto...

Ammazza che cultura.
Ma com'è che ne sai tanto? A questo punto sono curioso.

Capitan Picnic ha detto...

Perché se avessi dei soldi da investire punterei a botta sicura su questo settore. Ergo mi informo in prospettiva di un futuro migliore in cui avrò soldi da investire. La mia logica è ferrea.

- Cap. P.

ps: Yamamai: mai!
Se proprio devo devo affidarmi a una catena presente su tutto il territorio, allora Intimissimi (che cmq convince poco).
Il revival da Ventennio de La perla, cmq, capisco che può non piacere, ma resta il meglio.

Capitan Picnic ha detto...

…e nel frattempo continuo a pubblicare fumetti.

– Cap. P