sabato 23 maggio 2009

Dentro il serraglio


Dunque, in Italia le cose vanno più o meno così.
Ci si incontra al baretto sotto casa a bere qualcosa e chiacchierare del più e del meno.
In genere, la chiacchiera di cui sopra è una roba tipo tifo calcistico. Toni di grigio, neanche a parlarne. A farla da padroni sono solo il bianco o il nero. Che si parli di politica, costume, motori, calcio o fissione nucleare, tutto lo scibile umano viene splittato in coppie di estremi opposti: bellissimo/orrendo, spassoso/palloso, spettacolare/coattissimo, esagerato/scarso, figata/depression. Impossibile sfuggire a questo ping pong. Basta un’incertezza, una sfumatura, un “però...”, e normalmente l’interlocutore gira sui tacchi e si dilegua all’orizzonte in una nuvola di mavà, mavààà, maddai.
Tertium non datur, insomma.
Ovviamente, questo succede anche nel mondo del fumetto. Anzi: soprattutto nel mondo del fumetto. Perché il mondo del fumetto, qui in Italia, è piccino picciò. E di fronte al banco aperitivi ci sta tutto.
Ci ho pensato spesso, a questo fatto, vedendo affiorare in rete le prime impressioni su “ANIMAls”. La nuova rivista di Coniglio Editore era attesissima. E i motivi non mancavano. Era la prima rivista dichiaratamente autoriale a tentare la strada delle edicole dalla chiusura di “Comic Art” (1998). Strillava in copertina firme illustri come Gipi, Toffolo o Bacilieri. Puntava a riportare fra salotti e camerette un modo di intendere il fumetto di cui sembravano essersi perse le tracce alla fine degli anni Novanta.
Poi, la rivista esce. E nel grande bar sport celeste, fioccano le critiche. Che provo a riassumere e chiosare di seguito con parole mie.

L’editore di ANIMAls è un furbetto che ha realizzato la rivista a costi minimi campando di amicizie affermate, marchette e opere prime altrimenti impubblicabili.

Vincenzo Sparagna ha fatto la stessa cosa per anni, ma questo non gli ha impedito di sfornare una testata che tutta Europa ci invidiava. Nel merdaviglioso mondo dell’editoria a fumetti, la furbettizia è un morbo piuttosto diffuso: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
O si affretti a far di meglio, che qui c’è gente che aspetta. Vedi sotto.

ANIMAls non ha una linea editoriale. C’è scritto anche nell’editoriale: “se la rivista ha un’anima, si svelerà da sé”.

Non è vero che “ANIMAls” non ha una linea editoriale.
La linea editoriale è: niente fumetti di genere. Come da fil rouge fornito da Filippo Scòzzari, vero nume tutelare del magazine, qui si raccontano la vita, la quotidianità, il mondo. Un impegno concreto, come direbbe qualcuno: più fumetti per tutti. Soprattutto per quelli che normalmente non li leggono.

ANIMAls è una rivista fredda e senz’anima, mica come “Eureka”, “Corto Maltese” o “L’Eternauta”, quelle sì riviste calienti e appassionate.

Già. È vero. Come dimenticare l'eros travolgente delle strip di Crepax. O l’adrenalina pura del maestro di Malamocco. O ancora, il ritmo incalzante di Gaiman e McKean. O il dinamismo di Madaudo e Chies. O...
Alt. Per favore. non esageriamo con le cazzate.
Guardare al passato con nostalgia è umano, mistificare la realtà un po’ meno.
Anche le “antologiche” dei tempi d’oro avevano i loro difetti. Prova ne sia che si sono estinte.
E poi: Dove sono finiti tutti quelli che alla chiusura di “Corto” stappavano lo champagne?
Io, bazzicando il bar del fumetto da quel dì, ricordo ancora frizzi, lazzi e sorrisetti a profusione.
Manco fosse crollata la monarchia.
Si stava meglio quando si stava peggio, signora mia. O magari anche no.

I fumetti di ANIMAls sono mediocri.

De gustibus. Per me, Toffolo, la Mattioli e Bastien Vivés, da soli, valgono il prezzo del biglietto.

ANIMAls è una rivista troppo elitaria per piacere al grande pubblico. Non durerà.

Vero, è elitaria. Ma il grande pubblico non la leggerebbe comunque, perché campa a fumetti di genere. Resta da vedere quanti thirthysomething colti e di sinistra cederanno al fascino discreto della rivista. Con le previsioni di sventura, però, ci andrei piano: “Scuola di fumetto”, non esattamente un best-seller annunciato, è in edicola da 8 anni, e “Blue”, al giro di boa del duecentesimo numero, sta per risorgere dalle sue ceneri. Non male.

Se la rivista l’avessi fatta io, l’avrei fatta meglio.

Bene. È il momento di darci dentro, allora. Perché il mercato ha bisogno di riviste di fumetti con i controcazzi. Ne vogliamo parlare? Parliamone. Sono pronto a spendermi e investire in prima persona per dare il mio contributo alla causa. Nel frattempo, adelante con ANIMAls. Perché chi si contenta gode. Come dice un vecchio adagio da bar.

7 commenti:

Fabrizio ha detto...

Concordo. Specialmente alla voce "furbetti del fumettino". Sarà che mi gira la vena polemica, ma mi sono anche un po' rotto le palle di questa blogosfera fatta di opinionisti e yes-men, sempre pronti ad osannare o incenerire.
O a far finta di stare tra una delle due parti, per poter dire "io l'avevo già detto prima" oppure "ma non è che avessi detto proprio così".

Du palle...

Garamond ha detto...

A me "Animals" non piace per niente.

Mettiamola così: ci sono tante cose che ho acquistato e poi ho scoperto che non mi piacevano. "A." è una di queste.

Sarebbe così anche se fossimo ancora sotto la dittatuta sanguinaria di Corto Maltese? Sì, continuerebbe a non piacermi.

Sarebbe così anche se fossimo in un remoto futuro in cui è stata risolto il problema della fame nel mondo, non esiste più la guerra e non ha più senso pensare con nostalgia alle riviste di fumetto perché le edicole ne sono piene e anche Vincenzo Mollica ha smesso di fare i siparietti buffi coi suoi amici di prostata? Sì, continuerebbe a non piacermi.

Sarebbe così anche se i soldi con cui è stata fatta fossero una parte dell'otto per mille finalmente sottratto alla chiesa? Sì, continuerebbe a non piacermi.

Però una cosa di buona "A." in fondo ce l'ha ed è che ha fatto nascere un piccolo dibattito sul rapporto tra i fumetti e il prodotto editoriale rivista. Va da sè che, per come la vedo io, per quel dibattito bastava la copertina di "A." a cui infatti, sempre secondo me, le pagine interne purtroppo non aggiungono nulla.

Ed è proprio quello il motivo per cui, chiacchiere da bar o meno, "Animals" non mi piace. Come non mi piaceva "Orme" e come non mi piace l'acqua tonica.

Ora torno ai miei fumetti di genere e alla lettura del volume Comic Art di "Roy Mann" che mi sono appena preso per 8 euro alla fiera dell'antiquariato (ah, la Comic Art… Loro sì che le sapevano fare le riviste di fumetto… peccato che in fondo al volume il copyright è di Sergio Bonelli… dannato Sergione: non mi stupirei che ci fosse ancora lui pure dietro "Animals").

:) CIC!

Andrea V. ha detto...

No.
Vincenzo Mollica no.
Poi: mica dico che A. debba piacere per forza. Come ho scritto più su, de gustibus ecceccecc.
Quello che trovo un po' stucchevole è il tiro al piccione e l'abuso di superlativi negativi. Prima di azzardare bilanci sulla qualità dell'iniziativa, come Totò, voglio aspettare qualche numero.
Roy Mann, comunque, è sempre un gran bel leggere.

Garamond ha detto...

Ok Andrea, aspettare ci sta.

Ma ci sta anche dire che nel primo numero c'è davvero poco per far parlare del ritorno della rivista di fumetto d'autore in edicola e fare paragoni con altre esperienze del passato.

Anche Nova Express, quando uscì il #1, suscitò molte polemiche e perplessità, ma caro mio se dentro c'era della sostanza editoriale (e, anche lì, che poteva piacere o meno).

Per me ognuno coi suoi soldi e il suo tempo può fare quello che gli pare e va sempre bene (e io, come lettore, gli ho pure dato i miei euro, quindi sono autorizzato a dire la mia) ma se, fra qualche mese, la rivista chiude, per piacere, non si dica che il pubblico non l'ha capita e che questa Italia che va sempre più giù non è più in grado di decodificare i messaggi che gli artisti gli mandano. Che poi è anche vero, ma non aggiunge un grammo al poco che (limitandosi a guardare il #1) offre "Animals".

E, dato che ci sono, credo anche che sia una bella stronzata tentare per l'ennesima volta di resuscitare l'esperienza di Frigidaire.
Ma cazzo, è così difficile mettersi l'anima in pace sul fatto che oggi il mondo è diverso da 20 o 30 anni fa? Non dico migliore o peggiore, però, cazzo, diverso sì.

E aggiungo che le due cose (Animals e rilancio Frigo), guardate in una certa prospettiva, per me presentano diversi gradi di parentela.

:) CIC!

Andrea V. ha detto...

Che ANIMAls duri o coli a picco, plaudo comunque al tentativo di rilanciare un format che a mio avviso meriterebbe ben altra attenzione.
D'accordissimo anche sul fatto che tocchi accettare che il mondo è cambiato, e che non si possa vivere di ricordi. Ma il bello è che c'è chi critica ANIMAls proprio per la sua difformità da esperienze come quelle di Corno, Rizzoli, Comic Art, ecc.
Sul poco o sul molto da stare allegri, si tratta di decidere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto: io lo trovo mezzo pieno. Con tutti i distinguo e le critiche del caso.
Su Frigidaire, non posso che essere d'accordo con te. Anche perché nell'incarnazione attuale di quattro pagine quattro vale più come testimonianza che come proposta editoriale. Un altro dei tanti casi Eluana su cui l'Itaglia prospera?

Garamond ha detto...

Proviamo un'altra cosa allora.
Guardiamo fuori dai nostri confini nazionali: quali sono (se ci sono) le altre esperienze di riviste a fumetti in giro per il mondo? E come se la passano? Sono davvero riviste oppure ondeggiano tra la fanzine e il catalogo d'arte?
Tu ne conosci?

:) CIC!

ps: alla fiera dell'antiquariato di cui sopra (che poi è la fiera del fumetto di RE organizzata da ANAFI) ieri ho avvistato anche 2 vecchie GN dei Freak Brothers in italiano (credo pubblicate da Stampa Alternativa).

Andrea V. ha detto...

Me ne viene in mente una fransé molto interessante che si chiama Bodoi.
Puoi dargli un'occhiata qui .
Per i Freak, sì, è roba targata Stampa Alternativa, che una ventina d'anni fa tradusse benissimo e stampò malissimo varie antologie dei fumetti di Shelton.
Se non li hai presi, peccato: sono abbastanza rari.