mercoledì 13 maggio 2009

Ombre sulla Rete


Il terrore corre sul filo. Meglio: sulla fibra ottica. Corre voce che il "governo del fare" vagheggi di ricalcare para para la nuova legge sul download illegale appena approvata in Francia.
Uno scacco in tre mosse.
La prima volta che ti beccano, ti mandano una e-mail con l'invito a non farlo più.
La seconda, ripetono l'invito per raccomandata.
Alla terza, fine degli avvisi: ti staccano la connessione e ti esiliano dalla Rete.
Ai primi sintomi di raffreddore e influenza, è stata subito bagarre. Giusto o sbagliato bacchettare il download illegale?
Negli ultmi anni, scisso fra fra l'istintiva simpatia per i disubbidienti di ogni ordine e grado e la doverosa solidarietà nei confronti degli autori, me lo sono chiesto spesso e volentieri.
Personalmente, se qualcuno mi legge a sbafo non mi faccio problemi. Se così fosse, non terrei nemmeno un blog.
Però, però, però.
Magari, la mia generosità serve a compensare la mia vanità, il mio senso di inadeguatezza o chissà cosa.
Magari, per un pezzo non mi incazzo ma per un libro lo farei più che volentieri.
Magari non mi incazzo perché produrre idee buone o cattive costa meno che produrre riviste, dischi o film.
Stringi stringi, il problema sta proprio qui: ogni centesimo speso dal giornalaio, in un negozio di dischi o al cinema serve per mantenere famiglie allargate che comprendono sì padri padroni assetati di grana, ma anche legioni di figli maltrattati.
Hai voglia a ripeterti che scaricando l'ultimo successo del tale o del talaltro lo metti in quel posto al grande capitale, quando poi le major e le minor sbattono fuori producer, marketing manager e segretarie da mille euri al mese, o smettono di investire sugli emergenti per concentrare i loro investimenti sui pochissimi cavalli sicuri.
Dice: ma dischi, Dvd e altre facezie costano troppo.
Vero. Difficile però dar torto a messieur Olivennes, quando dice che gli iPod o i cellulari che van via come il pane mica li regalano.
Come sempre, i dubbi sono molti più delle certezze. E forse, la virtù sta nel mezzo: scaricare sì, ma con juicio. E sempre tenendo presente che nella stragrande maggioranza dei casi si spende molto meno, ma per avere molto meno: in senso letterale, ma anche in senso lato.

3 commenti:

Filippo ha detto...

Piccola precisazione : l'illegalità di questa legge in Francia consiste nel fatto che loro ti tagliano la connessione a internet, ma tu dovrai continuare a pagarla.
L'aspetto più inquietante (come se fosse una novità)è vedere con quale foga i Parlamenti nazionali corrano in soccorso di major e multinazionali, anche laddove di solito se ne fottano allegramente delle politiche culturali (non è il caso della Francia, va detto).
Avrei altre considerazioni sul download illegale ma mi sto dilungando troppo...

Andrea V. ha detto...

Dilungati, dilungati.
E in ogni caso, in fatto di politiche culturali ci dà la biada anche il Messico, figuriamoci la France.

Filippo ha detto...

allora mi dilungo :-)
Pur non sostenendo le campagne mediatiche di Pirate Bay, credo non sia mai stata dimostrata una relazione diretta tra il download e l'impoverimento delle case discografiche, anzi a volte il download puo' giovare, è già successo. Erano alla canna del gas già da prima, mi sa. Anche perchè continuano ad arrivare buoni ultimi a capire come youtube, myspace, guitar hero, ecc. possano costituire delle vere e proprie miniere d'oro.