martedì 20 luglio 2010

Fuori Magnus, dentro Piffarerio


Numero fondamentale per Alan Ford Story, con il canto del cigno di Magnus e l'entrata in scena di Paolo Piffarerio.
Un po' di malinconia ci sta, soprattutto pensando che non sarebbe stato male chiudere la reggenza di Magnus con quell'Alan Ford 200 che in edizione da siuri forse non leggeremo mai, visto che la collana dovrebbe reggere fino al numero 100. Un traguardo non da poco. Ma anche così, c'è da stare allegri: rileggere il passaggio di consegne fra il grande Raviola e il bravo disegnatore di "Maschera Nera" e "Fouchè" è un esercizio zen che permette di tornare a mente sgombra di partigianerie da curva nord (nerd?) su chicche alanfordissime che con il tempo tornano sempre più attuali. Si comincia con "Mi ricordo che...": un bel carpiato nel passato al quadrato: quello prossimo della testata e quello remoto ma non troppo della storia.

5 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Per certi versi, il nazi spadaccino di ''Mi ricordo che...'' ha anticipato il Ralph Fiennes della lista di Spielberg, il quale purtroppo, non ha mai terminato una riduzione filmica del T.N.T. malgrado quello che aveva promesso a Pif (sono soci della medesima bocciofila ). Cattivo. Speriamo che almeno Kusturica - dopo averne saccheggiato l'estetica ed essersi dichiarato fan della prima ora - ci dia un Ford gattonerogattobianco style.
Il signor Voglino sa tutto, ma a beneficio degli altri frequentatori del blog tenterò una sintesi del perchè naufragò il progetto del film di Steven: correva l'anno 1976. Peter O'Toole è a Bologna per i provini di un film di Avati in cui Amleto è il protagonista di un horror gotico. Pete litiga con Gabriele Lavia in lizza per la parte del principe picchiatello e ripara in una latteria dove, abbacchiato, sfoglia distrattamente una raccolta tris di Alan Ford che contiene Una gita a San Guerreta, Formule ed Operazione Frankenstein.
Si riconosce immediatamente nelle fattezze del titolare di testata ed un momento dopo è al telefono con il suo agente per disdire l'impegno con Pupi.
Il giorno dopo è in viale Romagna a Milano, sede della compianta Editoriale Corno. Chiede di parlare con Luciano Secchi ed, in anticamera, ritrova il suo vecchio compagno di sbronze Robert Shaw che desidera proporsi come Cariatide nella pelicola che un giovane filmaker americano, con cui ha lavorato nel best seller Jaws , sta sviluppando insieme a Mario Puzo e Robert Crumb.
Sorpresa: anche Carlo delle Piane -che nell'Amleto a la Zeder doveva essere il teschio di Yorick - è in attesa di proporsi quale Bob Rock. Max esce dal suo bunker e propone la sua famosa imitazione del Sorridente - offre a tutti sigari e spiega che la faccenda corre nella sua carreggiata ed è solo questione di tempo prima dim cominciare a parlare di cast. Pete, Robert e Carlo escono, soddisfatti, passando prima dal magazzino degli arretrati dove comperano le ultime copie degli A.S.E nn.1-49 ( grandissimi bastardi !!!). Quando un giovane Crepascolo - dopo aver venduto un rene e mandato in frantumi il salvadaio di 39 fratellini implumi - si presenta al medesimo impiegato che, per telefono, aveva garantito gli albetti con Dracula, Conan e l'ineffabile Red Wolf di Sid Shores, si sente dire che tre signori hanno fatto piazza pulita di tutto il grisbi. La presi bene e, una volta tornato nella mia batcave, tirai fuori il mio Necronomicon for beginners e replicai un rito pagano che passava per un falò delle mie coppie del Corriere della Paura ( sigh ). Respirai le matite di Colan e le chine di Adkins per ore ed alla sera ero fermamente convinto di essere Fratello Voo-doo e di aver appiccicato il malocchio al Trio.
Anni dopo, in una copia di Ciak, dalla cui copertina Barbareschi era spacciato come next big thing, lessi che il regista di Indiana Jones aveva deciso di piantarla con il suo progetto di trasporre in celluloide il duello tra il Gruppo T.n.T. e Superciuk perchè Bernard Blier era bravissimo nei panni del Robin Hood al contrario, ma O'Toole continuava a sbagliare le battute ed a volte il suo ex grafico pubblicitario citava intere sequenze dei lavori di Howard, altre volte, brani del romanzo di Stoker. Sono stato troppo cattivo ?

Andrea V. ha detto...

Robert Shaw? Troppo Macho per Gervasius De Statuis.
Ci avrei visto bene, invece, Franklin Cover.

CREPASCOLO ha detto...

Qualcosa di Jericho Drumm ( esiste un nome più bello ? ) deve essermi rimasto appiccicato perchè SAPEVO che avresti fatto questa obiezione. Cover sarebbe adatto, ma segnalo anche Jim Broadbent.
Ricordo, però, che il primo De Statuis era diverso ( cifr. Il Gruppo TNT ed il Dente Cariato )-non sarà stato Nick Fury, ma dava dei punti a Max Smart.
Shaw era versatile ed il suo ''shining'' consisteva nel nascondere dietro una facciata macha ambiguità appena accennate. Si veda il suo cattivone platinato nel Bond con la Bianchi, il racketeer baro - i cui uomini'' non perdono tempo con le ragazze'' - della Stangata, il capitano sciroccato che è sopravissuto al nafragio della nave che portava la Bomba ed ha inseguito il suo squaletto per trent'anni con uno zelo degno di Achab, solo sulla sua barchetta ed, infine, l'ex contractor sfingeo che dirotta una metropolitana ed affascina un bimbo Tarantino con i suoi mister Blue e White, misantropo con i baffi posticci.
Too macho for Gervasius ? Then, he'd have been the Great Ceasar !

Andrea V. ha detto...

Cazzo, effettivamente Broadbent sarebbe stato perfetto.
Sul resto ti quoto.

CREPASCOLO ha detto...

Una curiosità: come penso molti altri, per anni sono stato convinto che il conte Oliver fosse il clone di carta di Patrick Mc Nee/ il John Steed Agente Speciale degli Avengers inglesi, ma ho letto da qualche parte ( Burattini nei commenti dei Ford Story ? ) che si tratta di una parodia di Max Bunker.
Un'altra curiosità: McNee ha detto in una intervista di qualche anno fa di essersi arruolato nei marines inglesi o come diavolo si chiamano per reazione all'abitudine della madre di vestirlo come una bambina quando era piccolo.
Io sono tanto distante da Freud quanto il Trota dalla ridefinizione della fusione a freddo, ma credo che quella esperienza infantile abbia donato al ns quelle espressioni serafiche degne di una Margaret Rutherford di fronte al mento volitivo di una Emma Peel Black Widow ante litteram ( tutte e due nei Vendicatori tra l'altro ).
Ne ho parlato a Pif qualche anno fa - frequento la stessa bocciofila di Paul Payne e di Steve Spielberg - e mi ha detto che, per quello che lo riguarda, Oliver E' Mc Nee. Mi ha confessato che la copertina di Giallissimo
( sul classico cuscino, nudo di infante con il faccione del conte completo di barba trascurata e bombetta ) è una citazione del percorso di catarsi dell'attore che ha dovuto spoglarsi dei capi muliebri per trovare la sua strada. Mito di derivazione ebraica che prevede l'abbandono della casa del padre, concluse il penciler di Milord.
Purtroppo è un autore sottovalutato. Di fronte ad uno sfilatino ripieno di felino accompagnato da una bionda ghiacciata - la sua colazione preferita - mi ha confessato che quando Secchi aveva sintetizzato Maschera Nera come '' uno zorride '' aveva proposto a Corno un albo formato pocket su di un vigilante che di notte combatteva un regime oppressivo e di giorno si travestiva da cortigiana. Il tizio/a doveva chiamarsi Zorride di notte ed Iside di giorno. Testi di Pif, disegni di Chies e copertine di Corteggi. I tempi non erano maturi e Corno preferì investire ne Il Giornalino dell' Uomo Ragno. Peccato.